Non voglio avvicinarmi minimamente a discorsi sulla nostra politica, su destra o sinistra (se ancora esistono), sui partiti e i loro segretari. Però quando mi toccano la rete, mi girano. E vorticosamente anche.

Lo squinternato di turno compie il gesto decisamente eccessivo e condannabile di ledere, fisicamente, un'alta persona. E quando questa rappresenta una figura istituzionale è chiaro che sia facile cadere in allarmismi. E ci può anche stare. È il gioco delle parti a cui siamo ormai più che abituati. E i giornali, le radio e la tv, sanno bene come innalzare fuori misura l'attenzione del pubblico e dei cittadini (vedi Influenza A).

bocca chiusa sul webQuello che invece non si può e non si deve fare, è utilizzare l'accaduto come volano per proporre idee bizzarre. Mi riferisco a tutti quelli che nelle ore seguenti l'aggressione al Presidente del Consiglio, hanno iniziato ad inneggiare contro la rete e i social network (facebook, twitter, etc..), nella misura di strumenti che consentono agli utenti (e cittadini) di esprimere, liberamente, le proprie opinioni. Ora, non voglio entrare nel merito del chi ha detto cosa, non mi interessa assolutamente. Però dico che bisogna guardarsi bene dal muovere il primo passo verso la censura. Sul web e per qualsiasi altra forma di espressione. E proprio di questo si parla.

Qualcuno è arrivato a dire che, purtroppo, Facebook non risiede in Italia e quindi non si può oscurarlo. Ciò significa che dobbiamo ringraziare lo stato della California per la possibilità che abbiamo, almeno sul web, di dire ciò che pensiamo?

La rete è un po' lo specchio della nostra civiltà. E sono d'accordo che dovrebbe farci rabbrividere il fatto che vi si trovino così tanti eccessi: dalla pedofilia, all'incitazione fascista, razzista e xenofoba. Ma siamo fatti così. E non è chiudendo un sito dopo l'altro che si può risanare la società contemporanea. Sempre che ce ne sia bisogno. Dal momento che anche questo è, almeno in parte, un punto di vista.

Però c'è anche chi dice che la rete non può essere un luogo di impunità, in cui chiunque possa fare ciò che voglia senza che vi siano conseguenze. I siti dei social network, così come i Blog (anche questo), non sono altro che una piazza virtuale, una bacheca in cui scambiarsi frasi, pensieri, considerazioni. Come fa tutto questo ad essere illegale? Se pur esiste qualcuno che vorrebbe capovolgere il nostro mondo, pensate che una frase che esprima concetti sbagliati, sol perché letta da 1 milione di persone, possa essere legittimata? Di cosa si ha paura?

Tempo fa si era già aperto l'argomento, quando apparve un gruppo su facebook (che forse esiste ancora) in cui si inneggiava alla mafia ed ai mafiosi. Qualcuno scherza, qualcuno —forse— poteva anche dirlo seriamente, ma cosa cambia? Per caso abbiamo censurato il Padrino perché parlando di organizzazioni criminali potevano ottenere "effetti indesiderati"?

Prima di fare sciocchezze, fermiamoci un attimo e diamo a tutto la giusta misura.

E poi un'ultima considerazione. Se in una normale piazza — reale questa volta — io dico: "uccidiamo Chuck Norris" (o il Papa o chiunque vogliate), cosa succede? Indubbiamente verrò preso per scemo ed accantonato automaticamente dal buon senso collettivo. Magari internet ha il vantaggio/svantaggio di poter mettermi in contatto con una tale moltitudine di persone, al punto che io riesca a trovare altri dieci, centro pazzi come me. E poi?

Per come la vedo io le comunicazioni sui social network sono per lo più "fuffa". Frasi da diario personale gettate al vento. A meno che non vi siano motivazioni ed atti reali connessi a queste frasi, non si può iniziare a denunciare e chiudere siti a tappeto. In tal caso un buon 80% del nostro web, dovrebbe essere oscurato.

Oddio, forse anche il mio Blog. Aiuto, scherzavo, non ho detto niente io, è stato un altro, mi hanno costretto, simplemal non sono io, Maurizio chi?, no no, non lo conosco...