Apple è fondamentalmente un’azienda che vende hardware. E Mac OS X, direte voi? E iTunes? e iOS? Ok, sono tutte sue creazioni, ma i profitti vengono dalla vendita di Macbook e iMac, iPhone, iPad e via dicendo. Se non siete ancora convinti pensate: da dove trae i profitti Google? Dalla vendita di pubblicità, dalla vendita degli account “pro” dei suoi servizi, ecc. L’azienda di Cupertino guadagna quando compri un oggetto materiale, quella di Mountain View quando compi un’azione col tuo computer. La prima vende hardware, la seconda software (e servizi).

Conferenza iPad 2

Apple ha da sempre costruito i suoi prodotti sull’equilibrio di due fattori, raggiunto con l’iPhone e l’iPad: un design pulito, semplice ed essenziale; un’esperienza utente (UX) perfetta. Negli ultimi anni, però, questo rapporto si sta incrinando a favore del software e sta cambiando le fondamenta di questa azienda.

L’hardware conta sempre meno, sta passando in secondo piano. Qualche giorno fa è stata annunciata la WWDC, l'annuale conferenza per gli sviluppatori, e a differenza degli scorsi anni saranno trattati solo iOS e OS X 10.7 (Lion). Difficilmente vengono menzionate le specifiche tecniche di iPhone e iPad, quando viene fatto è solo per evidenziare un miglioramento notevole sul lato software (vedi A5 e prestazioni grafiche). Alcune settimane fa sono usciti i nuovi Macbook Pro con Thunderbolt e la Apple non si è nemmeno degnata di “presentarli” con una conferenza o un mini-evento, ha semplicemente creato un’apposita pagina sul suo sito. Forse a Maggio usciranno i nuovi iMac e io scommetto che la porzione più grande dell’homepage apple.com sarà sempre occupata dall’iPad 2. Ciliegina sulla torta: nel 2007 Apple ha cambiato nome da "Apple Computer, inc." a un sintetico e dalle più ampie vedute "Apple, inc.".

Non fraintendetemi: lungi da me dichiarare che Apple sia diventata una software company, non è questo il mio intento. Fino a che persone come Jonathan Ive o Tim Cook saranno presenti nell’azienda avremo la totale certezza che la cura del design, della “catena di montaggio”, dei miglioramenti e delle ottimizzazioni interne, e dei materiali non verrà meno. Cosa è veramente cambiato è che Apple ha capito (molto prima delle concorrenti) che all’utente comune importa poco o nulla se il processore del nuovo iPhone è di un MHz o di un GHz, basta che il telefono (e quindi il software) sia/sembri veloce e responsivo.

Cosa ci aspetta perciò nei prossimi anni? Be’, un mondo in cui la nostra azienda preferita ha deciso che ciò che conta veramente e a cui va data importanza è l’esperienza complessiva dell’utente, non il raddoppio della RAM. Il sogno di Ive è in procinto di essere realizzato: prodotti sempre meno legati all’hardware — che come nell’iPad “scompare” — e più incentrati sul loro uso reale.

PS: se volete approfondire sull'argomento, potete leggere un articolo (in inglese) pubblicato da Marcoc o il podcast (sempre in inglese) Hypercritical — purtroppo non ricordo quale puntata, ma sono sicuro che sia una delle ultime.