Articolo ispirato a Reading on the iPad di Shawn Blanc.

Internet è una brutta bestia: ha cambiato radicalmente le nostre vite, modificando le modalità con le quali accediamo ai nostri contenuti preferiti. Le ha migliorate, certo, ma ha avuto lo spiacevole effetto collaterale di distruggere intere industrie, quella musicale ne è l'esempio più lampante.

Ora, non prendete le mie parole alla lettera. Internet non ha distrutto nulla, ha solo imposto un cambiamento che certe persone legate a certi metodi di distribuzione (antiquati) non sono riusciti a seguire, ed è questo che ha condannato alcune industrie. Non internet in sé.

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Una delle tante aree destinate a cambiare radicalmente nei prossimi anni è la lettura di articoli con informazioni approfondite. Non le fonti di notizie da due righe ad articolo, ma le riviste con pezzi più elaborati, magari derivate da giorni e giorni di ricerche.

Dato il numero minore di articoli prodotto quotidianamente, le riviste non possono reggersi esclusivamente sui proventi dati dalle pubblicità testuali e grafiche; serve un'altra fonte di guadagno. Tradizionalmente questa è sempre stata il costo dell'uscita singola (o dell'abbonamento), ma sul web i vari tentativi di richiesta di pagamento per accedere ad articoli o intere pubblicazioni sono falliti miseramente.

Tempo fa scrissi:

Uno dei punti di forza dei micropagamenti di iTunes è la facilità con cui vengono effettuati, basta un click e l’inserimento di una password per pagare. Il numero della carta di credito, la scadenza, il nome e cognome del proprietario, form su internet, e così via; questi sono tutti fattori che sono stati nascosti all’utente per favorire le transazioni. Ed è stato un successo.

È venuto fuori che c’è un modo per combattere il “gratuito” del file-sharing: rendendo più facile l’esperienza di scaricamento.

Vuoi per mancanza di standard o di collaborazione fra i vari enti, non si è mai creata una forma di micro-pagamento sul web. Ed è un peccato, perché i vari "muri" che nascondono le informazioni richiedendo micro-pagamenti ne avrebbero giovato enormemente.

A pensarci bene, però, c'è una piattaforma in cui i micro-pagamenti sono diventati realtà, e questa stessa piattaforma è anche ottima per quel tipo di lettura approfondita che andiamo ricercando: l'iPad.

L'idea non è nuova ovviamente, sono decine (se non centinaia) le riviste che pubblicano settimanalmente e mensilmente sull'iPad. Il problema è che gli editori sono rimasti ancorati alla precedente piattaforma, quella con cui avevano più confidenza: la carta stampata. Ciò ha portato ad una sorta di cecità generale e a una approssimazione dei contenuti e delle modalità di fruizione, in quanto le riviste digitali non sono altro che una riproposizione delle loro controparti in carta, ma realizzate con strumentazione digitale.

L'idea in teoria è buona: se le persone apprezzano le riviste "fisiche", perché non dovrebbe piacerli anche la versione digitale? Come succede spesso, però, la pratica è diversa dalla teoria e non tutto fila liscio come sperato. Fino ad ora le pubblicazioni su iPad hanno avuto enormi contro-indicazioni che le versioni fisiche non avevano: dimensioni (e quindi tempi di scaricamento) enormi, impaginazioni tutt'altro che pratiche, apatia verso qualunque forma di multi-tasking, e dipendenza da una connessione internet. Una rivista in carta stampata, invece, ha dalla sua vari fattori: è reperibile praticamente ovunque, possiamo cominciare a leggerla immediatamente dopo l'acquisto, ha un'impaginazione non affaticante.

Negli ultimi mesi abbiamo visto la nascita di numerosi tentativi di ripensamento dei vecchi paradigmi. La Push Pop Press ha realizzato il famoso libro interattivo Our Choice, il quale sfrutta una delle più avanzate tecnologie di integrazione di media come video, immagini e suoni con la carta "stampata" (o meglio, con degli scritti).

La strada intrapresa è buona, ma si può fare di meglio. Non è solo grazie all'aggiunta di qualche video che si riesce a creare un valore aggiunto, è solo andando a ripensare totalmente l'ambiente di lettura che si può raggiungere l'obiettivo prefissato. E non c'è bisogno di pagare 30.000€ a rivista comprando le ultime tecnologie sul mercato per offrirla, basta vedere gli esempi che già abbiamo disponibili su iPad: Reeder e Instapaper.

Queste due applicazioni sono i migliori strumenti per leggere su tablet (ma anche su computer), in quanto hanno delle caratteristiche fondamentali: hanno un'impaginazione essenziale e semplice, riducono praticamente a zero i tempi di caricamento, integrano il multi-tasking, e non sono (in parte) internet-dipendenti.

Lo stesso si può dire in parte per un'altra applicazione che ha rivoluzionato le abitudini di lettura di migliaia di persone: Flipboard. E questa è molto diversa dalle due precedenti, in quanto integra in maniera più visuale immagini e video, ed ha un'impaginazione molto particolare.

È difficile prevedere quale sia il futuro delle riviste e degli articoli di approfondimento su internet (e tablet), ma è chiaro che esso sarà ben diverso dai vecchi paradigmi. Una rivista "portata" su iPad così com'è non funzionerà mai, una rivista "ripensata" per iPad avrà alte probabilità di successo. Per il nostro bene di lettori c'è da sperare che gli editori si rendano conto il prima possibile di questo enorme cambiamento che sta avvenendo, in modo da non vedere appiattirsi le nostre possibilità di lettura. Pagherei per avere una versione in stile Instapaper di Le Scienze, e sono sicuro di non essere il solo. Ma, per adesso, sono costretto a comprare la versione cartacea, e non so per quanto ancora continuerò a farlo.