Oggi Maurizio ha fatto notare come si stia tendendo verso un’incoerenza generale nel sistema operativo, con stili differenti tra le varie applicazioni presenti nel sistema operativo e anche fuori. Osservazioni giuste e ben visibili da chiunque abbia OS X e altre applicazioni Apple. Fortunatamente, se è vero che la coerenza grafica di OS X sembra diminuire, ancora si è lontani dai livelli di Windows, dove basta aprire tre applicazioni differenti per vedere stili assolutamente diversi tra loro. Ma l’avvisaglia che Jesus Diaz di Gizmodo dà è piuttosto pesante: a sua detta, Lion rischia di essere un vero passo indietro per OS X.

Secondo Diaz, il tentativo di portare parti di iOS in Lion non era di per sé una cattiva idea, ma nei fatti i contro supererebbero i pro: il mix di elementi da sistema operativo mobile con altri da sistema desktop è inefficiente e incoerente con i principi di semplicità e coerenza di OS X stesso. Il primo punto da cui parte è Launchpad: Diaz si aspettava una vera e propria schermata home. Il metodo adottato da Apple, invece, è quasi superfluo rispetto all’altro comunemente usato finora: aprire il Finder, andare tra le Applicazioni e scegliere quella da lanciare. Si tratta appena di un passaggio in più rispetto a quelli richiesti da Launchpad, il che non riesce a rendere il nuovo sistema davvero vantaggioso rispetto al vecchio, almeno per lui.

Si passa ora a Mission Control. Anche qui, si parte dalle intenzioni di Apple, ossia di riunificare sotto un potente strumento di controllo Exposé, Spaces e in parte anche la Dashboard, se collocata in uno Space proprio. Se le intenzioni sono buone e sicuramente possono aiutare l’utente più esperto e smaliziato con gli Spaces a tenere d’occhio le applicazioni e le finestre aperte, l’utente medio rischia di trovarsi molto confuso, ritrovandosi con una mischia di finestre, applicazioni, Spaces, widget della Dashboard, rendendo i singoli compiti che avevano Exposé e Spaces più incasinati in Mission Control. Il senso di Mission Control, a detta dell’autore, si trova compiutamente usando solo applicazioni a tutto schermo, dove lo strumento è più efficiente, proponendo quindi di mettere come impostazione predefinita le applicazioni a tutto schermo quando possibile.

Dopo Mission Control, si prosegue su altre incoerenze del sistema operativo. La prima riguarda i troppi metodi con cui si può fare una singola operazione. L’esempio che fa è quello di un’applicazione attiva a tutto schermo. L’utente ne vuole aprire un’altra. Ecco come si può fare: il primo metodo consiste nel passare a un desktop senza applicazioni a tutto schermo e lanciare da lì l’applicazione che si desidera tramite la Dock, il Finder o Launchpad. Poi c’è la possibilità di fare uno swipe a tre dita per richiamare Mission Control e da lì lanciare l’applicazione dalla Dock o da Launchpad. Altra possibilità è premere Cmd+Tab e accedere a Launchpad. Infine, si può richiamare la barra dei menu e cercare l’applicazione da aprire tramite Spotlight. Tutti i metodi possibili e immaginabili, tranne uno che consenta di aprire altre applicazioni anche quando si è a tutto schermo. Ciò può creare molta confusione negli utenti, che invece di uno o due metodi fatti bene hanno davanti a loro molti più metodi non sempre agevoli. Anche le gestures sono criticate. Non vi sarebbe un vero e proprio filo comune tra i gesti fattibili nelle varie applicazioni. Nell’esempio di Diaz, si considera come per passare da un desktop a un altro ci si sposta da destra verso sinistra o all’inverso con tre dita, mentre per scorrere tra le varie “pagine” di applicazioni di Launchpad la stessa operazione richiede solo due dita. Se ci si abitua a una di queste due gestures, sarà istintivo tentare di replicarla anche dove non ha effetto. L’autore denota inoltre come vi siano incoerenze tra le varie applicazioni nell’azione conseguente a una gesture, prendendo ad esempio Safari e Anteprima: nel primo caso, con due dita si scorre nella cronologia; nel secondo caso, si scorre tra le pagine del documento aperto. Si evidenzia dunque un’incoerenza tra il gesto e l’azione che ne consegue, dato che un singolo gesto può generare azioni differenti in base al tipo di applicazione in uso.

La parte delle critiche termina parlando dei nuovi aspetti di Photo Booth, iCal e Rubrica Indirizzi. A detta del giornalista di Gizmodo, emulare l’aspetto di oggetti fisici, peraltro in obsolescenza come il calendario in carta e pelle o l’agendina per gli indirizzi, è incoerente con il resto del sistema e anche inutile in un ambiente desktop come quello di Lion, dove l’emulazione di oggetti fisici non è usata per aumentare il realismo del tocco su schermo come in iOS. Insomma, proprio non sembra essere piaciuta per niente a Jesus Diaz, la nuova creatura di Apple.

L’analisi è interessante e mi trova d’accordo su alcuni punti e in disaccordo su altri. Iniziando sui punti d’accordo, uno di questi è Mission Control. Non riesce ad accontentare tutti, anche se lo vorrebbe. Come scrive Diaz, in certi casi rischia di essere davvero un incrocio molto trafficato tra Exposé, Spaces, Dashboard e applicazioni a tutto schermo. Personalmente, penso che Mission Control sia più utile per chi utilizza Spaces rispetto a Exposé. L’altro punto di accordo è sull’aspetto delle interfacce di alcuni programmi, soprattutto iCal e Rubrica Indirizzi. Certamente crea impatto renderli simili a oggetti reali, ma nel modo in cui sono rapportati al resto di Lion sono un mezzo pugno nell’occhio. I rimedi a tutto questo sono semplici: dare la possibilità, nelle Preferenze di Sistema e in quelle delle singole applicazioni, di tornare a impostazioni simili a quelle precedenti a Lion, come consentire l’uso dei vecchi Exposé e Spaces al posto di Mission Control e il ritorno a interfacce classiche per iCal e Rubrica Indirizzi. Sono cose di lieve entità che si possono sistemare tranquillamente con un aggiornamento. Tuttavia, più probabilmente finirà come molte altre volte: ci si abituerà alle nuove impostazioni e non si guarderà più indietro. Perciò, da primo critico su queste novità, mi sento di dire di aspettare e valutarle con più tranquillità per un mese o due dall’uscita di Lion. Un punto su cui invece non si può aspettare è la soluzione per il caos sui vari metodi di aprire un’altra applicazione partendo da una situazione a tutto schermo: va trovato un modo unico e conveniente per consentire all’utente di fare tale operazione, senza confonderlo tra Dock, Finder, Launchpad, Mission Control e Spotlight.

Andando sui punti in cui non sono d’accordo, inizio dal Launchpad. La critica è poco comprensibile, non si tratta di una riduzione di scelta, bensì di un ampliamento. Ci sono i due modi: con Finder e con Launchpad. A ognuno il suo. Anche sulla critica delle gestures non concordo: è un’incoerenza necessaria. Necessaria perché ogni applicazione è una storia a sé, le due dita di Safari non possono avere lo stesso effetto delle due dita di Anteprima e viceversa. Bene dunque ha fatto Apple a distinguere le varie applicazioni sotto questo punto di vista, al prezzo di un’apparente incoerenza.

Tornando dunque alla domanda del titolo, le novità grafiche presentate da Lion potrebbero non essere l’assetto giusto per il futuro di OS X? Io penso che solo il tempo dirà cosa Apple ha azzeccato e cosa invece ha sbagliato con Lion. Inoltre, come ho scritto prima, probabilmente molti dei cambiamenti che all’inizio sono osteggiati alla fine saranno capiti e apprezzati o perlomeno sopportati. Per questi motivi, dunque, la domanda non può avere ora una risposta, né certamente può essere accettata come risposta universale quella dell’autore di Gizmodo. Una pretesa di universalità che si nota soprattutto quando quasi impone di evitare Lion, pur ammettendo le buone funzionalità indipendenti dall’interfaccia che porta, come AirDrop e Versioni. Diplomaticamente, pur consigliando l’aggiornamento a Lion in quanto i pro funzionali superano i contro grafici, preferisco lasciare la scelta all’utente. A prescindere da ciò che ognuno deciderà di fare buon ruggito a tutti.