Mac OS X Tiger, versione 10.4, è un sistema operativo che merita di essere approfondito leggermente di più rispetto agli altri, perché è stato protagonista di un cambiamento davvero forte che ancora oggi si riflette nel mondo Mac. La tigre, annunciata al WWDC 2004 sotto forma di Developer Preview e rilasciata il 29 aprile 2005, poco tempo dopo la sua uscita diverrà protagonista di un vero e proprio cambio di architettura e di piattaforma.

Il teatro dell’annuncio è il WWDC 2005, svoltosi tra il 6 e il 10 giugno. Nessuno sembrava sapere cosa sarebbe stato presentato durante il consueto keynote inaugurale di Steve Jobs. Non c’erano molti indizi su qualcosa di veramente nuovo in arrivo a tal punto da meritare il palcoscenico del Moscone West, lo storico teatro di tutti i WWDC degli ultimi anni, compreso quello del 2011 passato da appena un mese. Alcune indiscrezioni che parlavano di un’imminente transizione ai processori Intel da parte di Apple già circolavano, ma ben pochi ci davano peso, poiché i PowerPC sembravano ancora soddisfare nonostante qualche mugugno riguardante i processori a 64-bit ancora non disponibili per i portatili e la roadmap futura non del tutto chiara di IBM. Nessuno immaginava che quei rumors erano veri. Quel mattino, ora di San Francisco, del 6 giugno, Jobs prese la parola e dopo i soliti dati statistici e finanziari di rito, sganciò la bomba: Mac OS X, sin dalla sua prima versione, aveva una doppia vita. Accanto alle compilazioni ufficiali per i Mac con PowerPC, vi erano delle build fatte per processori Intel x86. Dopo avere annunciato questa doppia vita di Mac OS X, Steve ruppe gli indugi: per Apple era ora di cambiare. Da PowerPC si passava a Intel, la stessa piattaforma alla base dei PC con Windows e tenuta lontana da Apple per tanto tempo. Il passaggio fu spiegato da Jobs come necessario: la roadmap di IBM per PowerPC in ambito consumer era troppo fumosa, piena di promesse mai mantenute, quali i già citati processori a 64-bit per i portatili e il raggiungimento dei 3 GHz. Gli approcci con Intel avevano fatto inoltre emergere come il rapporto prestazioni/consumi dei processori di Santa Clara fosse nettamente superiori rispetto alle controparti per PowerPC, garantendo anche uno sviluppo costante e duraturo. La transizione sarebbe iniziata da quello stesso giorno per gli sviluppatori e si sarebbe completata nell’arco di due anni. In aiuto, Apple offrì un Developer Transition Kit che comprendeva un PowerMac modificato dotato di processore Intel, alla “modica” cifra di 999 $. Per gli utenti, la transizione iniziò ufficialmente a gennaio 2006 con i primi MacBook e MacBook Pro basati sulla piattaforma Core Duo e terminò piuttosto rapidamente con l’arrivo di Xserve a ottobre dello stesso anno. Tiger fu il primo sistema operativo Apple ufficialmente disponibile per PowerPC e x86, onorando la promessa dell’azienda di supportare la vecchia piattaforma ancora per molti anni.  Analizzando il tutto con lucidità come tanti anni possono dare, non doveva poi così essere una sorpresa, comunque, che Mac OS X fosse già pronto per sbarcare su Intel: è una eredita diretta dei suoi antenati, NeXTSTEP prima e Rhapsody dopo, perfettamente in grado di girare anche sull’architettura x86.

Transizione a parte, il focus iniziale di Tiger era sicuramente sui PowerPC già esistenti. I requisiti minimi di sistema erano più pretenziosi rispetto a Panther: il processore minimo richiesto era un G3 da 300 MHz, mentre la RAM doveva essere di 256 MB. Anche qui, come altre volte, ciò che Apple consigliava era notevolmente di più: 512 MB o addirittura 1 GB. Come altre volte, poi, c’era la possibilità di eseguirlo con una quantità di memoria minore rispetto a quello indicato come minimo e Tiger poteva girare anche con soli 128 MB, seppur non fosse un fulmine di guerra. Per quanto riguarda lo spazio su disco, tre erano le scelte: un’installazione minimale da 2 GB, una installazione completa da 3 GB, un’installazione ancor più completa da 4 GB comprendente gli strumenti di programmazione forniti da Xtools. Mac OS X 10.4 fu la prima versione a richiedere il DVD come supporto d’installazione. Dalla data di rilascio fino al 20 marzo 2007 fu comunque offerta la possibilità di ottenere i CD al posto dei DVD, nel caso il proprio Mac non supportasse questi ultimi. Tale possibilità non fu più replicata in futuro, poiché ormai il CD per Apple era questione del passato. Alcuni anni dopo la sorte sta toccando anche ai DVD, come in un ciclo continuo di arrivi e partenze.

Come per Panther, anche qui Apple dichiara oltre 150 novità. Le innovazioni portate alle applicazioni preesistenti sono veramente tante. Safari 2 introdusse molte migliorie tra cui il supporto ai feed RSS. iChat AV era ora in grado di gestire videoconferenze fino a quattro partecipanti e conferenze solo audio fino a 10, introducendo inoltre il supporto al protocollo XMPP utilizzato inizialmente da GTalk e poi anche dall’allora emergente Facebook. Anche Mail fu rinnovato, con una nuova interfaccia grafica e l’uso delle Smart Mailbox, che organizzavano i contenuti delle proprie caselle di posta basandosi su parametri di ricerca e controlli parentali. La nuova versione 7 di QuickTime supportava il codec H.264/AVC, assieme a numerosi accorgimenti per il Player di sistema. Esattamente come fu per Panther, ancor più numerose furono le nuove applicazioni introdotte. La più famosa fu sicuramente Spotlight, il sistema di ricerca e indicizzazione basato su metadati, molto più performante rispetto all’appena deprecato Sherlock. Altra peculiarità di Tiger fu la Dashboard, un nuovo sistema di widget basato sull’uso di HTML, CSS e JavaScript per la creazione di queste mini-applicazioni. Altre novità da ricordare furono inoltre VoiceOver, un sistema completo di strumenti per l’accessibilità, Automator, un’applicazione per creare script automatizzati e Dizionario, software per cercare termini presso vari dizionari ed enciclopedie in lingua inglese. Così tanti, in generale, furono i miglioramenti funzionali e anche prestazionali che è impossibile poterli elencare tutti.

Non si possono però evitare di elencare i due cambiamenti che hanno riguardato le sole edizioni per Intel. Il primo è Rosetta, un sistema di emulazione per le applicazioni sviluppate per PowerPC, che in questo modo potevano essere eseguite su Intel pur con qualche perdita di prestazioni. Il secondo è Boot Camp, un assistente al partizionamento e al dual boot con Windows. Poiché i Mac avevano, di fatto, la medesima componentistica di un PC, Apple capì subito che molti avrebbero sfruttato questa peculiarità per usare il sistema operativo di Microsoft anche sul Mac, che tornava utile in caso di applicazioni disponibili solo per Windows, oppure per i giochi, terreno storicamente difficile per i Mac. Boot Camp fu però una feature temporanea: per Tiger era disponibile solo una Beta, che scadde il 31 dicembre 2007. La feature in pianta stabile arrivò solo con il successore di Tiger. Da segnalare, oltre alle aggiunte, anche una rimozione: Classic, l’ambiente virtuale che consentiva di eseguire applicazioni pensate per Mac OS 9, non fu disponibile per Intel. La stessa sorte sarebbe toccata ai PowerPC con Leopard.

Mac OS X 10.4 fu un rilascio davvero ben riuscito da parte di Apple, anche sotto il punto di vista delle recensioni. Non tutti sanno inoltre che il sistema fu alla base della prima Apple TV, nascosto sotto un layer grafico semplificato. In totale ha avuto undici aggiornamenti. Ancora oggi è l’unico Mac OS X ad aver superato la barriera dei nove aggiornamenti ricevuti. Il primo, 10.4.1, arrivò il 16 maggio 2005, a quasi un mese di distanza dal rilascio iniziale. L’ultimo, 10.4.11, fu rilasciato il 14 novembre 2007. La cosa curiosa di quest’aggiornamento è che arrivò dopo il rilascio della nuova versione di Mac OS X, Leopard. Anche qui, dunque, un primato per Tiger, che a oggi è l’unico ad aver ricevuto un rilascio di aggiornamento anche  dopo l’arrivo della nuova versione di Mac OS X. Se questi primati non bastavano, ve ne fu persino uno di durata: Tiger fu sul mercato per ben 30 mesi, cosa mai riuscita a nessun’altra versione del sistema operativo Apple giacché il ciclo medio di sostituzione è tra i 18 e i 24 mesi. Insomma, Tiger fu un po’ una sorta di XP di Apple. Quei trenta mesi di attesa però valsero la pena. Il loro frutto sarà trattato nel prossimo capitolo, che sarà pubblicato sabato.