Nota: con questo articolo, col ritorno di Maurizio, si conclude il mio mese come autore full-time su SaggiaMente. Alcuni di voi saranno felicissimi, altri (mi sa pochi) meno; ma volevo comunque cogliere l'occasione per ringraziare chi ha capito che per me era la prima esperienza di questo tipo e mi ha aiutato a migliorare gli articoli con consigli e critiche. Grazie.

Oltreoceano nelle ultime settimane si è scatenata una bella discussione sul cosa significa essere una piattaforma di mobile computing di successo. David Heinemeier Hansson in un articolo su 37Signals, nonostante sia un utente esperto, ha raccontato di come, alla fine dei conti, usa quasi esclusivamente le applicazioni di base (quelle pre-installate su iPhone) e potrebbe fare a meno di quelle di terze parti sostituendole nella maggior parte dei casi con webapp.

Un milione di app

Il punto centrale del suo ragionamento è: Apple fornisce un dispositivo che è già ottimo di per sé (e questo, aggiungo io, potrà solo che migliorare con iOS 5) e non c''è più un gran bisogno di installare altre applicazioni. E in parte ha ragione. Noi "geek" potremmo sentire la mancanza di un client Twitter (o G+) dedicato, ma esistono webapp molto buone; la gente normale potrebbe sentire la mancanza di un'app per Facebook, ma anche qui esiste una discreta webapp. E così via.

David Barnar, però, non è d'accordo. Secondo lui è vero sì che le applicazioni che usiamo realmente ogni giorno sono poche, ma ognuno di noi ha un'undicesima app che ritiene indispensabile, oltre alle dieci pre-installate. Un medico avrà bisogno di quell'app di screening, un musicista di un registratore multi traccia, un disegnatore di una tavoletta… avete capito dove va a parare il ragionamento.

Secondo Barnar, senza quest'undicesima app il bel castello che Apple ha creato verrebbe a crollare. L'iPhone sarebbe sì un buon dispositivo, ma non ottimo. Ed è, in fondo, per questo che le piattaforme alternative non hanno così tanto successo (WebOS, WP7, MeeGo): mancano di quell'undicesima app, quella fondamentale.