L'Amazon Fire è ancora una notizia molto fresca, sebbene risalente ormai a quasi due giorni fa. Il nuovo tablet di Amazon, che può fare affidamento su un prezzo molto competitivo e una batteria di servizi a supporto davvero interessante, è basato su una versione pesantemente modificata di Android, il sistema operativo di Google. Non si sa se si tratta di una 2.x, di una più recente 3.x o addirittura della 4.0, Ice Cream Sandwich, guardacaso in arrivo più o meno nello stesso periodo del Fire. Di Google è rimasto ben poco, comunque: l'interfaccia, i servizi, il parco applicativi, il browser, tutto fa riferimento ad Amazon e non all'azienda di Mountain View. Tuttavia, potrebbe essere allettante per Jeff Bezos avere una autonomia ancor più completa, a livello di sistema operativo e non solo di interfaccia. Se, per ora, potremmo definire l'intervento di Amazon su Android una sorta di Windows 3.1, il quale più che un sistema operativo era una interfaccia grafica dotata di applicazioni eseguita su MS-DOS, in futuro webOS potrebbe essere il cuore dei prossimi Fire o qualsiasi sarà il nome che prenderanno. A rivelare l'indiscrezione è VentureBeat.

Non è un mistero che webOS, all'interno di HP, sia ormai considerato una avventura del passato e da dimenticare viste le perdite subite. Ciò che è rimasto dell'ormai ex-Palm viene supportato da HP più a parole che nei fatti: le frasi di circostanza sugli aggiornamenti continui e sul supporto futuro sono per dare una parvenza di sopravvivenza. Di solito, queste frasi di circostanza poi si tramutano in una cessazione del supporto svariati mesi dopo a fari spenti. Tuttavia, svariate aziende sembrano essere interessate a fare in modo che ciò non accada. Agli inizi si parlava di Samsung, ora di Amazon. E per webOS potrebbe essere la strada giusta.

Dal momento che l'azienda di Seattle è interessata al settore tablet, infatti, webOS rappresenta una opportunità ghiotta per avere un sistema operativo già preparato e da poter riconfezionare come proprio con pochi sforzi e altrettanti pochi soldi, quantomeno relativamente dato che si parla sempre di milioni in ballo. Basta pensarci: il sistema è pronto, è considerato a livello tecnico anche uno dei più riusciti, gli mancavano i servizi e un buon marketing per farsi vendere. Amazon può fornire entrambi, ottenendo in cambio da webOS l'assoluta smarcatura da qualsiasi cosa a firma Google. Inoltre, considerato anche come il sistema gira sia su tablet che su smartphone, un eventuale ampliamento di gamma è più che fattibile senza impiegare troppo tempo per la preparazione e lo sviluppo, dovendosi concentrare prettamente sull'hardware e sul perfezionamento delle sue prestazioni col software. A facilitare l'operazione di transito potrebbe esserci Jon Rubinstein, ex-Apple e proprio papà di webOS, che per ora è sì in HP ma ha un posto nel consiglio di amministrazione di Amazon. Potrebbe essere dunque nell'interesse di Rubinstein far sì che la sua creatura non finisca nell'oblio, ma possa godere di una terza vita in Amazon, considerando la prima in Palm e la seconda in HP. Il matrimonio si consumerà? Secondo VentureBeat, ormai è questione di poco, Amazon avrebbe superato qualsiasi altra pretendente. Se poi saranno rose, fioriranno.