Tra i principali siti anglosassoni di news sul mondo Apple, Cult Of Mac rappresenta sempre una risorsa interessante. Oltre alle classiche news e recensioni tipiche di questi siti, offre spesso spunti di riflessione su prodotti Apple e sulle evoluzioni future. In un certo senso, potrei definirla anche una versione inglese molto più grande di SaggiaMente, dato che anche qui alterniamo alle notizie consuete riflessioni ed analisi. Quella di stasera parte proprio da una recente riflessione di Cult Of Mac, in cui si discute sulle opportunità che iPhone 4S e iOS 5 offrono per i Mac del futuro.

iOS e OS X sono così diversi ma al tempo stesso così imparentati. Comunanza di kernel, comunanza di varie API, comunanza di intenti: rendere il più possibile proficua l'esperienza d'uso. La diversità sta nel come raggiungono questo obiettivo: OS X ha una interfaccia molto più completa, applicazioni più ricche e potenti ma, come tutti i sistemi operativi desktop, possiede una quantità di strumenti ed una complessità difficilmente semplificabile al punto da poter essere trasportata su smartphone e tablet; iOS non cerca tanto la completezza e la "potenza bruta" di interfaccia e applicazioni, ma punta invece proprio sulla semplicità e sull'efficienza, adattandosi così meglio alle esigenze degli utenti di smartphone e tablet. Anche l'input/output dei due sistemi operativi è sostanzialmente diverso: se OS X fa affidamento agli strumenti tradizionali come tastiera, mouse, trackpad e altre periferiche, iOS semplifica ancor di più cercando una interazione più sensoriale, è un sistema ottimizzato per il tatto, per la vista, per l'udito e, più recentemente, anche per la voce. Vedere, toccare, sentire, parlare. Secondo Cult Of Mac, l'approccio di iOS è destinato a prevalere in futuro anche sui Mac, includendo display touchscreen, riconoscimento vocale e cambiando profondamente OS X, ammesso che continuerà a chiamarsi così.

Non sarà un percorso rapido, però. iOS 5 si può considerare una base, che però vedrà affinamenti in futuro con le prossime versioni. Basti pensare alla scrittura come primo obiettivo: come riporta Cult Of Mac, per le tastiere fisiche non vi sono state delle vere e proprie innovazioni a riguardo dai primi modelli di PC degli anni '80. Quelle software, però, possono essere continuamente migliorate, in quanto non vi sono limiti strutturali fisici ad ostacolarne il progresso come invece vi sono nelle controparti hardware. Già oggi sia su iOS 5 che su OS X è possibile creare delle "scorciatoie" per frasi intere: il dispositivo mi suggerisce automaticamente periodi che ho preimpostato io per essere collegate a una determinata combinazione di caratteri. Più in generale, secondo Cult Of Mac, in futuro le funzionalità di auto-correzione diventeranno sempre più "furbe", consentendo di creare rapidamente anche interi paragrafi tramite semplici combinazioni di caratteri a cui sono state associate parole e frasi pronte all'inserimento. Basterà digitare quei caratteri che consentono di ottenere il testo già preimpostato da inserire e l'auto-correttore farà il resto. Un approccio che semplificherà enormemente l'uso delle tastiere touch e renderà l'esperienza, sia su smartphone che su computer desktop, piacevole ed intuitiva.

Un altro punto del cambiamento in arrivo è sicuramente Siri. Già oggi se ne vedono le enormi potenzialità sull'iPhone 4S, con la possibilità di fare domande dirette, scrivere messaggi di testo o note, impartire comandi ed effettuare ricerche in Rete. Ciò aumenta l'esperienza sensoriale offerta da iOS già con il touchscreen, in quanto consente una interazione ancor più naturale di quanto il tatto non abbia fornito sinora. Le potenzialità di Siri su Mac sarebbero proporzionali alle capacità della macchina: un sistema così complesso di assistenza vocale su un iMac potrebbe fare molto di più rispetto a un iPhone, vista la maggior forza computazionale. Siri su Mac significherebbe in pratica poter ridurre l'interazione fisica con il sistema operativo e affidarsi per le operazioni più comuni a comandi vocali.

L'esperienza sensoriale, sempre secondo Cult Of Mac, va poi completata con miglioramenti nel comportamento tattile dei dispositivi. Un esempio di questa direzione è, di nuovo, la tastiera virtuale: grazie al rilevamento del tocco e della pressione sul display, il dispositivo reagisce con un determinato feedback in base all'azione. La digitazione sulla tastiera virtuale restituisce suoni e vibrazioni, conferendo una maggiore fisicità all'azione e un maggiore realismo. In iOS 5, nelle opzioni dedicate all'accessibilità, è possibile associare diversi comportamenti tattili per i singoli contatti. Per quando si viene contattati dalla mamma, ad esempio, si può impostare la vibrazione per andare al ritmo di una allegra sinfonia; per quando si viene contattati dal proprio partner, invece, un cuore che batte pieno di amore e calore. Il limite di questi comportamenti tattili è però di non saper distinguere tra i tipi di contatto: una mail e una chiamata per l'iPhone non hanno differenza, la vibrazione è quella impostata per il contatto ed eseguirà quella indipendentemente da cosa è arrivato. Una volta differenziata però la vibrazione per i vari tipi di contatti, però, è possibile migliorare ancor di più il feedback per quanto riguarda mail e messaggi di testo: basandosi sulle emoticon, una prevalenza di faccine allegre, tristi, arrabbiate o di altro tipo può personalizzare il tipo di vibrazione eseguito dal telefono, dando subito una idea all'utente del contenuto e mettendolo molto più a contatto con l'interlocutore. Anche qui, il tutto può essere trasferito dallo smartphone a un Mac, con l'iPad come via di mezzo a fare da tester sugli sviluppi futuri di tutte le interazioni sensoriali di iOS trasferibili anche in ambito desktop.

Curiosamente, Apple sembra andare verso la visione del suo più grande rivale, Bill Gates. Il cofondatore e presidente di Microsoft, infatti, è tra i più grandi sostenitori della Natural User Interface. Proprio secondo Gates, il futuro appartiene a queste interfacce molto più sensoriali e molto più naturali, con una esperienza d'uso molto diversa da quella a cui si è stati abituati per tanti anni e una interazione sempre più completa tra uomo e macchina. iOS sembra proprio essere il sistema più vicino ad arrivare alla Natural User Interface tanto ricercata dallo "zio Bill" e, personalmente, credo che prossimamente ci riuscirà: non sarei per nulla stupito se una cospicua parte del tanto vociferato lascito di idee di Jobs per i prossimi anni fosse dedicata proprio a questo obiettivo.

Tuttavia, ci sono degli aspetti da considerare. L'interazione naturale non potrà essere utilizzata in tutti gli ambiti. Per redigere semplici testi o fare piccole modifiche alle immagini sarà utile ed efficace, ma con programmi professionali non vi sarà alcuna possibilità. Disegnare non lo si può certamente fare con la voce, programmare nemmeno. Allo stesso tempo, scrivere interi libri rimarrà più comodo farlo con la tastiera fisica rispetto a quella virtuale, in generale molto più ergonomica per lunghe digitazioni se ben fatta. Ma questi sono alcuni degli esempi più professionali in cui l'interazione classica con periferiche di input/output e l'interfaccia grafica ottimizzata per essi rimarranno sempre preponderanti. In generale, l'uso principale della Natural User Interface sarà solo casalingo, dunque Apple dovrà stare attenta a non forzare la mano dove non si può agire e saper tenere le due esperienze d'uso separate. Infine, nonostante i miglioramenti sensoriali e tattili che in futuro si vedranno negli iPhone, negli iPad e nei Mac, in qualsiasi caso l'interazione uomo-macchina non arriverà mai ai livelli di quella uomo-uomo. Per fortuna, aggiungerei. Anche perché, prendendo spunto da un detto di John Fitzgerald Kennedy, l'uomo rimarrà sempre il computer più straordinario di tutti.