Steve se n'è andato. Almeno fisicamente. Spiritualmente e concettualmente, però, ci sarà ancora per almeno altri 4 anni. Questo è quanto riporta il Daily Mail. A Cupertino Jobs ha lasciato un ricco testamento di idee, novità future, pensieri, visioni. Un testamento di cui gli impiegati e gli utenti Apple potranno cogliere i frutti nel corso dei prossimi anni. iPad, iPhone, MacBook e altro ancora: se gli altri guardavano all'oggi, lui era già proiettato nel domani.

Stupisce? Non dovrebbe. Era lecito aspettarsi che Jobs conservasse le sue idee, le sue visioni, sotto forma scritta, soprattutto negli ultimi anni in cui la malattia gli stava, purtroppo, imponendo una inesorabile scadenza, nonostante egli avesse fatto di tutto per toglierla. E così, mentre presentava prodotti come l'iPhone e l'iPad, preparava già, in modo silente come è nel suo stile e in quello di Apple, le nuove rivoluzioni. Rivoluzioni che, come è chiaro ripercorrendo il secondo "periodo Jobs" presso Apple, non partono da cose mai inventate prima: PDA e smartphone c'erano prima dell'iPhone, i tablet pure. Le rivoluzioni sono avvenute per come ha reinterpretato il tutto: l'iPhone è partito da un touchscreen capacitivo, da usare con le dita e senza il pennino; l'iPad è partito da una interfaccia molto più semplice da usare, pensata su misura e non riadattata. Lo stesso è valso anche con l'iPod e con la distribuzione digitale di musica: non ha inventato, ma ha reinterpretato in modo sapiente ed efficace. Per non parlare dell'App Store, che concettualmente rimanda un po' ai repository Linux, qui organizzati in modo, ovviamente, più "commerciale", con grande successo sia tra gli sviluppatori sia tra gli utenti. E viene pacifico pensare che nella sua testa, mentre lanciava i suoi più recenti cavalli di battaglia, aveva già in mente come reinterpretare e rivoluzionare altri settori, altri prodotti. Ciò vale non solo per i prodotti destinati agli utenti, ma anche per il suo, ormai ex anche se non per scelta sua, posto di lavoro: fino all'ultimo si è battuto per ottenere l'autorizzazione dal comune di Cupertino a costruire il nuovo Apple Campus dalle forme futuristiche, quasi una grande astronave circolare. La struttura si farà. Purtroppo ha potuto vederla solo sotto forma di bozzetti e concept, ma è sicuro che già in quel modo lui ne immaginava il funzionamento reale.

Dall'idea mentale alla bozza scritta. Dalla bozza scritta al prototipo. Dal prototipo al modello finale. Se la prima fase è stata già svolta da Steve, le altre due saranno a carico dei suoi tre uomini più fidati: Tim Cook, Scott Forstall e Johnathan Ive. Un compito molto pesante, a tratti apparentemente ingrato, che attende questa sorta di triumvirato con l'incarico di traghettare Apple verso i prossimi successi. Ma Jobs aveva grande fiducia in loro, sapeva che sono in grado di affrontare perfettamente le sfide che li aspettano. Nel 1985 lasciò Apple, in gran parte forzato da John Sculley, senza qualcuno che sapesse continuare il lavoro che aveva iniziato e i risultati si videro tutti nel corso degli anni successivi. Ora ha lasciato l'azienda e il mondo con la consapevolezza che stavolta c'è chi può continuare il percorso intrapreso. Almeno per altri 4 anni. Nel frattempo, però, già a partire dai prossimi giorni sarà bene preparare una strada nuova, autonoma in vista dell'inevitabile fine di questa riserva di idee da realizzare postume. Una strada che consenta a Apple di essere ancora innovativa nel dopo-Jobs, perché una azienda non può e non deve morire assieme al suo uomo più carismatico e alle sue idee. La palla, dunque, passa ora a Cook e soci, per fare in modo che tutto quanto si è fatto fino ad oggi non si perda e portare Apple verso nuovi traguardi e altrettanti nuovi successi.