In questo periodo, si fa un gran parlare di Nokia, visti i Lumia da poco presentati. Come spesso accade in occasioni del genere, un po' per promozione da parte delle aziende, un po' per voglia di esclusive da parte dei giornalisti, i CEO si concedono a interviste con varie testate: è il caso di Stephen Elop, infatti, che ha deciso di esporre alcune sue opinioni piuttosto piccate su Android a This is my next/The Verge. In particolare, il CEO di Nokia si è concentrato sulla user experience e sulle varie interfacce grafiche disponibili per il sistema operativo Google.

La nuova polemica si inserisce in una serie di botta e risposta già in corso tra Andy Rubin di Google e la coppia Nokia/Microsoft. Elop afferma, in sostanza, come in Android manchi una user experience standardizzata, dovuta alla presenza non solo dell'interfaccia ufficiale di Google, ma anche di interpretazioni e modifiche personalizzate come HTC Sense e Samsung TouchWiz. Nelle critiche si inserisce anche il passaggio sugli smartphone da Gingerbread ad Ice Cream Sandwich, quest'ultimo colpevole di cambiare troppo profondamente l'interfaccia rispetto al passato e non mantenere una maggiore coerenza tra una versione e l'altra.

Stando a Nokia, dunque, la notevole libertà di modifica degli aspetti del sistema offerta dall'azienda di Mountain View rischia di ritorcersi contro Android. Al contrario, invece, sistemi come, nel caso specifico di Elop, Windows Phone 7 o, nel nostro caso, iOS offrono una e una sola interfaccia, solo leggermente ritoccata nel corso del tempo e priva di stravolgimenti, diventando così uno standard per quella piattaforma. Lungi da noi dire quale è il modello vincente: entrambi hanno pregi e difetti. Il modello alla Android consente ai produttori di poter offrire una user experience potenzialmente più personale, smarcandosi così dai concorrenti che usano la stessa piattaforma di base. Inoltre, una GUI modificata può anche sopperire ad eventuali problematiche di quella fornita da Google, migliorando così il prodotto. Il difetto principale è, appunto, una sensazione di mancata coerenza all'interno dell'ecosistema Android: interfacce come Sense e TouchWiz sono diverse tra loro, dunque il passaggio dall'una all'altra può comportare nel periodo iniziale una sensazione di smarrimento. La diversità delle interfacce si ripercuote anche su altri aspetti, come gli app store, anch'essi spesso fatti specificatamente dai produttori per i loro dispositivi e differenti sia dagli altri sia da quello ufficiale di Google. Nel modello alla iOS/Windows Phone 7, invece, i problemi sono praticamente l'opposto: viene offerta una user experience standardizzata e più rassicurante per utenti e sviluppatori, ma mortifica gli smanettoni e, nel caso di Windows Phone 7, un po' anche i produttori con una personalizzazione molto limitata.

Alla luce degli aspetti affrontati, conviene personalizzare o standardizzare, dunque? Come abbiamo già scritto, non c'è un modello vincente. Né Elop, né Rubin, né Ballmer e nemmeno Cook potranno stabilirne uno, in quanto è l'utente a decidere quale è l'esperienza migliore per sé. Molti preferiranno il modello iOS, più confortevole e semplificato. Molti altri preferiranno invece il modello Android, più libero e variegato. Entrambi con i loro pro e i loro contro. La risposta alla domanda, dunque, è che, al di là dei nostri gusti personali, conviene lasciare le cose così come stanno adesso: in fondo, la diversificazione e la competizione nel mercato tra iOS e Android si fa anche su aspetti come questi.