Ogni tanto si ritorna alle origini. Capita più o meno in tutti i settori, nell'abbigliamento come nel design. Oltre agli ambiti in cui è il gusto a farla da padrona, succede anche che si riscoprano i valori primari nella tecnologia come di recente sta accadendo per la fotografia digitale. Gli esperimenti continuano ad esserci e sono importanti per tracciare nuove rotte, come nel caso recente della Lytro Light, ma fa piacere vedere che finalmente si sta rivalutando il ruolo centrale della qualità. Un esempio di questo trend è chiaramente visibile in tutte le nuove compatte che riducono la risoluzione rispetto ai modelli che sostituiscono per ottenere fotografie più pulite.

In questa scia inserirei senza dubbio la Fujifilm X100 che ha ottenuto molto successo per via di un corpo solido dallo stile vintage, un sensore valido (APS-C) ed un'ottica fissa molto luminosa, il tutto condito da controlli manuali. Una macchina per intenditori che addirittura ho visto in alcuni momenti in mano al fotografo che ha seguito il mio matrimonio.

Purtroppo c'è anche un'altra tendenza dei mercati che mi piace molto meno ed è quella di cercare di sfruttare ogni singolo successo fino a denaturarlo, creando una linea di prodotti che, alla fin fine, si distaccano troppo dalla radice del progetto e finiscono per essere solo un modo come un altro per fare business. Per certi versi è quello che fa Apple da qualche tempo con la sua "i" (iMac, iPod, iPhone, iPad) anche se a Cupertino sono molto attenti a diversificare nettamente le linee e al tempo stesso a non discostarsi dalle linee guida primarie. Un esempio meno riuscito è a mio avviso quello di Samsung che dietro la parola "Galaxy" ci sta mettendo un po' di tutto declinandola in S, SII, S Plus, Note, Y, Y Pro, Gio, Ace, Next, W, Mini, Mini Po, Tab, ecc.. alcuni simili, alcuni molto diversi, alcuni quasi in concorrenza con altri e comunque posizionati in ogni fascia di mercato, con linee di progetto spesso differenti.

Ritornando alla fotografia ed alla Fujifilm, la X100 è stata così ben accolta che era scontato avrebbe avuto un seguito. Si è parlato fin da subito di X200 ed X300, con obiettivi zoom e addirittura con la possibilità molto concreta di creare un proprio sistema a lenti intercambiabili su corpi e sensori di grande qualità. Invece di "perorare la causa" Fuji sta sfruttando la sigla X per riprendere un po' tutte le proprie linee di produzione, ma partendo dal basso. E così ci siamo trovati prima con una X10 che ha sì lo zoom ma perde una delle sue primarie caratteristiche positive della X100, ovvero il sensore. Si passa da un APS-C da reflex ad un più comune 2/3" (seppure sia comunque un po' sopra quello delle classiche compatte prosumer). Tutto sommato una scelta che poteva anche starci per andare ad intaccare un settore comunque interessante con numeri validi.

Ma dopo questo "svago" si sperava che arrivasse una valida evoluzione della X100. E invece ecco che la X finisce su una bridge: Fujifilm XS-1.

XS-1

La fotocamera non è assolutamente malvagia nei numeri visto che ha lo stesso sensore da 2/3" (una novità per il settore), un mirino elettronico di grande qualità (1.44 megapixel), un'obiettivo con ghiera manuale ed un'ottima escursione di 24-624mm (f/2.8-5.6) in un corpo solido e dal look piacevole. Inoltre va a posizionarsi in un settore dove un po' di qualità in più la si aspetta da lungo tempo. Tuttavia se la X100 (e in parte anche la X10) erano destinate ad un pubblico fotograficamente maturo, visto che è stata scelta spesso proprio da professionisti ed amatori per quelle occasioni in cui non ci si può portare dietro la pesante ed ingombrante attrezzatura ma si vuole comunque la qualità, la XS-1 difficilmente potrà interessare lo stesso target. Non che non si prospetti valida (aspettiamo i primi test in ogni caso) ma risultando ingombrante più o meno come una reflex ma con qualità inferiore non risponde più ai requisiti iniziali tanto apprezzati dai fotografi esperti. Dopotutto questi ultimi si sono dimostrati più inclini a perdere lo zoom a favore di un ottica fissa di qualità in poco spazio e non vedo come convincerli ad affiancare una voluminosa bridge alla propria reflex. La ricetta portabilità-qualità viene meno e secondo la mia interpretazione del fattore X è una delusione. Probabilmente Fujifilm ha inteso diversamente quella X e la sta usando come simbolo di tutta una nuova generazione di prodotti diversi e per ogni ambito ma siamo sicuri che sia la scelta giusta?

Maggiori approfondimenti sulla XS-1 su questa pagina.