Prendendo spunto da un articolo apparso ieri su 9to5mac.com ho riflettuto su quanto stia cambiando il target dei produttori di videogiochi e soprattutto quanto stia regredendo la pretesa dei videogiocatori a causa di una politica "a troppo ampio spettro" applicata dai nuovi protagonisti del mondo dei dispositivi portatili: Apple e Google.

Da uno studio di Flurry Analytics – che ha analizzato gli introiti nel campo dei videogiochi – è emerso che in soli 3 anni c'è stato un netto capovolgimento di fronte. Probabilmente era anche prevedibile ma vedere Nintendo e Sony, rispettivamente con i sistemi DS e PSP, schiacciate nel ruolo "di nicchia" rispetto ad iOS e Android fa una certa impressione. E il trend è destinato a proseguire in questa direzione.

È evidente che i dati si riferiscono solo a questioni monetarie e non tanto alla qualità dei videogiochi ma è interessante notare quanto il pubblico stia sempre più virando verso un cosiddetto «casual gaming» piuttosto che l'«hard core gaming» tipico del decennio scorso.

Negli ultimi anni le software house sono diventate dei colossi che ben poco hanno da invidiare agli studi cinematografici, sia per i soldi in gioco che per l'approccio professionale. Il videogioco è un'industria alla quale ci siamo ormai abituati. In passato ci sono state commistioni reciproche fra videogiochi, TV, cinema e libri. Mortal Kombat, Street Fighter, Tomb Raider sono chiari esempi di quanto il videogioco stava uscendo dalla stanzetta buia del ragazzino brufoloso per entrare ad Hollywood.

Questo sembrava il trend che avrebbe dovuto caratterizzare sempre di più il decennio appena iniziato, eppure…

Se andiamo ad analizzare i valori in campo (iOS e Android che dal 2009 al 2011 passano dal 30% al 58%) si deduce una cosa sola: il "giochino" vince sul "gioco serio". Forse anche per via del prezzo medio che nel mondo telefono/tablet è di circa 2$ mentre per le consolle portatili si aggira sui 25$. Per queste ultime l'acquisto di un nuovo gioco è abbastanza ponderato perché l'idea di sprecare il proprio sudato stipendio (o paghetta!) in una "fregatura" porta a concentrarci maggiormente sui blockbusters, i giochi meglio programmati o almeno meglio pubblicizzati. Spesso i soldi spesi equivalgono effettivamente ad un prodotto migliore, qualcosa che duri nel tempo, che non offra solo poche ore di svago. iOS e Android, per motivi che andrò fra poco ad enunciare, puntano invece ad un cosiddetto casual gaming, il gioco «mordi e fuggi», la versione moderna degli scaccia pensieri.

Perché abbiamo cambiato il modo di giocare? Perché la vita è frenetica, perché siamo abituati sempre più a fare una partita ad Angry Birds aspettando l'autobus piuttosto che cercare di rimorchiare la biondina che si annoia alla nostra destra. I «giochini» ci permettono di essere multitasking, possiamo ascoltare musica, mettere un attimo in pausa per rispondere ad un SMS, guardare il Grande Fratello se la situazione si fa interessante…

Eppure il videogioco sui cellulari e sui tablet manca di una componente a dir poco essenziale: il controller. Con buona pace del compianto Steve Jobs non si può sostenere che il touch screen sia il miglior sistema di controllo per i videogiochi. Siamo cresciuti con i "coin op", joystick e pulsanti, spesso 3 o più bottoni che ci permettevano un'infinità di combinazioni. Sony e Nintendo sono andati avanti, e bene, infarcendo le loro consolle di tasti e tastini. Solo ultimamente si sta virando verso il controllo tattile ma questo è più un «gizmo» che una necessità. È un po' il canto del cigno di un sistema di gioco che purtroppo non tira più sebbene sia qualitativamente molto migliore dei giochini da tablet.

Sembra la storia del VHS contro il Betamax, non sempre il sistema migliore vince: un touchscreen incredibilmente attira di più l'attenzione rispetto a tanti controlli ben spaziati. Se una volta mi avessero detto che per giocare avrei dovuto coprire il 30% dello schermo con le dita avrei gridato allo scandalo. Eppure siamo arrivati proprio a questo.

Ci sono sicuramente delle alternative, dei "simil-pad" che aiutano a far scorrere le dita sullo schermo (ma questo rimane oscurato persino di più!), controller bluetooth e case in stile coin op ma questi sono compatibili con un risibile numero di giochi. Ma allora, come mai giochiamo su minuscoli schermi riempiendoli di ditate e non avendo la libertà di controllo che si otteneva con un misero Gameboy di 15 anni fa? È colpa della convergenza informatica: negli anni ci siamo abituati sempre di più all'idea di avere un cellulare che facesse anche da agenda, anche da lettore musicale, anche da macchina fotografica... e qual è la migliore macchina fotografica esistente? Quella che hai con te quando ti serve!