Nel corso degli ultimi anni, nonostante siamo arrivati in ritardo rispetto ad altri paesi europei come Gran Bretagna e Germania, l'e-commerce italiano ha conosciuto un buon periodo di sviluppo, al punto che si può dire sia uno dei pochi settori che abbia veramente attratto player internazionali come Amazon, presente in Italia da fine 2010. Ma penso anche al più "anziano" teleshopping, che può comunque rientrare all'interno dell'e-commerce, includendo tutto ciò che non viene acquistato nei negozi usuali: in tal caso, realtà internazionali come QVC e HSE24 hanno fiutato nel corso degli scorsi mesi l'opportunità offerta dal nostro mercato, che qui risulta emergente. Come non citare anche i nuovi siti come Groupon, che propongono sconti giornalieri esclusivi per gli iscritti tramite la loro rete di partner. Da tutto ciò traspare quanto l'e-commerce stia in generale conoscendo un vero e proprio periodo di espansione, aiutato da una crescente fiducia delle persone verso i new media come Internet.

Lo stato dell'e-commerce italiana è possibile vederlo nella simpatica e istruttiva infografica presente qui sotto, creata e segnalataci dal nostro lettore Giuseppe Devito.

Numeri da vera gallinella dalle uova d'oro: +24% nella vendita di prodotti e +18% in quella di servizi, con giri d'affari che sommati sfiorano i 9.000 miliardi di €. A confronto, i 20 milioni della Francia sembrano una bazzecola. Da solo, l'e-commerce fa il 2% del mercato italiano: pare una percentuale piccola, però vista la moneta che genera, non è per nulla da sottovalutare.

In molti potrebbero pensare che l'e-commerce sia perlopiù associato all'elettronica: nulla di più sbagliato. Il 48,5% del mercato è in mano a prodotti per il tempo libero, come il gioco d'azzardo: non a caso, questa tipologia di siti conosce una crescita impressionante, con nuovi entranti all'ordine del mese. Al secondo posto, 31,4%, il turismo: anche le vacanze ora si acquistano online, usufruendo di sconti che spesso in agenzia non si riuscirebbero ad ottenere. Il 15,1% è rappresentato da un più generico "altro", che racchiude qualsiasi prodotto non appartenente alle categorie viste. A chiudere la graduatoria è proprio l'elettronica di consumo, con appena il 7,1%. Vi sono poi i dati relativi ai corrieri di spedizione e ai vettori di pagamento, che vedono rispettivamente Bartolini e PayPal in testa alle loro categorie.

L'e-commerce trae ulteriori vantaggi da giornate e periodi dedicati come lo shopping tradizionale: proprio in questi giorni si possono fare i migliori affari, con eventi come il Black Friday e la corsa ai regali di Natale. Nessuno store si è lasciato cogliere impreparato: sia Apple che Amazon non si sono mai sottratte a questi periodi forieri di clienti e di guadagni. E la loro preparazione, puntualmente, viene ricompensata dalle buone trimestrali di vendita che trovano i loro picchi nei volumi di acquisto delle giornate "scontate".

Una situazione che appare rincuorante, in un Paese come il nostro attanagliato da una crisi, di cui non serve entrare troppo nei dettagli già ben noti a tutti. Mentre l'attenzione si concentra perlopiù sullo spread, ossia il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, sarebbe bene invece guardare al dato più importante, ossia il potere d'acquisto degli italiani, in costante calo nel corso degli ultimi anni. A farne le spese, tra i tanti, è il prezzo medio delle transazioni sui siti di e-commerce: nel 2010 ogni italiano acquistava merce per un valore medio di 250 €. Quest'anno quello stesso valore è sceso a 211 €: non una leggera flessione, ma un vero e proprio crollo. E dire che le ricette per aumentare gli acquisti da parte degli italiani si sanno già, vengono ripetute alla nausea sia da economisti sia dai cittadini stessi sia da coloro che dovrebbero attuarle ma una volta eletti "stranamente" dimenticano quanto detto. Il trend positivo dell'e-commerce italiano, in questo clima di difficoltà e incertezze, dovrebbe rappresentare un buon segnale che sarebbe prezioso da preservare, per infondere coraggio al Paese intero e ai mercati. Invece si tende ad ignorarlo, e ad ignorare che senza un adeguato potere d'acquisto la gente non compra. Chissà se prima o poi qualcosa cambierà in tal senso. La speranza è sempre l'ultima a morire.