Nel mio quotidiano (e compulsivo) vagare per la rete, mi sono imbattuto in tanti articoli che hanno preso spunto dalle parole di Steve Jobs riguardo il futuro delle televisioni, emerse in particolare nella recente biografia ad opera di Walter Isaascson. Tra le pagine del libro, oltre a "scoprire" che Jobs puzzava e trattava male le persone, si ritorna spesso alla sua ossessione di creare prodotti "definitivi". Dei veri e propri blockbusters, dei game-changer (mamma mia quanti termini inglesi, faccio ammenda…).

La maggior parte delle persone probabilmente vedrà in questa tattica un fine meramente economico, io ritengo invece che i soldi siano stati per Jobs solo ed esclusivamente un mezzo per raggiungere un obiettivo. Se la sua ferma volontà era quella di creare prodotti che diventassero uno standard, così ben concepito da risultare quasi un bisogno primario, allora era ed è necessario creare un ecosistema che tende all'eliminazione dei concorrenti. Con il mercato globalizzato ormai non si può più essere "provinciali": quando aumentano gli ordini di grandezza i milioni di dollari sono noccioline ed è quasi impossibile che un'ottima idea "tenga" senza il supporto economico adeguato. Ora che Apple ha un ricco portafoglio può spingere facilmente i propri prodotti, basta solo trovare l'idea giusta. E penso si possa dire che, fino ad oggi, questo non è mai stato un problema per l'azienda di Mac, iPod, iTunes, iPhone, App Store, iPad, ecc..

Cosa lamentava Jobs riguardo le TV? La mancanza di una strategia per entrare nel mercato. Ed io mi permetto, umilmente, di concordare. Quando Apple si è trovata nuovamente nella condizione di dover decidere "come cambiare il mondo un apparecchio elettronico alla volta" ha ragionato secondo parametri molto semplici: in quale campo possiamo fare una montagna di soldi con un prodotto che si possa imporre come standard? E badate bene che i soldi sono ancora una volta un mezzo e non un fine. Nel 2007 è stato il telefono, ma in lizza c'erano anche Tablet e TV, per stessa ammissione di Jobs. Le ragioni di opportunità sono semplici: il Tablet sarebbe stato troppo spesso e lento e per la TV mancava una strategia. Perché i vari tentativi come TiVo, Roku, Google TV sono stati dei flop o comunque nessuno di questi è diventato un riferimento per il proprio mercato?

Nel campo della telefonia gli standard tecnologici principali erano solo due, GSM e CDMA. E produrre un terminale che funzionasse in tutto il mondo era cosa piuttosto semplice dal punto di vista hardware. Apple è riuscita con il design e la funzionalità a creare un prodotto molto appetibile per le masse ed a convincere gli operatori che tutti lo avrebbero voluto. Ed ecco il fenomeno iPhone. Lo stesso è avvenuto anche con i Tablet, che prima dell'avvento di Apple, erano dei computer plenipotenti ma rachitici, pesanti e con una batteria ridicola. Ora sono diventati degli oggetti che ti permettono, è vero, quasi esclusivamente di fruire di contenuti creati da altri (computer) ma in un modo così immediato che persino mia mamma ha deciso di lanciarsi nell'arena, a 61 anni di età.

E la TV? Troppo complicata, un mare magnum di opportunità non adeguatamente imbrigliabile nelle maglie di una sola società. Gli standard tecnologici sono molteplici, le stazioni emittenti una miriade, i produttori di contenuti quasi altrettanti. Come si fa a convincere delle aziende che già ora producono grandi profitti ad assoggettarsi ad uno scatolotto bianco (nero, in alluminio anodizzato o di vetro gorilla…) che con ogni probabilità permetterebbe ai teledipendenti, razza notoriamente pigra e poco disponibile al cambiamento delle proprie abitudini, di accedere con maggiore facilità ai contenuti che veramente desiderano vedere?

C'è troppa frammentazione: mediamente ogni italiano ha almeno 4 telecomandi sul divano, altrettanti apparecchi con interfacce utente differenti, cavi a non finire e scarsa possibilità di accedere con facilità ai contenuti che veramente desidera. Quale che sia la strategia di Apple bisogna trovare il modo di far digerire un apparecchietto in più vicino alla TV (a meno di convincere l'orbe terracqueo a comprare solo TV Apple), creare un software che permetta di navigare, chattare, facebookare™ e persino guardare la tivvì, inserire del contenuto a pagamento e riuscire a convincere dei colossi/molossi (i broadcasters) a mollare una parte della preda, il tutto condito con un'interfaccia utente abbastanza semplice anche per la mia mammina. E questo al momento non è semplicemente possibile, ecco perché Jobs considerava la Apple TV un "hobby".

Ah, già, quasi scordavo gli Unibody…

Quando la Apple ha presentato il primo portatile con scocca rigida ricavata da un singolo blocco il mondo all'inizio non ha compreso le vere implicazioni di una scelta così radicale. Per produrre dei portatili di quel genere c'è bisogno di uno studio molto approfondito e di macchinari CNC estremamente costosi. La maggior parte di questi sono stati "requisiti" dalla Apple e gli altri contendenti si sono ritrovati di punto in bianco a dover inseguire la Mela senza aver la possibilità di raggiungerla.

Inoltre la Apple ha un'offerta molto limitata mentre Sony, HP, Acer, Lenovo e tutti i "grandi" puntano sulla diversificazione per cercare di coprire tutte le fasce di mercato. Questo fattore rende ancora più costoso lo sviluppo di involucri specifici del tipo Unibody. I vantaggi strutturali e di design sono però talmente evidenti che ormai la clientela si aspetta di poter comprare un portatile, non Apple, di questo genere. Si è imposto uno standard qualitativo ed emozionale e tocca correre ai ripari. Ma come si può combattere contro chi, in pratica, impedisce ai concorrenti di combattere ad armi pari?

Alcuni produttori stanno usando soluzioni ibride (un Unibody molto grossolano accoppiato ad una seconda struttura plastica interna) ma il risultato non è paragonabile sia da un punto di vista strutturale che di dimensioni, altri si affidano a materiali plastici più avanzati che hanno un aspetto metallico ma che alla prova dei fatti non reggono il confronto. È un po' la stessa cosa che è successa con i chip di memoria per gli iPod: il pesce più grande può garantirsi i prezzi più bassi all'acquisto e, con un prezzo di vendita più alto grazie al blasone, i guadagni risultano spropositatamente maggiori in termini sia relativi che assoluti. È concorrenza sleale? È la legge del più forte? È giusto che sia così perché è la Apple e a noi sta bene?

Lascio a voi il giudizio ma una cosa è certa: Apple è condannata a fare una montagna di soldi se vuole rimanere un'azienda di sognatori.