Android Market? Dimenticatevelo. Google Music? Pure. Google Books? Idem. A Mountain View hanno deciso di dare nuova linfa ai propri servizi, unificandoli in un nuovo e unico store, che si propone di fornire agli utenti Android una rinnovata user experience (UX) per quanto riguarda l'acquisto e la fruizione di contenuti. Finora i vari servizi Google, seppur unificati dal brand aziendale, apparivano separati sia in termini di esperienza d'uso che di gestione, contrariamente a ciò che succede in Apple dove iTunes Store, iBookstore e App Store, a parte il nome, condividono la struttura di base e anche gran parte degli elementi della UX. Con Google Play, ora, anche l'azienda di Page, Brin e Schmidt offre una piattaforma più completa e coerente, nel loro caso nome incluso.

Google Play si basa su quattro sezioni principali: musica, libri, app e film. La parte musicale è essenzialmente una riproposizione sotto il nuovo brand di quanto sinora fatto da Google Music, con la possibilità di acquistare brani e di poterli ascoltare su tutti i dispositivi in proprio possesso compatibili col servizio, oppure di caricare una libreria musicale pre-esistente sul cloud a cui accedere quando, come e dove si vuole. Anche per quanto riguarda le app, a parte il restyling sia di marchio che di interfaccia, non cambia molto rispetto all'Android Market: le funzionalità saranno quelle che gli utenti Android hanno già imparato a conoscere nel corso degli ultimi anni. Più nuovi invece gli impegni di Google nella vendita di libri e film: per i primi si potrà accedere a una gamma che comprende oltre 4 milioni di titoli, tra gratuiti e a pagamento, pronti al download. Per i film vi è la possibilità di guardarli in alta definizione, così come quella di acquistarli o più semplicemente noleggiarli per un determinato periodo di tempo. Scelta all'utente anche per quanto riguarda la fruizione, se tramite streaming diretto oppure tramite download per la visione anche in assenza di connettività.

Social e cloud sono elementi molto importanti della nuova user experience di Google Play. È possibile consigliare ai propri contatti su Google+ dei brani da acquistare, inclusa anche la possibilità di avere un ascolto gratis in streaming prima dell'acquisto. I libri preferiti possono invece essere condivisi sia tramite il social di Mountain View che per mezzo di posta elettronica o altri metodi. Grazie al cloud, similmente a quello che è possibile fare anche con iCloud, Google Play non solo sincronizza gli acquisti fatti tra i dispositivi, ma tiene anche memoria del punto a cui si è arrivato nella lettura di un libro o nella visione di un film, in modo da riprendere su qualsiasi dispositivo da dove ci si era interrotti. Google Play arriverà a breve come app per tutti i device Android a partire dalla versione 2.2, dunque i più vecchi non sono stati dimenticati, considerato pure che sarebbe stata una mossa alquanto controproducente data la bassa penetrazione di Ice Cream Sandwich e quella ancora non completa di Gingerbread.

Google Play sembra avere tutte le carte in regola per sfidare Apple e iOS anche nei campi in cui ha avuto un notevole vantaggio per diverso tempo, creando di fatto un nuovo e più efficiente ecosistema attorno ad Android. Basterà per mettere in difficoltà l'azienda di Cupertino? Per il momento non è dato saperlo. Le premesse, però, sono tutte da non prendere sottogamba.