Per tutte le aziende, ad un certo punto, dopo un prodotto di successo che diventa di punta arriva il momento di chiedersi se non è il caso di diversificare il business. C'è chi decide di farlo e chi no, e in entrambe le categorie c'è poi una ulteriore suddivisione tra chi ha fatto la mossa giusta e chi invece l'ha pagata a caro prezzo. Alcuni casi di diversificazione positiva tra i più famosi ce li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Apple, che fino al 2001 si concentrava solo sui Macintosh, entra nel settore dei lettori musicali portatili con l'iPod, per poi proseguire con successo l'espansione dei suoi business attraverso l'iPhone e l'iPad. Google, partita nel 1998 come motore di ricerca e oggi con tantissimo altro, tra cui uno dei servizi di posta elettronica più usati al mondo e il sistema Android. Microsoft, che nel 2001 dal software si lancia verso il mondo delle console con la Xbox, ottenendo oggi risultati più che soddisfacenti.

Ora la domanda citata nella prima riga se la pone Facebook. L'azienda/social network di Mark Zuckerberg continua a crescere, e l'avvio stentato in borsa difficilmente riuscirà a fermarla. Qualche mese fa ha comprato Instagram spendendo un miliardo di $ quasi come fossero noccioline, e ora sembra aver puntato un nuovo obiettivo, Opera.

A molti lettori il nome Opera richiamerà subito alla mente il browser norvegese, apprezzato soprattutto in ambito mobile più che in quello desktop, dove ha comunque la sua schiera di utenti e appassionati. Al momento è solo un rumor, ma la mossa avrebbe senso, in quanto il beneficio che Facebook potrebbe trarre da un browser, peraltro già pronto e non da scrivere da zero (come nel caso di Yahoo! Axis per iOS), è molto consistente. Avere un browser proprio vuol dire poter offrire una user experience più su misura per gli utenti, basta pensare a Google Chrome, del resto, per farsene un'idea. Più il browser saprebbe integrarsi con Facebook e i servizi ad esso correlati, più sarebbe l'uso da parte degli utenti di tutta la piattaforma. Ciò potrebbe portare anche un incremento dei profitti pubblicitari, con ads specificatamente mirati grazie all'apprendimento delle abitudini dell'utente in fatto di navigazione web. Sarebbe una situazione "win-win" da ambo i lati, con Opera che avrebbe un forte alleato alle sue spalle e Facebook che espanderebbe ulteriormente i suoi orizzonti. Certo, difficile sapere cosa ne penserebbe di una eventuale azione del genere l'azionista Microsoft, a sua volta proprietaria dell'ex-re dei browser, Internet Explorer. Ma dubitiamo che Zuckerberg possa farsi intimorire da eventuali lanci di sedia di Ballmer, il caso Instagram ha già dimostrato che se vuole con forza qualcosa riuscirà a ottenerla.

Gli intenti sembrano diventare sempre più chiari: Facebook vuole essere la prossima Google. Una gamma di servizi pronta a coprire le maggiori esigenze. Per i chiacchieroni "di professione" la messaggistica istantanea con Facebook Messenger. Per gli appassionati di fotografia la scelta è addirittura più variegata con le due opzioni Instagram e Facebook Camera. E nel caso l'acquisizione di Opera andasse davvero in porto, grazie al client email integrato nel software norvegese (e preferibilmente da separare, dedicandogli una applicazione a sé stante) potrebbe essere l'occasione giusta per migliorare pure i servizi di posta elettronica, finora un po' troppo mischiati ai messaggi privati. Le possibilità di espansione, se ben si guarda, sono infinite. Neanche tanto tempo fa i rumors volevano l'azienda di Palo Alto pronta ad assicurarsi addirittura Bing, l'attuale motore di ricerca Microsoft, indiscrezioni prontamente smentite dalla società di Redmond. Andando di pura supposizione, però, un servizio come Spotify potrebbe essere ancor più appetibile, pensando al modo in cui già oggi si integra bene con il social network di Zuckerberg e a come porrebbe l'azienda più in diretta competizione con iTunes e Google Play. Qualsiasi mossa sarebbe comunque fatta con il preciso obiettivo di tenere gli utenti sui propri servizi il più a lungo possibile, in modo simile a quanto oggi riescono a fare a Mountain View, dove quasi tutta la "filiera produttiva" risulta coperta senza la necessità di ricorrere a soluzioni di terze parti.

Il futuro, dunque, sembra molto ricco di novità, a breve e lungo termine, per Facebook. Borsa permettendo, certo, ma lì occorre valutare nel corso del tempo e non soffermarsi solo ai primi giorni di sofferenza. Se il cavallo è vincente o perdente, lo si vedrà all'arrivo, non all'inizio. Non resta che stare a guardare come si svilupperà il tutto.