Intel, un colosso che ben ci è noto, quando parliamo di computer. Se si tratta di mobile, invece, ci viene più alla memoria ARM, anche grazie al fatto che aziende come Apple ne adottano l'architettura per i processori utilizzati in smartphone e tablet. Che l'azienda di Santa Clara fosse stanca di lasciare tutta la torta ad ARM si era capito già da un po', e quest'anno con l'uscita di Medfield ha spiegato definitivamente quale aria tiri per x86 nel prossimo futuro. Se le prestazioni di Medfield hanno già stupito oltre le aspettative, mettendo in riga con un semplice single core (dotato di Hyper Threading) anche dei dual core discretamente carrozzati come quello del Galaxy Nexus, c'è da chiedersi cosa saprà fare la generazione del 2013, che disporrà di due nuclei (anche qui comprensivi di Hyper Threading, che in determinati contesti può dare una marcia in più). L'azienda crede molto nel suo progetto, a tal punto da lanciare un vero e proprio guanto di sfida.

È emerso oggi un video proveniente da una sessione di domande e risposte tenuta da Intel durante la presentazione dei risultati finanziari, avvenuta giovedì scorso. Paul Otellini, CEO dell'azienda e protagonista di questa sorta di "interrogazione" di rito che spesso avviene al termine della presentazione, desidera che i prossimi chip per il settore mobile possano davvero essere appetitosi, al punto che nessuno riuscirà a ignorarli. Neanche Apple. Il riferimento è molto chiaro nell'affermazione di Otellini, in cui si dice pronto a collaborare con la società di Cupertino per fare non solo dei Mac migliori, ma anche degli iPad altrettanto migliori.

Riuscirà Intel a non passare inosservata? Personalmente sono stato, e sono tutt'ora, un estimatore delle soluzioni ARM, che ritengo presentino un buon rapporto prestazioni/consumi e abbiano un ritmo costante di aggiornamento in termini di architettura. Peccato che purtroppo, ultimamente, costante stia diventando accostabile a lento. Vero, si iniziano a vedere sempre più quad-core, ma rimangono tutti basati sull'architettura ARM Cortex A9, presente da ben più di un anno sul mercato. Fanno eccezione i soli Snapdragon, basati sulla successiva Cortex A15 e prediletti negli USA in quanto offrono la connettività LTE già integrata nel System-on-Chip, assieme al processore e agli altri elementi principali. Di fatto, si può dire che la A9 sia destinata a fare due anni o quasi di servizio principale, lasciando il testimone solo nel 2013. Tempistiche che nel settore CPU sono quasi una eternità, e un player rampante quale è ARM non può permettersi un rallentamento così vistoso. Soprattutto alla luce dei movimenti presenti e futuri di Intel, che quando lancia una architettura sta già sviluppando non solo la successiva generazione, ma pure quella che viene ancor dopo. Non dimentichiamoci inoltre che il suo processo produttivo è già a 22 nanometri, con la tecnologia tri-gate di cui spesso si è parlato lo scorso anno, contro la maggioranza dei processori ARM che si attesta ancora tra i 40 e i 45 nm (solo ultimamente, vedi Apple, sta iniziando un progressivo passaggio ai 32 nm, transizione che Intel ha compiuto già nel 2010). E a Santa Clara non intendono fermarsi: nel 2014 è già previsto lo switch ai 14 nm, con l'architettura Haswell, mentre internamente si lavora per scendere fino a 5. Considerato anche il fatto che Windows 8 avrà una interfaccia e una piattaforma molto tablet-friendly, e che la versione x86 al contrario della versione ARM potrà godere della piena compatibilità con qualsiasi software sviluppato sino a oggi, appare chiaro come l'azienda inglese (ARM Holdings) debba prendere atto della nuova situazione e reagire in modo molto più rapido. Altrimenti Apple potrebbe non pensarci troppo a effettuare una nuova transizione, come ha già fatto per i PowerPC in passato passando proprio a x86.

Il gigante si è risvegliato? Sì, ed è pure parecchio affamato. E gradisce molto le mele, a quanto sembra, soprattutto se sono già morsicate.