2006. Il mondo dei PDA e dei primi smartphone proponeva soluzioni touchscreen ben diverse da quelle di oggi. C'era Symbian, che nonostante continuasse a rivolgersi al mondo "a tastierini numerici" iniziava con l'interfaccia UIQ a studiare gli schermi a tocco. C'era Windows Mobile, con l'obiettivo dichiarato di Microsoft di offrire all'utente una user experience che creasse una continuità col PC Windows di casa o del lavoro. Diversissimi tra loro, i due sistemi avevano in comune una cosa: il pennino, lo strumento che consentiva l'input. Pensare alle dita come mezzo per impartire comandi e inserire testi sembrava quasi una eresia, nessuna delle soluzioni in commercio era pensata per l'uso con strumenti differenti dal pennino. Nel 2007 cambia tutto: Apple, con l'iPhone, dà un calcio a queste abitudini, con uno smartphone e un sistema operativo pensati per essere toccati con le dita. Famosa la domanda di Jobs nel keynote di presentazione, "Who wants a stylus?", chi vuole davvero un pennino? Inizialmente l'idea suonò orrenda, a coloro che erano abituati ai palmari di allora e dunque ben abituati a quello strumento di input. I fatti poi daranno ragione all'iPhone, che assieme ad Android farà fare una brutta fine proprio ai sistemi operativi di cui parlavamo  nelle prime righe. Symbian oggi è relegato alla fascia media di Nokia, con piani per una sua progressiva uscita dal mercato. Microsoft ha dovuto abbandonare Windows Mobile e la commistione di elementi desktop-mobile per reinventarsi con Windows Phone, che sebbene abbia dalla sua una user experience differente da quella fornita dal duo iOS/Android, non è riuscito ancora a farsi davvero valere come "terzo polo" del settore. Oggi il pennino non è più considerato uno strumento di serie, ma al massimo un accessorio da sfruttare per specifiche esigenze.

Proprio per questo suonano strani i brevetti scoperti oggi da Unwired View. Risalgono al 2010, dunque né troppo recenti né troppo vecchi, in ogni caso già in pieno periodo iPad. Si tratta di uno stilo piuttosto evoluto, va detto, nulla a che fare con quelli dell'era Windows Mobile.

Due sono le varianti pensate da Apple per il suo ipotetico pennino: una ottica e una tattile. Nella prima soluzione, lo stilo di tipo capacitivo sarebbe dotato di un sensore ottico per il rilevamento della posizione e del movimento dello strumento sul display. L'input può essere trasmesso al dispositivo comprensivo dei dati rilevati oppure direttamente senza alcuna informazione ulteriore, a seconda dei casi. La seconda variante, ben più complessa a livello tecnico, prevede invece che il pennino restituisca una sensazione tattile all'utente non appena entra in contatto col display. Questo feedback può essere configurato in base al contesto e all'applicazione con cui l'utente interagisce per mezzo di uno strumento. Sensori interni alla penna come accelerometri e giroscopi possono infatti consentirle di riprodurre diversi feedback, come vibrazioni o sensazioni di movimento. Ciò potrebbe tranquillamente rientrare in eventuali scenari di realtà aumentata, che comprendano anche segnali visivi e uditivi, migliorando così la user experience.

Come per molti brevetti Apple, la fattibilità tecnica sembra essere molto alta, gli strumenti non mancherebbero. Ma dove la tecnica finisce, entrano in gioco il commercio e il marketing. Come spiegare l'introduzione di un pennino dopo aver promosso per anni l'uso delle dita come strumento di input? Non abbiamo dubbi che Apple oltre a saper fare i prodotti li sa vendere molto bene, ma in questo caso si rischia un effetto boomerang da non sottovalutare, non solo tra i detrattori i quali avrebbero un punto a loro favore per deridere l'azienda, ma anche tra i suoi stessi utenti che potrebbero sentirsi un po' traditi da quella grande promessa iniziale di non aver mai più a che fare con gli stilo. Perciò la giustificazione del reparto commerciale di Cupertino dovrebbe risultare davvero molto, ma molto, convincente. Inoltre non pare nemmeno esserci una grandissima richiesta per avere uno strumento del genere incluso tra quelli di serie o come accessorio ufficiale, e in quei settori dove c'è (il disegno, ad esempio) i produttori di accessori possono soddisfare adeguatamente le esigenze dei consumatori. Per questo, alla fine, pensiamo che alla fine siano solo brevetti esplorativi come molti altri, in cui vengono analizzate le eventuali evoluzioni della vecchia tecnologia senza alcun fine commerciale, e che comunque possono sempre tornare utili per eventuali battaglie legali. Insomma, salvo sorprese, la risposta alla domanda posta da Jobs 5 anni fa rimarrà ancora la stessa: no.