Quando Apple ha presentato il primo iPhone era un'azienda decisamente più piccola rispetto ad oggi ed il suo valore complessivo più o meno 1/6 dell'attuale. Il fatto che in quell'occasione, come in altre ritrovabili nel suo passato, sia riuscita a spiazzare e superare con un balzo aziende ben più corpose di lei è quasi sicuramente merito dalla sua organizzazione da startup-jobs-centrica. Per esplicare meglio il concetto ipotizzate di prendere un'uomo con idee forti e che riesca a sfruttare tutte le potenzialità delle migliori menti presenti in un'azienda e focalizzate questo team su un unico prodotto, finché non si raggiunge la perfezione. Questa non è di certo un valore assoluto, per cui i canoni di riferimento saranno definiti dal team-leader e dai pochi elementi capaci di influenzarlo. Seppur sinteticamente e con ovvia approssimazione, è così che sono nati Mac, iPod, iPhone ed iPad dell'era Jobs.

In concomitanza con il keynote di apertura della WWDC 2012, conferenza incentrata sul software, la Apple – che ormai dovremmo definire – di Cook, ha presentato due sistemi operativi e distribuito una cascata di aggiornamenti software (iPhoto, iMovie, Final Cut, Motion, Aperture, iTunes). Insieme a questi anche l'aggiornamento hardware di tutta la linea portatile: MacBook Air, MacBook Pro ed il nuovo MacBook Pro con display Retina. Quindi due linee di prodotto rinfrescate nell'hardware (ma non troppo), un computer totalmente nuovo ed anche altri elementi secondari come AirPort Express e Smart Case, nonché un paio di adattatori Thunderbolt. Per qualche ora sulla home page dello store è campeggiata l'etichetta "nuovo" anche sul Mac Pro, ma dopo un po' l'hanno tolta, difficile dire se per vergogna o per placare le crescenti lamentele. In più di un'occasione Apple ha pubblicizzato allo stesso modo aggiornamenti minori, in alcuni casi addirittura quando vi era solo un software più recente (vedi AirPort Extreme e Time Capsule), eppure sul Mac Pro non poteva passarla liscia, non dopo due anni di assenza ingiustificata (di aggiornamenti) ed una folta schiera di professionisti che si sentono con un piede (almeno) già lontani da Apple, lamentando la scarsa attenzione verso chi dirottava i suoi soldi a Cupertino molto tempo prima che esistessero gli iCosi. Gli argomenti sono molti e la storia si può approfondire analizzandola da infinite prospettive. C'è chi dice che sono già potentissimi così, chi si scandalizza per il prezzo, chi ritiene che siano spacciati e chi sta pensando di barattare il suo Mac Pro per una cassetta di cipolle (per piangere). Ma la mia domanda è: come interpretare il recente aggiornamento del Mac Pro e cosa ci dice del suo futuro?

Sfoltiamo un po' le ipotesi mediane e teniamoci i due estremi. O questa è l'ultima serie di Mac Pro che Apple produrrà e stanno semplicemente tentando di battere cassa, finché regge, con un minimo speed-bump, oppure va presa come una dichiarazione di intenti: ora ci mettiamo a lavorare seriamente, ma nel frattempo vi meritate, come minimo, un piccolo upgrade. Ripeto, stiamo volutamente estremizzando, ed in questa seconda ottimistica visione (almeno per il futuro) si inserisce la recente risposta di Tim Cook ad un utente che chiedeva un aggiornamento vero del Mac Pro, al quale il CEO ha scritto qualcosa del genere: siete importanti (i professionisti), non ci siamo dimenticati di voi e la nuova workstation arriverà entro la fine del 2013. Non è un refuso, ha scritto davvero 2013 e non 2012, per cui probabilmente vorrà sfruttare la fine del mondo (previsioni a cura dell'Istituto Storico dei Maya) per evitare di doverlo aggiornare davvero. Eppure potrebbe essere proprio Tim Cook la causa di un futuro roseo per il Mac Pro.

La Apple di cui abbiamo parlato inizialmente è quella in cui Jobs prendeva gli uomini che reputava migliori e li spostava da un progetto all'altro per seguire i suoi sogni (e la fortuna dell'azienda). Cook è di tutt'altra pasta, sicuramente meno eccentrico e carismatico, ma con maggiore esperienza manageriale ed organizzativa. Apple ha senza dubbio perso la sua luce più intensa, capace, alla stesso modo, di delineare lunghe e fredde ombre. Nei prossimi anni ci sarà sempre meno spazio per la volubilità, ma purtroppo forse meno anche per le intuizioni. Tutto è in divenire, inutile star qui a giocare coi tarocchi, eppure Tim Cook, l'uomo concreto che stiamo imparando a conoscere, non mancherà di far sentire la sua influenza sull'organizzazione dell'azienda Apple.

Un progetto ambizioso come il MacBook Pro Retina, unito ad un paio di prodotti minori ed al progresso software su Mountain Lion (la DP4 è molto stabile) ed il nuovo iOS6, sono sicuramente molto impegnativi. Eppure Apple avrebbe i numeri per non lasciare indietro nessuna linea di prodotto, né hardware (iMac, Mac mini e.... Mac Pro) né software (qualcuno ha detto iWork?). Non è detto che accontentare maggiormente il mercato sia necessariamente un bene, ma mi aspetto che Tim Cook vada proprio in questa direzione. Superato questo WWDC e partorito il primo Mac con display Retina, ci sarà il tempo, l'opportunità ed il movente per mettere su un team destinato a far rinascere il Mac Pro ed a mantenerlo in vita nei tempi a venire per soddisfare le esigenze dei professionisti. Ci vorrà del tempo, ovvio, ed anche sul piano software è necessario un impegno importante per rimettere in riga Final Cut Pro e riprendere come si deve Logic Pro. Ma ditemi, se foste un razionale e pragmatico CEO a capo di un'azienda ricca, che oltre a fare tanti soldi con iCosi deve la sua immagine prestigiosa all'essere stata per anni un riferimento per i professionisti dell'audio/video, non investireste anche in quella direzione per mantenere vivo questo status?

MacProMockup

Driiiin... maledetta sveglia!