Ieri sera (ora italiana) si è tenuta la conference call sui risultati fiscali di Apple per il terzo trimestre del 2012: come era lecito attendersi, le vendite sono aumentate rispetto a un anno fa, più del doppio per gli iPhone e quasi il triplo per gli iPad, trainati dal nuovo Retina Display.

Rispetto allo scorso trimestre, invece, si è registrato un calo della vendita di iPhone in Europa, soprattutto in Francia, Spagna e Italia, mentre il Regno Unito continua ad essere una nazione virtuosa per Cupertino, quasi quanto l'India ("We love India", ha dichiarato Cook, che quasi un anno fa amava l'Italia...).

La contrazione del mercato europeo è dovuta essenzialmente al fattore crisi, che sta rallentando tutta l'economia continentale e che, quindi, porta i consumatori ad abbandonare i beni ritenuti di lusso, puntando al risparmio. Ma può essere tutto e solo addebitato alla crisi?

A parte il perverso giro di rumor che porta l'utente a rimandare più in là l'acquisto in attesa "dell'iPhone 5 con la tastiera olografica e il display da 5" (vi giuro che me lo hanno detto, ndr) e che condiziona un po' tutti i mercati come ha ammesso ieri sera Oppenheimer, dobbiamo considerare altri fattori che, forse, passano inosservati.

Prendiamo ad esempio la situazione nel nostro paese, portato come paradigma negativo da Cook e soci: siamo fra i pochi (se non l'unico paese) nel quale gli operatori telefonici, a fronte di un iPhone 4S a 0 euro, vincolano i propri utenti con abbonamenti della durata di 30 mesi, cioè ben due anni e mezzo: chi ha comprato un 3GS al lancio di fattosi è svincolato solo a gennaio di quest'anno. Visto che il boom di abbonamenti si è avuto con il traino dell'iPhone 4, dubito che per almeno altri 6 mesi potremo assistere a una impennata delle vendite. Inoltre, i gestori nostrani non permettono di poter cambiare il proprio iPhone con il modello successivo semplicemente pagando un forfettario ed estendendo la durata dell'abbonamento così come accade in USA, fattore che condiziona non poco la vendita di iPhone.

Inoltre, si registrano forti cali nella vendita di Mac e, secondo me, dovrebbe spingere Apple ad accelerare il lancio dei nuovi iMac e Mac Pro, i quali, essendo stati trascurati, hanno portato i professionisti a non acquistare nuove macchine o a comprarne di nuove ma di altri costruttori. Infine non dimentichiamo che l'esplosione di vendite di Mac si è avuta in concomitanza della "moda" Apple e che, almeno qui in Italia, l'utente medio cambia un computer almeno una volta ogni 6 - 8 anni.