Era una delle feature più attese di iOS 6, che avrebbe fatto sicuramente parlare di sé. La nuova app Mappe, da questo punto di vista, non ha deluso le promesse: ha generato intense discussioni in tutto il Web. Ad aver deluso, però, è l'applicazione stessa: distaccatasi definitivamente da Google, è affetta da numerosi errori e poco giustificabili mancanze.

Un problema che non è alla sua prima assoluta, dato che era già stato riscontrato su iPhoto, apripista del passaggio a una combinazione di elementi di OpenStreetMap, Tom Tom e Nokia/Bing. Le mappe sono lontane dalla qualità fornita dal servizio Google, fino a iOS 5 fornitrice principale di Apple anche per il comparto cartografico. Tra i principali guai della nuova applicazione si riscontrano sezioni vuote in molte città, anche di grande importanza, come Londra e Tokyo, segnalazioni errate di luoghi, refusi e indicazioni di navigazione non corrette; il tutto si aggiunge alla perdita di funzioni che erano precedentemente disponibili grazie a Google Maps, come le indicazioni sui trasporti pubblici. La vista da satellite sembra essere quella messa meglio, ma perlopiù negli Stati Uniti, dato che a livello globale neppure lì mancano buchi. Neppure la modalità flyover in 3D è esente da critiche, poche le città coperte (tra cui Roma), e quelle su cui è attiva la visuale vi sono distorsioni e omissioni. Ecco come si presenta, ad esempio, il Brooklyn Bridge di New York:

Il tutto, oltre a vibranti proteste in Rete per la scarsa qualità del servizio, ha suscitato anche naturale ilarità, con blog interamente dedicati agli strafalcioni della nuova sfortunata app, come The Amazing iOS 6 Maps. Il titolo, ovviamente, è sarcastico.

Eppure Apple su questo progetto non ci starà lavorando da poco, e nemmeno le manca il know-how, dato che ha acquisito nel corso del tempo svariate aziende del settore. Evidentemente, però, la preparazione non era ancora sufficiente, e il rilascio è risultato alla fine affrettato. Il contratto con Google per le mappe era infatti in scadenza, e nel suo percorso verso il distacco dall'azienda di Larry Page Apple deve aver ritenuto il momento opportuno per il cambio fatidico, pur sapendo della poca maturità del suo servizio. Col disastro mediatico che ne è conseguito nelle ultime ore. Un disastro che si poteva evitare facilmente. È lecito aspettarsi che il primo rilascio di un nuovo servizio non abbia ancora quella maturità presente invece su concorrenti presenti da più tempo e con maggiore esperienza. Per questo una soluzione ottimale sarebbe stata una convivenza nel medio termine tra il servizio Apple e quello Google, etichettando il primo come Beta e rendendolo opzionale nel periodo iniziale. Gradualmente, col miglioramento del servizio nel corso dei mesi, l'azienda avrebbe potuto proporlo come predefinito, e una volta raggiunta almeno la parità con i rivali di Mountain View la fine della modalità duale sarebbe stata fattibile. Così come ha fatto, invece, non solo è risultato un passo più lungo della gamba per Apple, ma rischia solamente di riconsegnare gran parte dell'utenza iOS a Google non appena questa rilascerà l'apposita versione di Maps.

Né iOS 6.0.1 né la 6.1 riusciranno a risolvere la questione; il lavoro da fare è tanto, e non è cosa di poche settimane. Per vedere un servizio veramente di qualità potrebbe volerci ben più di un anno. È però ancora possibile attuare in tempi relativamente brevi il percorso ideale che abbiamo descritto sopra. Se Apple ci tiene alla user experience in tutti i suoi aspetti, una tregua con Google risulta qui doverosa, restituendo al suo sistema operativo mobile l'app Mappe di tutto rispetto che precedentemente aveva. Per rifarsi sotto ci saranno tempi e modi più opportuni.