Risale soltanto a qualche giorno fa il comunicato ufficiale circa l'abbandono (o la cacciata?) di Scott Forstall e John Browett, due figure di rilievo in Apple. I due, vicepresidente della funzione per lo sviluppo di iOS il primo e della gestione dei retail store il secondo, a voler essere precisi, sono stati licenziati dal CEO Tim Cook, pur mantenendo il ruolo di consulenti interni all'impresa fino al 2013. Dall'ufficializzazione della notizia, nel giro di pochissime ore, si è subito scatenato il tam-tam mediatico che ha portato, come spesso accade, prevalentemente confusione circa le motivazioni di Tim Cook nel prendere una simile decisione e proprio in questo periodo. A distanza di pochi giorni la faccenda sembra chiarsi, pur non essendo stata fornita alcuna motivazione "ufficiale" da alcuno dei soggetti interessati. Ci sembra tuttavia ben più interessante ragionare sul cosa cambierà, piuttosto che speculare sul perché di quanto accaduto.

Per cominciare è bene ricordare come si è modificato l'assetto in Apple dopo la perdita di queste due importanti figure, segnando probabilmente il vero inizio della fase "post-Jobs". Le vecchie-nuove colonne portanti dell'azienda saranno Jonathan Ive, Eddy Cue (a cui è stato affidato ex-novo lo sviluppo di Siri e delle nuove Mappe), Bob Mansfield e Craig Federighi (per lo sviluppo di OSX e, ora, anche di iOS).

Maggiormente importante tra tutti è il fatto che da ora in avanti sarà Jony Ive a farsi carico di oneri ed onori per quanto riguarda non solo il design hardware dei prodotti Apple, bensì anche per la controparte software nei dispositivi mobili, ossia la UI di iOS. Già da tempo è noto lo scontro ai piani alti dell’azienda di Cupertino tra Ive e Forstall per chi riuscisse ad ottenere maggiore influenza in merito, una diatriba montata al punto che il primo (definito dalla testata britannica The Daily Mail “design genius”) si rifiutava persino di partecipare alle riunioni con Forstall senza la presenza di Tim Cook.

A quanto sembra il motivo principale dietro questo astio tra i due, riguardava l’adorazione di Forstall per il design skeuomorfico, odiato invece da Ive. Per chi non lo sapesse, skeuomorfismo deriva dai termini greci antichi σκεùος (strumento) e μορφή (forma, aspetto) e nelle interfacce consiste nel ricreare in digitale degli elementi propri del mondo reale (o analogico). iOS è disseminato di elementi che seguono questa logica, dalle app “Contatti”, “Calendario” ed “iBooks” su iPad (che visibilmente simulano rispettivamente una rubrica, un calendario cartaceo ed una libreria) fino alla sublimazione di Passbook, dove l’eliminazione di una carta viene eseguita attraverso un trita-documenti virtuale che la riduce in brandelli.

scheuomorfismo

Le interfacce con questi elementi hanno il vantaggio di risultare immediatamente familiari all’utente che vi si avvicina, facilitandone l'apprendimento e l'uso. D’altro canto tali dettagli rendono la grafica molto "pesante", aggiungendo elementi che possono distrarre dai contenuti. Windows Phone è l'esatto opposto di iOS da questo punto di vista: i contrasti forti e l'aspetto minimalistico di tutti gli elementi della UI puntano sull’immediata cognizione delle informazioni, le quali appaiono subito disponibili e chiare all’utente. Per capire meglio confrontiamo l’app nativa "Note" di iOS con “Squarespace Note”.

scheuomorfismo-note

Squarespace Note (a destra) è sicuramente più semplice e "scarna", probabilmente meno piacevole dal punto di vista estetico ma non per questo meno funzionale, anche grazie anche alle gestures che rimpiazzano i tasti in sovrimpressione. C'è chi preferisce l'una o l'altra versione, personalmente ritengo che la soluzione minimalista svolga meglio il proprio compito rispetto all'app nativa.

L’idea di una ipotetica rivoluzione/evoluzione di iOS è molto interessante. I tempi sembrano quelli giusti visto che per tante – troppe? – generazioni la UI è rimasta uguale a sé stessa. Bisogna però considerare che una larga fetta di utenti potrebbe preferire o, comunque, essersi abituata alle interfacce skeuomorfiche (ora presenti anche in OS X) per cui un cambiamento in tal senso non necessariamente riscuoterebbe consensi universali. A prescindere dalle decisioni che verranno prese, sembra ormai certo che su iOS 7 peserà in modo determinante lo stile di Jony Ive.