"Fuga da Samsung": potrebbe essere il titolo di un film, di cui abbiamo già parlato a più riprese, anche molto recentemente, vista la frattura sempre più insanabile tra le due aziende, ormai divise da vere e proprie trincea fatta di continue azioni legali. Il prossimo passo, su cui più o meno i siti sul mondo Apple (incluso il nostro) concordano, sarà relativo ai processori, dove i coreani continuano a detenere un ruolo primario di partnership per la loro produzione. Dove andare, però? TSMC e Global Foundries sembrano le vie più probabili, considerando nel computo vantaggi/svantaggi sia i ritmi produttivi superiori a quelli garantiti da Samsung sia alcune inevitabili conseguenze tra cui aumento dei costi e tempi di transizione lunghi, oltre alla necessità di tenere a bada altri importanti clienti di queste due produttrici di semiconduttori. C'è però una terza via, volendo. E si chiama Intel.

Il rumor, a dire il vero, non è nuovo, circola già da tempo. Intel stessa nel corso del tempo ha manifestato interesse ad agire non solo come produttore di processori in proprio, ma anche per altre aziende committenti sulla base dei loro design. L'analista Doug Freedman di RBC Capitals riporta una Apple in procinto di cedere al richiamo, almeno stando alle informazioni in suo possesso.

I contatti a riguardo sarebbero già in fase avanzata, e sembrerebbero essere più o meno definite le condizioni poste dall'azienda di Santa Clara per la fattibilità dell'operazione. Intel acconsentirebbe alla produzione dei chip di Cupertino basati su architettura ARM, destinati agli iPhone; dall'altro lato, però, verrebbe richiesto il passaggio alla piattaforma x86 dell'iPad. Tanti vantaggi economici per Intel, altrettanti vantaggi tecnici, ma anche qualche svantaggio, per Apple. L'azienda di Cupertino avrebbe a suo fianco un ottimo partner, con capacità e fabbriche sensibilmente migliori di quelle Samsung. Visti i buoni rapporti per l'uso delle sue CPU su Mac, poi, potrebbe spuntare un prezzo particolarmente vantaggioso e non sarebbe costretta a fare a botte con altri big del settore come nVidia o Qualcomm per garantirsi lotti produttivi a sufficienza, come invece succederebbe scegliendo TSMC o Global Foundries. Dal punto di vista software, inoltre, un iPad con processori Intel sarebbe in grado di eseguire non solo iOS, ma anche altri sistemi operativi, incluso OS X stesso, utilizzabili a seconda delle esigenze e dei mezzi di input disponibili. Considerato come Apple sia già abituata a dare ai suoi prodotti una "doppia vita", non saremmo stupiti se venisse fuori l'esistenza di un team che compila in modo silenzioso e costante build di iOS per x86, proprio in previsione di simili eventualità.

Illustrati i pro, veniamo ai contro. Tra i rovesci della medaglia vi sarebbe principalmente quello di non poter più personalizzare a piacere i processori per l'iPad, con lo switch a x86. Certo, avrebbero ancora la possibilità di effettuare delle ottimizzazioni specifiche, con l'aiuto della stessa Intel e anche attraverso il software, ma la libertà di sviluppo goduta attualmente non si riuscirebbe più a ottenere. Altro punto cruciale è la compatibilità delle attuali applicazioni per iPad: come garantirla? Se per un periodo transitorio si potrebbe utilizzare un simile di Rosetta che si occupi della "traduzione" ARM-x86, poi arriverebbe la necessità di un nuovo formato Universal, che garantisca non solo l'uso della stessa app su dispositivi diversi tra loro in termini di form factor, ma anche di architettura, dato che iPhone e iPod touch rimarrebbero su soluzioni ARM-based. Una sfida non impossibile, essendo già stata affrontata con il passaggio di consegne tra PowerPC e x86 sui suoi computer, ma di certo impegnativa sia per Apple che per gli sviluppatori. Ulteriore svantaggio, infine, sarebbe la necessità di rinunciare a qualsiasi prospettiva futura riguardante Mac basati su processori Ax, dal momento che Intel si cautelerebbe sicuramente a riguardo nel contratto di partnership. Ma è alquanto probabile che tra tutti quest'ultimo sia il contro che peserebbe di meno negli uffici di One Infinite Loop, finché vengono garantiti miglioramenti per prestazioni e consumi.

Complessivamente, il rapporto tra i lati positivi e quelli negativi sembra mostrare una situazione favorevole a un'alleanza del genere. Tutto sta ad Apple, soprattutto a vedere se è disposta pure a qualche sacrificio pur di arrivare al suo obiettivo. In fin dei conti, per prevalere nella furiosa lotta con Samsung vale tudo.