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Uno dei pochi aspetti sottotono della Panasonic G3 (recensione) ci è sembrata l'ergonomia. Dopo l'ottima G2, che riprendeva interamente il progetto della GH2 con caratteristiche meno performanti, la casa nipponica porta bandiera del Micro Quattro Terzi ha deciso di puntare tutto sulla riduzione dei volumi. Si è così ottenuta una fotocamera per molti aspetti eccellente ma con un'impugnatura un po' sacrificata e tasti non troppo comodi.

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Saltato il numero 4 per motivi scaramantici, la G5 presentata quest'anno migliora in tutto la G3 e fa un passo indietro solo dove era necessario. La dimensione rimane contenuta ma l'ergonomia non è più sacrificata grazie ad una impugnatura ben sagomata e qualche altro accorgimento.

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Caratteristiche Principali
La Panasonic G5 si basa su un sensore Live MOS da 16 megapixel ed anche se i numeri potrebbero far supporre che si tratti della medesima unità presente sulla G3, nasce da un progetto nuovo che la casa definisce "digital". Non che il precedente non fosse digitale. La differenza sul piano tecnico è molto più sottile ma si è resa necessaria una nomenclatura chiara e semplice per sottolineare il miglioramento delle prestazioni. La G5 elabora le immagini con il nuovo processore Venus Engine VII FHD, ha una sensibilità massima che sale a 12800 ISO, un frame rate più rapido (6fps), registrazione video a 60p (o 50p a seconda dei paesi), display più risoluto, corpo migliore e tanto altro.

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Corpo ed ergonomia
Abbiamo provato il modello con la fresca colorazione bianca ma è disponibile anche in nero e con un'inedito argento. Fatte fuori le varianti troppo esotiche – rosso e bordeaux – ci si è concentrati su colori decisamente più sobri. Se la G3 era costruita bene, compatta e solida, la G5 è ancora meglio: si è passati da una scocca interamente plastica ad una in cui il pannello frontale è in alluminio. Panasonic fa sempre un ottimo lavoro dal punto di vista dell'assemblaggio e ciò si avverte fin dal primo istante. L'impugnatura è finalmente ampia e generosa, un po' limitata dalla ridotta altezza (circa 7cm) ma ergonomicamente riuscita.

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Il peso del solo corpo non è aumentato (sempre 170gr) ma è la maggiore attenzione ai dettagli che lo rende più comodo. Sul retro si può notare il miglioramento della sagoma per il pollice nonché i tasti che, pur rimanendo piccoli, ora fanno "clic" in modo preciso. Importante miglioria anche per il pad direzionale: si abbandonano quei minuscoli tastini, piatti e difficili da azionare, in favore di un unico pad a quattro vie: semplice da usare anche ad occhi chiusi.

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Display e mirino
L'EVF (Electronic View Finder) o, come lo chiama Panasonic, mirino LVF, è un display abbastanza ampio da 1.44 milioni di punti. È sempre in grado di restituire un'immagine chiara e luminosa, superando, per molti aspetti, le prestazioni del mirino ottico a pentaspecchio presente sulle reflex di fascia analoga. Riesce a farci vedere anche nella penombra di una stanza chiusa, diminuendo dinamicamente la frequenza di refresh. Ciò comporta una perdita di fluidità e la comparsa di qualche scatto, ma è quasi magico vedere meglio di quanto facciano i nostri occhi, svelando i colori naturali degli oggetti quando noi avvertiamo solo il grigio. È inoltre possibile visualizzare le informazioni complete di scatto in sovraimpressione, esattamente come sul display posteriore, potendo scegliere diverse modalità tramite il menu. La G5 guadagna anche un sensore di prossimità, posto proprio sotto il mirino, che consente di attivarlo e disattivarlo automaticamente, appena ci avviciniamo con il viso. Il passaggio è fluido e sufficientemente rapido ma se siete soliti inquadrare anche da posizioni ravvicinate al corpo, sfruttando le possibilità offerte dal display snodabile, meglio disattivare tale funzione per evitare che si spenga quando non desiderato. In tutti i casi vi è un pulsante fisico per effettuare il passaggio manualmente.

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Il display è un altro punto su cui Panasonic ha deciso di investire per questo nuovo modello: la diagonale rimane di 3" ma si passa da 460 mila punti a 920 mila. È molto più nitido e chiaro rispetto quello della G3 e la luminosità sufficiente anche all'aperto. E se proprio ci si trova con luce diretta ed intensa, c'è sempre il buon mirino da poter utilizzare. La cerniera laterale consente di ripiegarlo in ogni posizione, per ottenere scatti creativi, avere una buona anteprima  da cavalletto (anche in studio) e controllare la riuscita delle auto inquadrature. Il display è anche touch screen, come da tradizione della casa, utilizzabile per definire il punto di messa a fuoco e per muoversi nei menu. La risposta è sufficiente ma si deve premere con un po' di decisione. È alla pari con il modello precedente mentre Canon EOS M e la recente GH3 (anteprima video) sono molto più sensibili, quasi come i moderni smartphone.

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Menu e controllo
I menu delle fotocamere Panasonic non hanno mai brillato per chiarezza e semplicità ma è con piacere che verifichiamo i piccoli miglioramenti che vengono effettuati tra un modello ed il successivo. Con il tasto centrale del pad si accede alle impostazioni principali, divise tra fotocamera, videocamera, personalizzazioni, setup e riproduzione. Le cinque icone sono grandi e abbastanza riconoscibili (anche se quella di personalizzazione si distingue unicamente per la C di Custom) e si possono selezionare sia con le dita che con i tasti freccia. Per i più smanettoni c'è anche la possibilità di cambiare l'immagine di sfondo e la colorazione del background nella vista ad elenco.

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Durante la fase di ripresa non si accederà al menu per modificare le impostazioni di scatto ma si utilizzerà il Quick Menu, disponibile tramite l'apposito tasto posto a destra del mirino. Questo fornisce un metodo rapido per intervenire sullo stile fotografico, flash, qualità video o d'immagine, messa a fuoco e metering. Il tutto adoperando i pad o il touch screen, a seconda delle nostre preferenze. Magari non si potrà dire che sia esteticamente troppo riuscito ma risulta certamente efficiente.

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Nella zona superiore della fotocamera troviamo un assetto piuttosto tradizionale, con il pulsante di scatto in posizione comoda, ben avanzato sull'impugnatura e non arretrato come sulla G3. Tutti i controlli fisici appaiono migliorati qualitativamente per materiali e feedback. Il maggiore spazio ha consentito di spostare qui il pulsante di registrazione video, quello rosso, ed una nuova leva da poter utilizzare per controllare uno dei parametri di scatto (personalizzabile). Il selettore on/off è rimasto invariato, così come il tasto iA che attiva l'IntelligentAuto illuminandosi di blu. Come si può notare non è presente il classico "auto" nella ghiera dei modi, ma si potrà sempre attivare con questo pulsante.

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In cima si trovano anche i due microfoni per la registrazione audio stereo, molto ravvicinati, davanti la slitta accessori. Guardando la zona posteriore si nota un ricco set di pulsanti ed una sede ben sagomata per il pollice. I tasti, precisi e facilmente azionabili anche con mani grandi, sono ben spaziati e con un feedback preciso. Il pad direzionale include la possibilità di azionare 4 differenti impostazioni, una per ogni direzione: ISO in alto, bilanciamento del bianco a destra, metodo avanzamento in basso e punto di messa a fuoco a sinistra.

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Come ghiera abbiamo solo quella posteriore che si può premere per alternare apertura e tempi in modalità manuale. La soluzione di Panasonic è pratica e ci è capitato di trovare qualcosa di analogo anche nelle fotocamere di altri brand, l'unico problema è che la ghiera si trova un po' troppo all'esterno: la sede per il pollice è ben pronunciata e per raggiungerla si deve compiere una torsione non troppo comoda.

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Già nella configurazione di base, la G5 offre buone possibilità di controllo a tutto raggio ma vi sono anche ottime possibilità di personalizzazione. Cinque comandi, tre fisici e due schermo, sono associabili alle funzioni che preferiamo, in modo da ottenere un setup di controlli personalizzato sulle nostre esigenze.

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AF / Metering / Drive
La messa a fuoco per contrasto nelle Micro Quattro Terzi di Panasonic è sempre stata un punto di riferimento tra le mirrorless. Nella G5 ci si basa su 23 punti con la modalità multi-area automatica, la selezione manuale del punto (si può usare il touch screen) o il tracking. Comprende anche la modalità "Face Detection" e può essere impiegata in modalità singola o continua, anche nel video. In quest'ultimo caso capita di incorrere nella classica "ricerca di fuoco" ma si comporta sempre molto meglio di tutte le reflex ed anche di un gran numero di altre mirrorless. Oltre alla modalità di fuoco manuale è anche possibile attivare quella automatica+manuale, nella quale, dopo la MAF automatica, si può intervenire con correzioni sull'immagine ingrandita, usando la ghiera sull'obiettivo oppure il bilanciere superiore, vicino al pulsante di scatto.

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L'esposizione calcolata automaticamente è quasi sempre valida e non ha evidenziato particolari tendenze a sotto o sovraesporre. Ha risolto abbastanza bene le diverse situazioni in cui è stata messa alla prova, con l'unica accortezza di impostare il metodo corretto a seconda delle condizioni ambientali, scegliendo tra punto centrale, multiarea e misurazione bilanciata al centro. Uno degli aspetti che continua a non piacerci della serie Gx è l'impossibilità di avere un'anteprima costante dell'esposizione. Anche impostando il metodo manuale, il display mostrerà sempre un'immagine con esposizione calcolata, per cui potremo vedere i risultati della nostra impostazione di apertura/tempo/iso, solo dopo aver completato lo scatto. Esiste la possibilità di attivare temporaneamente l'anteprima con uno testi funzione (di default è fn2, quello sotto il pad) ma l'opzione tende a disattivarsi da sola. Nella top di gamma GH3, invece, abbiamo l'opzione "anteprima costante" nel menu principale che è particolarmente utile, se non fondamentale, per chi tende a scattare in modalità manuale.

Rispetto la G3, la nuova Panasonic G5 ottiene dei miglioramenti in quanto a rapidità nello scatto continuo, passando da 4fps a 6fps in modalità H, senza anteprima live view. I risultati sul campo scattando in JPG sono buoni, andando avanti praticamente all'infinito, utilizzando il RAW il buffer consente di catturare circa 9 fotogrammi prima di doversi bloccare, anche con una scheda molto veloce (UHS-1).

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Flash
Il lampeggiatore integrato si apre a popup, dall'alto, attraverso il pulsante di sblocco laterale. Ha un numero guida di 10.5 (sulla base ISO di 160) per cui è un'unità più che performante in relazione al tipo di fotocamera. Possiede tutte le classiche impostazioni di controllo e la slitta superiore consente di adoperare anche unità flash esterne (ricordiamo che nel Micro Quattro Terzi sono compatibili anche quelle Olympus).

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Qualità d'immagine
Fin dai primi scatti con la Panasonic G5 abbiamo notato miglioramenti rispetto la G3. Già con le impostazioni di base le foto hanno dei bei colori, carichi ed al tempo stesso naturali. I test di DxOMark evidenziano anche un notevole miglioramento del range dinamico (uno stop intero) e qualcosa riguardo la profondità colore.

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Abbiamo provato la G5 con molti obiettivi, compresi due fissi luminosi da 20mm e 45mm già in nostro possesso. Ci siamo però concentrati sui due zoom Lumix G X Vario PZ che Panasonic ci ha inviato in prova, il 14-42 ed il 45-175. Il primo è l'ormai noto zoom "normale" dotato di zoom motorizzato e messa a fuoco silenziosa. Ha fatto un po' da apripista nel settore e anche Sony, di recente, ha realizzato un obiettivo simile per le sue NEX. A dispetto di una dimensione molto più compatta – da spento occupa quanto il pancake da 20mm – non offre la medesima nitidezza del 14-42 tradizionale. I suoi punti di forza sono nelle dimensioni, apprezzate da chi ricerca massima trasportabilità, e nella possibilità di avere una zoomata fluida nella registrazione video con una messa a fuoco più silenziosa. Se questi due aspetti non vi interessano, potreste valutare tranquillamente l'acquisto della G5 con il kit più economico.

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Molto interessante anche il nuovo 45-175 f/4-5,6 (a sinistra) che, a dispetto di una dimensione minima ed un peso da piuma, offre una focale equivalente ad un 90-350mm con tanto di zoom motorizzato, ideale per caccia fotografica da lunghe distanze con massima discrezione. Entrambi questi obiettivi sono dotati di stabilizzazione Mega O.I.S. ed hanno due leve laterali, una per lo zoom e l'altra per la MAF.

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Per quanto riguarda la resa ad alte sensibilità, non sembrano esserci particolari miglioramenti rispetto la G3 e i 3200 ISO sono il limite che consigliamo di non superare mai. Scattando in JPG la riduzione del rumore appiattisce troppo già prima di questa soglia, mentre con il RAW gli 800 ISO sono davvero buoni (basta poco per ripulirli del rumore) e si iniziano a perdere informazioni solo a 1600 ISO. Di seguito il nostro classico test in studio, con un paio di significativi crop al 100% alle varie sensibilità (immagini catturate con l'obiettivo del kit).

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Crop 100% a ISO: 160 - 200 - 400 - 800 - 1600 - 3200 - 6400 - 12800

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Esattamente come sulla G3, l'impostazione i.dinamico consente di recuperare bene le ombre e le alte luci in condizioni di alto contrasto, ovviamente solo nel salvataggio dei JPG (sui RAW non avrà alcun effetto). Allo stesso modo sono presenti gli ormai gettonatissimi effetti creativi, di cui si può veramente fare a meno, ed una modalità panorama che è ancora molto distante dall'efficacia e semplicità vista sulle Sony NEX.

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Batteria, memoria, collegamenti
Tradizionalissima la posizione di batteria e memoria, entrambe collocate nel vano alla base. Lo sportellino è ben realizzato e robusto e per quanto riguarda l'autonomia Panasonic dichiara un incremento da 270 scatti a 320 scatti, valutati secondo lo standard CIPA. Non siamo riusciti ad effettuare un confronto non avendo più la G3 a disposizione ma ogni miglioramento in tal senso è sempre gradito.

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Per quanto riguarda i collegamenti, questi sono tutti concentrati a destra, dietro un piccolo sportellino con cerniera gommata. Vi è l'uscita HDMI, una per il collegamento USB e la porta per lo scatto remoto. Come nella G3 non vi è l'ingresso audio per il microfono esterno.

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Registrazione video
Come già capitato in passato con altre fotocamere Micro Quattro Terzi, tra cui anche la Olympus OM-D EM-5, la registrazione video offre delle ottime caratteristiche ma pecca per i controlli. In sostanza l'esposizione sarà sempre automatica, anche impostando il metodo M, e l'unico modo per controllarla è quello di impostare un metodo diverso da M e sfruttare la compensazione di esposizione. In tutti i casi non si potrà verificare in modo specifico la tripletta dei parametri e cambiando le condizioni di illuminazione la camera si adatterà di conseguenza, senza possibilità di disattivare tale funzione. La qualità dei video è buona e la G5 aggiunge due caratteristiche importanti rispetto la G3: i video Full HD a 50p (o 60p nelle nazioni dove si usa l'NTSC) e la più pratica registrazione su file MP4, in aggiunta alla classica struttura AVCHD. Se dal punto di vista della qualità di registrazione le potenzialità sarebbero enormi, anche per via di un AF continuo che svolge un discreto lavoro, la mancanza di controllo e di un ingresso per microfono, rendono il comparto video della G5 adatto prevalentemente a filmati occasionali di qualità "amatoriale". Non si tratta di una novità per questo range di prodotti e forse Panasonic sta provando a dare maggior importanza alla GH3 mantenendo limitate le sue sorelle minori, quel che dispiace è che la qualità del video è davvero elevata e si sarebbe potuta sfruttare molto meglio.

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voto 3,5Conclusioni / Costi
Con la G5 Panasonic ha sicuramente centrato gli obiettivi primari dell'upgrade, risolvendo tutte le principali problematiche riscontrate nel modello che sostituisce. Abbiamo finalmente una buona impugnatura e tasti comodi, miglioramenti nel display e nella qualità delle foto e dei video, eppure manca quel qualcosa in più tale da giustificare un prezzo di lancio superiore di oltre 100€ rispetto il precedente modello. È una fotocamera completa e dalle prestazioni valide in ogni ambito ed il Micro Quattro Terzi è una garanzia in termini di disponibilità di ottiche per ogni esigenza. Tuttavia finché il costo della G5 con obiettivo in kit sarà di circa 650€, tendiamo a ritenere una scelta più saggia acquistare in offerta a 370€ la precedente G3. Il voto è di 3,5 non perché la G5 sia peggiore della G3 (che aveva ottenuto 4 stelle) ma perché con questo posizionamento dovrebbe, a nostro avviso, offrire di più.

PRO
 Corpo compatto, robusto e dalla migliorata ergonomia
 Bei colori e buona qualità d’immagine fino a 800 ISO
 Semplice da usare, ma ricca di funzionalità avanzate
 Mirino integrato ampio, di buona qualità e con sensore di prossimità
 Display touchscreen completamente articolato e con elevata risoluzione
 3 tasti fisici personalizzabili oltre alel 4 scorciatoie del pad direzionale
 Slitta per il collegamento di flash esterni
 AF rapido con tracking discretamente valido anche nel video
 Fino a 6fps in scatto continuo (senza live view)
 Registrazione video FullHD fino a 50p ed anche in MP4 (non solo AVCHD)
 Ampia scelta di obiettivi

CONTRO
Pro Prezzo elevato
Pro 
Non si avvertono miglioramenti ad alti ISO rispetto la G3
Pro 
Non si può decidere di avere sempre l'anteprima dell'esposizione
Pro AF migliorabile con poca luce
Pro Non c’è più la possibilità di collegare un microfono esterno
Pro Impossibile impostare in modo completamente manuale i parametri di registrazione video