È facile che ancora oggi le mirrorless vengano, qui in Italia, considerate come figlie di un Dio minore della Fotografia. Non è certo così nel resto del mondo, dove il rapporto nelle vendite è ormai 1:1, e il trend globale si rispecchierà anche in Italia, prima o poi.

Il fatto è, che la loro evoluzione sul piano tecnico/qualitativo è stata così rapida e variegata che non si è neanche riusciti ad imbrigliarle con un termine univoco. Sono rimaste sempre "mirrorless", per l'assenza dello specchio, ma essendo caratterizzate dal mirino elettronico è stata coniata la sigla EVIL (Electronic Viewfinder Interchangeable Lens). Tuttavia ci sono stati modelli senza mirino, nonché alcuni che hanno preso strade differenti, basti pensare alla soluzione ibrida della Fuji X-Pro1.

Altro tentativo di imbrigliarle con una sigla è partito dall'assunto che l'assenza dello specchio consente corpo più piccoli. In effetti molti pensano ancora che una mirrorless vada scelta solo in opzione ad una "tradizionale" DSLR nel caso serva maggiore compattezza. Ciò ha dato luogo all'ulteriore sigla CSC (Compact System Cameras): un altro tentativo mal riuscito.

Le "senzaspecchio" hanno dimostrato di avere molte potenzialità da scoprire, spesso dovute alla meccanica più semplice. Sono più silenziose, la raffica è tendenzialmente più veloce, risentono in misura minore dell'anzianità dovuta al numero di scatti, offrono (un po' per necessità) una messa a fuoco in LiveView infinitamente più rapida delle migliori DSLR, sottolineando anche una certa vocazione per il video. Non è solo la dimensione "inferiore" a caratterizzarle, altrimenti dove mettiamo la X-Pro1 già citata o la recente Panasonic GH3, grande più o meno come una Nikon D7000? Insomma, meglio rimanere sul vago con queste sigle ed il più moderno ILC (Interchangeable Lens Cameras) potrebbe aver colto nel segno.

Quale che sia il nome che il mercato imporrà nel tempo – tra produttori, media e consumatori – speriamo non si basi sul fatto che le mirrorless hanno sensori più piccoli rispetto la pellicola, definita FullFrame nel digitale. Già perché Zeiss e Sony hanno firmato un accordo per avere, entro giugno del 2014, tre obiettivi fissi con innesto E-mount delle NEX e copertura FullFrame. Ma tutte le attuali NEX si basano su sensori APS-C, per cui vi si legge chiara la conferma che la casa giapponese ha in programma un corpo NEX pieno formato. Il successo della compatta RX1 con obiettivo fisso, ancora difficile da trovare ma già ambitissima, ha reso piuttosto palese la domanda e l'interesse in questo segmento e Sony è tra le poche, forse l'unica, che si trova ad un singolo passo per realizzarlo.

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Certo non sarà domani, ma presumibilmente l'anno prossimo, e il corpo difficilmente sarà altrettanto compatto, perché nella RX1 l'obiettivo continua all'interno ed il sensore è proprio spalla a spalla con il display posteriore. In tutti i casi il percorso inizia proprio da qui, esattamente come è accaduto per Fuji con la X100, la quale ha aperto le danze e spianato la strada verso i modelli ILC X-Pro1 ed X-E1.