Siamo partiti con dei computer che sembravano dei cassoni di plastica sbiadita e siamo arrivati fino all'iMac. Nel percorso lungo oltre 30 anni, ogni passo ci ha avvicinato alle soluzioni ingegneristiche che vediamo nell'all-in-one di Apple ma va sempre diminuendo la nostra capacità di metterci le mani dentro. Jobs aveva fin da principio l'idea che l'utente dovesse usare i personal computer come fossero delle macchine misteriose, quasi magiche, il cui interno doveva rimanere off-limits, ma se prima era una questione di scelta oggi diventa quasi una necessità. Guardando gli "smontaggi" di iFixit sui computer e dispositivi Apple, ci si rende conto che questi diventano sempre più complicati da riparare perché le dimensioni si restringono, i connettori fanno posto a più contenute saldature, gli SSD si creano su misura per evitare l'ingombro dei case da 2,5", vetro, display e case si fondono per assottigliarsi. Difficilmente si invertirà la rotta ma la riparabilità di Mac ed iDevice è comunque un aspetto importante per Apple stessa, la quale ripara e rimette in circolo anche computer, smartphone e tablet rigenerati tramite i propri programmi di sostituzione.

Visto che un iPhone è sempre un iPhone, utile e commercializzabile anche nei vecchi modelli 3G/3GS, non c'è dubbio che limitare i tempi e rendere efficiente la riparazione diventi un tema caldo anche per gli ingegneri di Cupertino. Rimane certamente vero che Apple non ama che i propri utenti smontino, rimontino, modifichino i propri dispositivi ma leggendo le analisi di iFixit riguardo gli ultimi prodotti, ci si accorge che dietro un'apertura complicata fatta di collanti e viti speciali – un po' per necessità ma direi più per dissuadere gli smanettoni – si cela un'organizzazione sempre più semplice e chiara. Un esempio lampante di questa tendenza sono gli ultimi iMac e l'iPhone 5, dove una volta aperti si nota una disposizione semplice e razionale dei componenti.

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Il precedente iMac, sulla sinistra, era letteralmente un macello, potete vederlo nella mia videoguida per l'installazione dell'SSD, mentre quello attuale si apre e si chiude con più difficoltà – c'è della colla in luogo delle calamite – ma se l'interno del primo sembrava opera di qualche contorto sadico, quello attuale pare ideato da un arredatore di interni. Stessa sorte per l'iPhone 5 che, secondo iFixit, farà la gioia dei riparatori nonché degli utenti che "rompono" qualcosa e vorranno tentare una riparazione self-made. Le parole esatte sono state:

"Screen crackers and screen fixers rejoice!"

L'ultimissimo esemplare posto sul banco dei guru del TearDown è stato il Surface Pro di Microsoft. Ne parlo un po' per una questione di par condicio, che in clima elettorale aspira ad estendersi ovunque, un po' per sfatare il mito dell'irreparabilità assoluta e voluta dei prodotti Apple.

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Il tablet con Windows 8 non è il classico basato su ARM ma è un po' come un PC in miniatura, con architettura x86 e Intel Core i5. Le parole usate da iFixit per descrivere la sua struttura ed ingegnerizzazione, nonché il processo di apertura, si traducono semplicemente così: è uno dei dispositivi meno riparabili mai incontrati. Non solo è difficile metterci le mani ma se non si segue il procedimento di apertura in modo perfetto al 100% le probabilità di romperlo sono altissime. In parole povere:

"you risk killing your tablet by trying to open it."

Non aiutano neanche le 90 viti – novanta, avete letto bene – e le tonnellate di colla (parole di iFixit) usate ovunque, anche sulla batteria, che rendono impossibile rimuove o sostituire praticamente tutto. Si è beccato un bel 1 su 10 come indice di riparabilità equiparando il MacBook Pro con display Retina. La totale irreparabilità casalinga sarà anche la stessa ma, se mi permettete un'opinione personale, per ragioni diverse: il livello di perfezione strutturale del computer Apple lo fa apparire come un UFO nei confronti del tablet di casa Microsoft.

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Immagini: iFixit