È notizia di poche ore fa l'avvio di una class-action in Brasile contro Apple da parte dell'IBDI (in italiano, Istituto di Politica e Diritto Informatico), con oggetto del contendere l'iPad. Il motivo è il passaggio dalla terza alla quarta generazione, a loro detta avvenuto in modo ingannevole.

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Secondo l'IBDI, nel complesso l'iPad di quarta generazione non rappresenta un vero e proprio salto tecnologico rispetto al precedente, creando così una "obsolescenza programmata" e repentina per la terza versione del tablet di Cupertino, durato poco più di 6 mesi. L'istituto procede affermando come quanto introdotto lo scorso ottobre avrebbe potuto essere direttamente inserito nel prodotto presentato a marzo, e che Apple non ha adeguatamente chiarito sia il passaggio di consegne sia l'uscita dal commercio dell'iPad 3rd gen. Tra le richieste di risarcimento, si chiede la restituzione del 50% del prezzo d'acquisto così come la sostituzione gratuita alla nuova versione, assieme a una multa pari al 30% del prezzo di ogni iPad di terza generazione venduto in Brasile.

Non entriamo nel merito della causa intentata e delle richieste. Considerato che la questione legale è al momento prettamente localizzata, lasciamo siano i giudici brasiliani a chiarire la questione. A interessarci è il concetto di "obsolescenza programmata". Non è la prima volta che se ne sente parlare, e né sarà l'ultima. Perché, al di là del tempo che intercorre tra una generazione e l'altra, ogni prodotto, anche il best-seller di tutti i tempi, è destinato all'obsolescenza. Essa serve anche per rimanere competitivi sul mercato, rispondendo ai concorrenti colpo su colpo e non fossilizzandosi eccessivamente sui successi conseguiti in quel momento. Un prodotto troppo spremuto sul mercato senza reali rinnovamenti può rischiare di finire da top del settore a ultimo della classe, superato da soluzioni migliori e più avanzate; chiedere a Symbian e Windows Mobile. Oppure può accadere, come nel caso di Windows XP, che se una determinata generazione rimane troppo sul mercato poi tende a legare troppo l'azienda e il prodotto ad essa, rendendo più difficoltosa l'introduzione delle sue evoluzioni. L'obsolescenza programmata, quindi, non si crea, dev'essere già prevista sin dalla pianificazione di un nuovo prodotto. E ciò è valso ovviamente anche per l'iPad, come si può vedere. La quarta generazione, indipendentemente dalle tempistiche, sarebbe arrivata comunque. Obsolescenza, inoltre, non è sinonimo di cessazione di funzionamento per i vecchi dispositivi. Possono essere ancora supportati dal produttore, come nel caso di Apple con l'iPad 3rd gen, e in ogni caso continuano a essere utilizzabili anche una volta privati di supporto, come l'iPad 1. Il mercato, dunque, offre l'opportunità anche di saltare nuove versioni del prodotto, se i miglioramenti non fossero per noi sufficienti a motivarci in favore dell'"upgrade".

Detto questo, è altresì chiaro che a One Infinite Loop con la quarta generazione di iPad hanno colto tutti un po' di sorpresa. Se l'iPad mini era previsto, la revisione del fratellone gigante a così corta distanza temporale non si poteva immaginare, e il nervosismo di coloro che avevano effettuato l'acquisto da poco era ed è tuttora comprensibile. Poteva già essere messo tutto nella terza generazione? Questo non ci è dato saperlo, dietro a ogni scelta ingegneristica ci sono precise considerazioni che solo chi è del settore può spiegarle. Noi possiamo solo ipotizzare che quanto portato da Apple nell'iPad 4th gen non fosse pronto già a marzo, e ciò ha portato all'aggiornamento successivo in modo da completare l'opera. Quel che piacerebbe vedere, anche per fare maggiore chiarezza ed evitare situazioni come quella occorsa in Brasile, è un percorso temporale più delineato, ossia se si decide per due generazioni di iPad all'anno o di tornare al singolo rilascio, che diventi la norma.