La domanda del titolo è provocatoria, sia ben inteso, ma un certo senso di paura si potrebbe anche iniziare ad avere. Non c'è un orco cattivo e neanche una cospirazione contro la nostra persona, più che altro si inizia ad avvertire una sorta di inquietudine nello star dietro a tutte le mosse fatte in quel di Mountain View. Quasi una costrizione: sto con loro o contro di loro? La domanda se la pongono non solo gli utenti Windows, ma anche quelli dei sistemi operativi Apple.

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Nel corso dello scorso decennio, l'azienda ha conosciuto una crescita impressionante, per la gioia di Wall Street e lo sconforto  soprattutto di Microsoft, quest'ultima ritrovatasi improvvisamente eclissata in molti settori, da dominante ad inseguitrice. Se lo scontro con Apple è più vicino a un livello "ideologico", con differenti filosofie nello sviluppo dei prodotti, quello con la rivale di Redmond è molto più fisico, rivolgendosi essenzialmente allo stesso bacino d'utenza e avendo ambizioni commerciali alquanto simili. Nel frattempo, col suo motto "Don't be evil" e la bontà dei servizi offerti, ha costruito gradualmente un impero da centinaia e centinaia di milioni di utenti, molti dei quali sono al contempo anche utilizzatori di prodotti Apple e Microsoft. Ormai è difficile trovare un computer privo di qualsivoglia traccia di Big G e ancor di più è difficile vedere qualcuno fare completamente a meno delle sue soluzioni. Ciò ha spinto già da qualche tempo all'inizio di una nuova fase: dalla costruzione di un parco clienti è ora di passare al consolidamento di quanto ottenuto.

Guardiamo ad iOS, ad esempio. Come avevamo già fatto notare alcuni mesi fa, se con Chrome e tutte le altre app disponibili non si può farlo diventare un vero e proprio sistema operativo a parte, poco ci manca. Una presenza massiccia, influente, che rappresenta spesso un ottimo viatico verso Android e il Play Store, abbracciando così pienamente l'ecosistema di Google. E mentre questa presenza si fa sempre più ingombrante, ecco che l'approccio molto aperto verso il multipiattaforma inizia a subire qualche battuta d'arresto. Il caso di Exchange ActiveSync, che ha creato svariati problemi agli utenti non-Android di GMail e Google Calendar, ne è un esempio, un'ulteriore spinta per l'utente a considerare l'adozione degli altri prodotti di casa. L'alternativa è la migrazione definitiva ad iCloud o Outlook, in molti casi la soluzione peggiore possibile viste le conseguenti transizioni ad altri servizi e le tempistiche che ne conseguono, nonché l'eventuale necessità di sopperire in qualche modo a funzionalità perse.

Ciò che rischia di profilarsi è una vera e propria scelta di campo, destinata a condizionarci in futuro. Tanto che, a questo punto, si può parlare effettivamente di una paura: quella di diventare dipendenti da Google, di non poterne fare a meno in alcun modo. E se andrà davvero così, non abbiamo certezza che, per quanto possa essere una dipendenza piacevole e tutto sommato benigna, ciò rappresenti un vero e proprio miglioramento rispetto all'ancien régime di Ballmer. La speranza è di vedere quindi una concorrenza ancor più intensa di quella odierna tra le tre grandi, al fine di fornire sempre al mercato vie alternative a Big G altrettanto funzionali. L'avviso ad Apple e Microsoft è dato; sta a loro dare segnali forti sulla volontà di proseguire la battaglia.