Da un po' di ore Apple ha deciso di aumentare la campagna promozionale per l'iPhone 5, dedicando un'intera pagina al perché bisognerebbe sceglierlo rispetto ad altri. Tra i punti a cui viene dato molto risalto vi sono la soddisfazione dei clienti, la cura dei dettagli, il Retina Display, la durata della batteria, il rapporto prestazioni/consumi del processore A6, la connettività LTE, la qualità della fotocamera, l'App Store, iOS 6, Siri, iCloud e il supporto Apple. Non vogliamo addentrarci troppo nel dettaglio delle singole affermazioni: ognuno trarrà le sue conclusioni. Alcune sono veritiere, altre (come quelle relative al Retina Display) potrebbero apparire più mosse di marketing che vere superiorità, sempre a seconda di come la si pensi.

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Preferiamo piuttosto concentrarci su ciò che ruota attorno a questa pagina. La mossa, di per sé, non appare tra le più frequenti in casa Apple: se da un lato possono sovvenire paragoni con la famosa campagna Mac vs. PC, dall'altro comparando le due strategie appare una sostanziale differenza. Se contro i PC si trattava di offensiva, quanto fatto ora per l'iPhone 5 suona più come difensiva, volta a proteggere il prodotto e i suoi migliori pregi dall'avanzata di altri dispositivi, soprattutto, parlando di quelli più recenti, Samsung Galaxy S4 e HTC One. Negli scorsi anni, benché siano stati affrontati passaggi piuttosto delicati per l'immagine del dispositivo come l'Antennagate, una campagna postuma così mirata non si era vista, probabilmente nemmeno ritenuta necessaria.

Quanto scrivemmo a settembre vale tutt'oggi, l'iPhone 5 è un'evoluzione dei precedenti, una buona evoluzione, che non ha soddisfatto tutti i palati ma rientra nella strategia Apple, finora di successo e costellata da una piattaforma solida con ricavi crescenti. Non si è più sentita, quindi, l'esigenza di andare eccessivamente forti, quando basta tenere l'andatura sufficiente per rimanete competitivi. Al tempo stesso, però, non si può evitare di tenere un occhio sui passi delle principali concorrenti, perché bisogna ponderare bene quando ci si può lasciar trasportare dalla corrente e quando bisogna invece mettersi a remare vigorosamente. E a giudicare da quanto fatto da Samsung e HTC, ma non solo loro, sono dubbioso sul fatto che quest'anno Apple possa accontentarsi di una semplice evoluzione, mantenendo forse un'eccessiva sicurezza nei propri mezzi. Sulle specifiche funzionalità introdotte dall'S4 e dall'One si può discutere quanto si vuole per ciò che riguarda la bontà e l'utilità, ma sono tutte cose che possono contare molto quando si tratta di spingere il prodotto nei negozi, giocando su una tattica che è spesso stata cara alla stessa Apple. Lo stesso vale per Windows Phone 8 e BlackBerry 10, che si pongono come nuove concorrenti dirette ad iOS: ognuna ha delle frecce al suo arco, e pur avendo difetti di gioventù si pone come fresca alternativa a un sistema operativo il cui punto forte, l'essere relativamente conservatore, rischia di diventare anche quello debole. Non a caso, l'uscita di scena di Forstall pare avere tra i motivi proprio la necessità per l'azienda di ritrovare il giusto piglio.

Ad Apple non serve qualcosa per aumentare alle stelle le quote di mercato. Abbiamo già parlato più volte delle differenze numeriche che non consentiranno praticamente mai ad iOS di mirare al primato del mercato, molto meglio mantenere un secondo posto di qualità e dai buoni ricavi. Ad Apple serve qualcosa che le permetta di stupire nuovamente sul fronte tecnologico, di far capire che è ancora in grado di dettare il passo, di riprendersi la ribalta della scena in qualsiasi momento. Un desiderio non da fanboy, ma da consumatori, e per una delle rare volte anche bipartisan, come dimostra l'articolo di iMore e quello di risposta del sito "cugino" Androidcentral. Un compito arduo, difficile, ma che è nel DNA di Cupertino. Prima viene fatto, meglio è. Altrimenti la prospettiva futura di diventare una nicchia dorata sullo stile Mac potrebbe seriamente palesarsi.