Ho lavorato per molti anni fianco a fianco con un programmatore a cui la grafica non andava particolarmente a genio. Quando capitava che un progetto dovesse iniziare da lui me lo presentava con una interfaccia che chiamava Google Style, ovvero solo testi e link. Se si guarda al motore di ricerca l'aspetto è davvero quello, l'evoluzione è sempre stata minima e a giusta ragione: ogni elemento grafico non necessario sarebbe fastidioso. Sui progetti più recenti Google sta invece dimostrando una maggiore attenzione alla user interface. In particolare sulle app, anche quelle per iOS, si può notare una buona cura per il dettaglio, estrema pulizia e coerenza stilista tra Maps, Gmail, Chrome, ecc.. Le interfacce non sono identiche ma ritroviamo caratteri simili, sempre gli stessi colori, transizioni identiche. Tutto riconducibile ad uno stile flat (piatto), astratto e senza richiami alla reale apparenza delle cose.

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L'aspetto piatto, con sfumature ed ombreggiature ridotte all'osso, è la moda del momento nel design delle interfacce. La tendenza era viva da alcuni anni ma potremmo dire che la sua consacrazione in ambito tecnologico si è avuta con la Metro UI (ribattezzata Modern per problemi di copyright) di Windows Phone e Windows 8. Se non altro è il primo progetto di tale importanza e larga diffusione in cui si sono abbandonate completamente le grafiche elaborate e si è rinnegato in tutto e per tutto lo scheuomorfismo. Parola orrenda quanto inflazionata, identifica la creazione di interfacce grafiche che ricalcano la realtà per risultare più chiare e comprensibili. Il tipico esempio è quello delle app di calcolatrici, ma Scott Forstall ne era così attratto da estendere lo scheuomorfismo in molte altre interfacce di iOS e Mac OS X, come calendario, rubrica, note, podcast ed altro. Lo hanno lasciato fare in Apple, un po' perché si dice essere molto rigido ed ostinato ma saranno dovute piacere anche a qualcun'altro per arrivare fino a noi. Verrebbe da pensare che Steve Jobs in persona caldeggiasse la fazione scheumorfica, se non fosse che è arcinota la sua predilezione per il design minimale e pulito, aggettivi non proprio conformi ai risultati che vediamo in iOS 6 e OS X 10.8.

Introducendo elementi dall'aspetto realistico nelle interfacce si possono ottenere anche buoni risultati, i problemi nascono quando si finisce per eccedere e se ne perde anche l'utilità. In una bellissima comparativa apparsa su Cult Of Mac si è evidenziato quanto le interfacce ricche di simulacri possano risultare invadenti ed improduttive. Ho trovato interessante il confronto tra l'app calendario per iPad ed il bellissimo mockup day (sulla destra), dove si possono notare facilmente due cose:

  • grafica piatta non vuol dire necessariamente monotona
  • senza troppi orpelli grafici c'è più spazio per i contenuti che risultano meglio leggibili

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Apple è arcinota per guidare le tendenze nel design di prodotto e tutto ciò che esce dalla matita di Ive viene apertamente copiato da anni e da tutti. Egli ha a sua volta copiato i principi del buon design da Dieter Rams e non è un caso che il look di Mac ed iDevice si ritrovi in alcuni vecchi prodotti di Braun, azienda dove Rams ha lavorato dagli anni '60 in poi.

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Anche i software Apple sono stati fonte di ispirazione da molti anni per la concorrenza, più o meno lecita. Ecco perché oggi sento un campanello d'allarme:

iOS e OS X non sono più imitati come un tempo

Ciò vale a dire che mentre l'hardware prodotto sotto la guida di Ive detiene ancora un riconosciuto primato di eleganza e design, lo stesso non avviene per le interfacce software. In questo aspetto ritrovo le giuste motivazioni che hanno portato all'allontanamento dello scheuoForstall ed all'assegnazione dei suoi compiti di supervisione software a Sir. Jonathan Ive. Il suo primo banco di prova sarà iOS 7 che, secondo le odierne indiscrezioni di MacRumors, apporterà modifiche estetiche davvero profonde. Ciò comporterà, a quanto si legge, un notevole ritardo nel rilascio dell'aggiornamento con conseguenze potenzialmente dannose anche per il futuro iPhone 5S (o come decideranno di chiamarlo).

Il compito di Ive non è davvero semplice perché si troverà con una pesante eredità scheuomorfica da debellare ma con la consapevolezza che portando un design flat su iOS, otterrà sì la necessaria rinfrescata ma senza lasciare il segno, andando semplicemente ad allinearsi ad altri, Google e Microsoft inclusi. Questo tipo di riflessione potrebbe essere la causa di molte notti insonni, per me lo sarebbe di certo. Sulle spalle di Ive pesa oggi una scommessa davvero difficile: modernizzare iOS senza stravolgerne l'identità e senza che il suo lavoro risulti una pallida imitazione di quello di altri designer contemporanei.

In bocca al lupo Ive.