Riprendo nel titolo la famosa frase pronunciata da Yoda di Guerre Stellari per descrivere una realtà effettiva: il tempo di provare per Yahoo! è finito. Fare o non fare, questo il bivio che ha dato il via all'operato di Marissa Mayer come CEO di una delle aziende pioniere di Internet. Contrariamente ai suoi predecessori, che hanno collezionato acquisizioni finite in maniera non proprio fruttuosa, l'ex-Google si è subito mossa sulla prima opzione, per riportare Yahoo! ai fasti cui era abituata alcuni anni fa. Servizi non fondamentali chiusi, altri riforniti di nuova linfa come il non più trascurato Flickr, acquisizioni di startup come l'aggregatore di news Summly e ora anche di business già di successo. È il caso del microblogging di Tumblr, trasformatasi rapidamente da rumor ad acquisizione, per ben 1,1 miliardi di $.

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Cos'hanno in comune Yahoo! e Tumblr? È la stessa domanda che mi ha fatto anche pensare: non riesco a capire il senso dell'acquisizione, o meglio, personalmente non lo trovo. E in effetti, le due aziende appaiono agli antipodi, per tipologia di servizio offerto. Ma come l'azienda di Sunnyvale ha spiegato, non è sul piano tecnico che cercano la complementarità. Il senso dell'operazione è soprattutto commerciale: Tumblr è una piattaforma giovane, ancora in crescita e come tante altre della Rete bisognosa di consistente sostentamento economico. Yahoo! non ha la reputazione giovanile, ma in quanto a denaro è un partner da non disprezzare. Ed ecco che l'operazione, improvvisamente, appare come un potenziale win-win da ambo le parti. Per Tumblr che si assicura il futuro e per Yahoo! che acquisisce nuova utenza e, ancor più importante, un nuovo bacino pubblicitario da cui attingere; tutte cose sottolineate dettagliatamente nella riflessione di The Verge e di altri ancora.

Potenziale non significa sicuro, però. La Mayer deve fare i conti con un'immagine non da ricostruire, ma proprio da innalzare partendo dalle fondamenta. Se Yahoo! ai più "navigati" della Rete dirà certamente ben più di qualcosa, le nuove generazioni che stanno crescendo a pane e Google, Facebook, Instagram, Twitter e anche Tumblr ne ignorano quasi l'esistenza. Il brand principale dovrà cercare dunque di far breccia nel giovanissimo pubblico del microblogging, cercando al contempo di rassicurarlo che l'essenza originaria di Tumblr non sarà stravolta. Parole testuali di Marissa: "Non lo rovineremo". Rimarrà un servizio separato, continuerà ad essere guidato dal suo attuale CEO e gli interventi di Yahoo! si concentreranno perlopiù nella parte pubblicitaria, promettendo anche in questo caso di effettuare cambiamenti graduali e di buon gusto.

Ciò, al momento, non sembra aver convinto granché l'ampia platea di Tumblr, con oltre 72.000 post esportati per la gioia della loro nuova casa, WordPress. Sono scene di panico già viste però anche in altre grandi acquisizioni, come quella di Skype da parte di Microsoft e Instagram incorporato in Facebook: l'accettazione subentra in maniera relativamente rapida, e i servizi tanto amati continuano ad esserlo, anche se non sono più indipendenti come prima. Yahoo!, quindi, non ha di che scoraggiarsi, le sofferenze sono sempre parte del cambiamento. Ma qualora non trovasse medicina affidabile in Tumblr per curarle, rischia di non avere altre possibilità per l'obiettivo-salvezza nella Serie A del web.

Concludiamo segnalando brevemente un aggiornamento che riguarda proprio Tumblr su iOS, con un nuovo selettore per la tipologia di post da creare nello stile delle Pile di OS X e la presenza nei contenuti pubblicati dell'icona dell'applicazione da cui provengono. Viste le inevitabili tempistiche di approvazione nell'App Store, il rilascio non è da ritenersi collegato alla vicenda Yahoo! e già programmato con buon anticipo.