Curiose prospettive sono emerse nelle ultime ore, sul futuro di Apple. Una mutazione di pelle che potrebbe passare non solo per software e hardware, ma anche attraverso nuovi servizi. Che non solo potrebbero essere gratuiti, ma addirittura in certi casi ricompensare l'utente con denaro: il tutto grazie alla pubblicità.

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Le prime indiscrezioni a riguardo arrivano parlando di iRadio, il servizio di streaming musicale che l'azienda di Cupertino starebbe preparando per rispondere a Spotify, Google All Access, Pandora e altre. Le trattative con le case discografiche procedono, e a quanto pare non manca molto prima che la lineup per il lancio possa essere completa. Se per diverso tempo si è pensato a una soluzione a pagamento, le fonti di AdAge riportano una storia diversa. iRadio sarebbe destinato ad essere gratuito, supportato da pubblicità sia visiva che uditiva attraverso la piattaforma proprietaria iAd, con un modus operandi molto simile a Pandora, ovvero la creazione di "stazioni radio" virtuali con brani basati sui gusti dell'utente, ma non liberamente selezionabili da quest'ultimo; i salti da una canzone all'altra potrebbero essere inoltre limitati in un arco di tempo prestabilito, secondo i diritti d'uso stabiliti con le case discografiche. I brani graditi sarebbero poi acquistabili sull'iTunes Store e aggiunti alla libreria Match qualora si fosse abbonati al servizio. Il 10% degli introiti pubblicitari verrebbero destinati a Universal, Sony e Warner, in contrasto col 4% pagato da Pandora. La disponibilità gratuita di questo servizio, l'eventuale crescita di iAd e l'integrazione con iTunes Store potrebbe effettivamente fornire in quel di One Infinite Loop una nuova ottima opportunità di guadagno.

E se a guadagnare fosse anche l'utente? Un brevetto scovato da AppleInsider sembrerebbe corroborare un'ipotesi simile per il futuro. Il funzionamento è essenzialmente quello di un portafoglio virtuale, in cui il denaro viene "depositato" nel dispositivo; i movimenti in entrata e uscita verrebbero registrati attraverso un apposito sistema, con opzioni prepagate e postpagate, che consentono in quest'ultimo caso di dilazionare i pagamenti o effettuarli in una data successiva all'acquisto, similmente a ciò che accade con le carte di credito fisiche. Ad essere ancor più interessante è però l'opportunità offerta agli inserzionisti di utilizzare la piattaforma: attraverso iAd potrebbero erogare credito all'utente in cambio di pubblicità, riducendo così i costi sostenuti per il terminale e/o il piano tariffario, una mossa che apparirebbe rivolta soprattutto ai mercati emergenti per diminuire il prezzo dell'iPhone in aggiunta a tagli veri e propri sugli scaffali. Infine, il brevetto prevede la possibilità di scambiare denaro tra due iscritti al servizio, nonché l'integrazione con Passbook per l'ottenimento e il salvataggio di coupon e sconti.

Tutto ciò, qualora si rivelasse vero (e come al solito l'invito è a prendere con le molle le varie indiscrezioni), sembrerebbe presagire un cambiamento volto a marchiare nel bene o nel male la Apple dell'era Cook. Più attenzione ai servizi e vie complementari/alternative di guadagno rispetto a un puro prezzo forfettario o canone mensile: una svolta che, a leggerla, la renderebbe più vicina ad Amazon e Google, rispetto alla Apple sinora vista. Sarà interessante capire in che modo l'azienda intenderà proporre queste novità e come l'utenza reagirà a riguardo una volta entrati a regime. I tempi potrebbero essere lunghi, soprattutto per attuare il servizio di pagamenti previsto dal brevetto sopra discusso; staremo a vedere.