Proprio oggi pomeriggio vedevo nella timeline di Twitter del nostro Maurizio Natali questo pensiero:

Se hai paura della morte, gioisci. Vuol dire che sei vivo.

Ora, non che a BlackBerry abbiano di che gioire, ma la paura della "morte" sembra esserci e la volontà di sfuggirvi pure, il che è un buon segno. Dall'altro, però, il presagio più cattivo che la crisi non conosce sosta e l'azienda non ritornerà mai quella dei vecchi tempi aumenta tra gli aficionados, con l'annuncio di oggi. Una commissione speciale è stata formata e agirà nei prossimi mesi allo scopo di trovare la soluzione migliore per i prodotti di Waterloo, Canada.

blackberryz10

La commissione sarà composta da 5 elementi e Timothy Dattels ne sarà il presidente. Oltre ai nomi a noi poco conosciuti di Barbara Stymiest, Richard Lynch e Bert Nordberg, ritroviamo anche il più familiare Thorsten Heins, non fosse per il fatto che è il CEO della stessa BlackBerry. Evidentemente il consiglio di amministrazione ha preferito una linea morbida, che preveda più un affiancamento e non una sostituzione in tronco, garantendo a Heins di mantenere voce in capitolo sulle scelte future.

L'obiettivo specifico di questo gruppo sarà la ricerca di strategie alternative in modo da valorizzare la piattaforma BlackBerry 10 e accelerarne la diffusione sul mercato. Le opzioni racchiudono, in scala crescente di peso, la possibilità di creare partnership con altre aziende, vere e proprie joint venture oppure rendersi disponibili alla vendita totale. Naturalmente, la commissione si riserva di esplorare ulteriori soluzioni così come di non adottarne nessuna, qualora il rapporto pro/contro di ognuna non soddisfacesse i requisiti richiesti.

Come ha fatto BlackBerry ad arrivare a una situazione del genere? Il lancio dello Z10 era sembrato promettente, con un sistema operativo che aveva un approccio differente rispetto alle passate versioni. Ben presto però la realtà dei fatti iniziò ad emergere, con un prezzo eccessivo lato hardware e una bassa maturità lato software, aspetti discussi anche nella nostra recensione. Di acqua ne è passata un po', col lancio del Q10 e del più economico Q5, i consistenti ribassi dello Z10 e l'arrivo di aggiornamenti abbastanza continui per l'OS, ma resta una quota di mercato in caduta libera (Windows Phone ha compiuto l'atteso sorpasso nella lotta per il terzo posto) e uno store, il BlackBerry World, che fatica a riempirsi delle app più famose. E non parliamo per forza di Instagram: una versione ufficiale di Spotify o Rdio, ad esempio, non è neanche contemplata, l'unica è rivolgersi al porting della versione Android che oltre a dover essere aggiornata manualmente può presentare incompatibilità se non cessare il suo funzionamento a causa di cambiamenti interni operati dagli sviluppatori.

A stupire più di tutto, però, è l'assenza totale dei tablet nella strategia. Prima e dopo il rilascio di BlackBerry 10, l'azienda si era prodigata nel promettere l'aggiornamento per il claudicante PlayBook, alla volta di rilanciarlo. A fine giugno, arriva la svolta, e non in positivo: la promessa viene ufficialmente infranta. Il PlayBook è morto, a livello tecnico e anche commerciale. Non aiuta il fatto che il più grande avversario della tavoletta canadese era ed è all'interno, ossia proprio Heins, convinto che i tablet siano destinati a sparire entro i prossimi 5 anni. Un'opinione personale e da rispettarsi, per carità, ma poco corroborata dai fatti. Non guardiamo per forza all'iPad, che dopo tre anni di continua crescita ha per la prima volta accusato una flessione nelle vendite; più in generale, a Google non sono per nulla d'accordo con Thorsten, forti di un Android ormai destinato a padroneggiare pure lì. Inoltre, come qualsiasi prodotto, il tablet avrà necessità di evolversi nel tempo, ma appunto non si tratterà di una scomparsa. Il futuro potrebbe vedere una preferenza per il full touch sulle soluzioni sotto gli 8" riservando alle fase superiori caratteristiche più da ponte verso i notebook, come già la serie Transformer di Asus e alcuni tablet convertibili con Windows 8 fanno. In ogni caso, non si avverte un declino dell'uso dei tablet, tutt'altro.

Ora che succederà? Ci vorrà del tempo affinché vengano vagliate tutte le soluzioni. BlackBerry potrebbe far gola a diverse aziende, sia per i prodotti sia per i brevetti che porterebbe in dote. Se sul mercato consumer la presa è poca, su quello enterprise la piattaforma dice ancora la sua. Il bagaglio tecnico, bisogna dirlo, è invidiabile: una solida tradizione nella gestione delle email, il client di messaggistica BBM, il sistema operativo real-time QNX e i servizi BES10. Questi ultimi e la parte comunicativa rientrerebbero tranquillamente nella strategia di società come Cisco, ad esempio. QNX risulterebbe invece interessante per il settore automobilistico, con potenzialità per l'intrattenimento in-car già dimostrate nel corso delle fiere dedicate. Inoltre, a più riprese Heins si era detto disponibile a concedere in licenza BlackBerry 10 ad altri produttori che fossero interessati (in particolare si era parlato di una partnership con Sony per il Giappone). Fare alleanze, spacchettarsi o cedersi per intero, magari a Lenovo come si paventava qualche mese fa; di certo non si prospettano decisioni facili dopo le vacanze estive della commissione speciale.

Nel frattempo, però, la vita in Ontario procede come al solito. La versione 10.2 del sistema è in lavorazione, così come un prodotto più vicino alla categoria dei phablet, lo Z30. Il BBM è entrato nella fase Beta privata per iOS e Android, estendendo così il suo raggio d'azione e seguendo la stessa scia multipiattaforma già adottata per BES10. Basteranno a cambiare le sorti finora non molto positive per il futuro? Sarà difficile, ma non per questo non possono, anzi, non devono provarci. Il diritto a un'altra chance si può concedere a chiunque. In bocca al lupo, BlackBerry.