La notizia è piombata all'improvviso, alcuni minuti fa. Microsoft si prepara a un nuovo avvicendamento al comando, che non avveniva dal 2000 quando Bill Gates fece posto a Steve Ballmer per l'incarico di CEO (successivamente, nel 2008, lo stesso Gates abbandonerà qualsiasi posizione esecutiva a tempo pieno per concentrarsi sulla sua fondazione umanitaria). Proprio quest'ultimo ha appena annunciato che lascerà il ruolo entro un anno esatto da oggi, o prima qualora venisse trovato un sostituto adeguato.

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Il tutto giunge un po' a sorpresa soprattutto dal fatto che Ballmer aveva annunciato il ritiro entro una data ben diversa. Cosa può aver portato al cambiamento repentino? Negli ultimi tempi lo scontento degli azionisti era andato sempre più in crescendo, con la richiesta da più parti per un suo "pensionamento" anticipato. Il CEO di Redmond paga probabilmente lo scotto della natura bifronte di Windows 8, i 900 milioni di $ di perdita causati dai tablet Surface, le difficoltà prolungate della famiglia Windows Phone e più in generale la risposta tardiva all'offensiva di Apple e Google dovuta a un'eccessiva sottovalutazione, tutti elementi che hanno portato Microsoft per troppo tempo lontana dal giro che conta. Più di recente, invece, il cruccio è risultato l'Xbox One, presentata con grandi fanfare e aspettative, poi soggette a consistenti retromarce per smussare o addirittura eliminare gli aspetti più criticati, come il requisito della connessione online permanente. Guardando invece indietro, Windows Vista, Zune e KIN sono ancora vicende non del tutto dimenticate.

Eppure, a onor del vero, bisogna dire che l'operato di Ballmer non è stato costellato da soli insuccessi. Pensiamo a Windows XP e 7, i sistemi operativi più utilizzati al mondo che da soli fanno quasi l'80% del settore; a Office che versione dopo versione ha consolidato al meglio il suo dominio; ai servizi web come Hotmail/Outlook.com e l'acquisito Skype. Inoltre, dove ha perso Microsoft sul settore consumer, ha guadagnato in quello enterprise, triplicando i ricavi annuali dall'insediamento di Ballmer ad oggi, a dispetto di azioni molto stabili, per non dire quasi immobili, nel tempo. Ancor più di tutto, però, va dato atto che il CEO, in azienda dal 1980, ha sempre dimostrato grande dedizione per Microsoft, talvolta anche a costo di ottenere conseguenze indesiderate a livello di immagine. Istintivo e battagliero in pubblico, atteggiamento ben diverso rispetto a quello più freddo e calcolatore di Gates (non sono da intendersi nell'accezione negativa; se Microsoft è quello che è oggi, lo si deve soprattutto allo "zio Bill").

Il suo successore, dalla cui lista è stato depennato a novembre scorso Sinofsky, raccoglierà di certo una pesante eredità. Come Cook nel caso di Apple, il prossimo CEO di Microsoft dovrà affrontare non solo le responsabilità che comporta la gestione di un così vasto impero, ma anche lottare affinché rimanga rilevante in mercati dove gli equilibri di forza si sono spostati verso sud, a Cupertino e Mountain View, guardandosi al contempo dalla crescente dirimpettaia Amazon (la quale ha sede proprio a Seattle, distante pochi km da Redmond). Ad ogni modo, per i prossimi 12 mesi sarà "business as usual". Ballmer continuerà nel suo operato, valutando al contempo col consiglio d'amministrazione le soluzioni migliori per garantire a Microsoft una transizione indolore e di successo.

Preferiamo ricordarci di Ballmer non solo per l'operato e alcune uscite discutibili, ad esempio su Linux e sull'iPhone, ma anche per i suoi tratti più umani e simpatici, come il famoso "Developers! Developers! Developers!" o il filmato sottostante, che forse molto più di altri testimonia il suo grande "attaccamento alla maglia":