OS X gratis? iLife e iWork pure? Negli ultimi giorni Apple sembra essere diventata davvero benevola. Ma come pressoché tutti avranno capito sin dall'inizio, non si è trattato di regali disinteressati. Nessuno dà niente per niente, e quanto accaduto è in linea con la strategia generale di Apple, la stessa strategia che l'ha lentamente trasformata dall'iPod in poi nell'azienda che conosciamo oggi.

osxmavericksfree

Andiamo innanzitutto a guardare ciò che è successo ultimamente. Il 10 settembre scorso Apple ha reso le suite iLife e iWork su iOS gratuite per tutti i nuovi dispositivi attivati dall'inizio di quel mese in poi. Due giorni fa poi, oltre a Mavericks, Apple ha reso free anche gli aggiornamenti per Mac di iLife e iWork. Se inizialmente la fascia di utenza interessata appariva alquanto limitata, ovvero nuovi acquirenti di Mac e utenti che avevano comprato i programmi sul Mac App Store, appena poche ore dopo l'azienda di Cupertino ha confermato la gratuità anche per coloro in possesso delle copie inscatolate di iLife '11 e iWork '09. Ulteriori indagini tra chi è riuscito a completare il (per ora) leggermente complicato processo di aggiornamento hanno portato altre interessanti scoperte: iLife '09 è tra le versioni papabili per l'upgrade a costo zero, e soprattutto non serve affatto avere una licenza regolare.

Non vogliamo discutere la moralità dell'azione o meno, lasciamo alle varie parti dare opinioni secondo propria coscienza. Quello che preme sottolineare è come quanto accaduto sia frutto di precise scelte nel corso del tempo da parte di Apple. Guardiamo all'interno della sua storia. I suoi software sono stati quasi sempre privi di numeri seriali da inserire (le eccezioni erano principalmente rappresentate dalle Trial convertibili previo acquisto della licenza, pratica terminata con Final Cut Pro X la cui versione di valutazione scade e va rimossa in favore di quella completa comprata sul Mac App Store) e non hanno mai presentato forme di attivazione. Perché non si sono prese in considerazione tali misure? Inoltre, talvolta si sente parlare di importanti azioni anti-pirateria da parte di Microsoft: come mai lo stesso non è mai capitato da One Infinite Loop?

La risposta che si può dare è semplice: gli sforzi per prevenire la diffusione illegale dei programmi Apple sono stati pressoché nulli nel tempo, e oggi si è assistito solo a una conferma di ciò. Nell'era Jobs prima e nell'era Cook poi si è mantenuto a riguardo un clima di "occhio chiuso", perché il guadagno maggiore viene fatto sulle vendite dei Mac, non su quelle di OS X e delle suite consumer accessorie. Una situazione ben diversa da quella, ad esempio, di Microsoft, la quale essendo ancora un'azienda basata principalmente sul software è necessario che protegga gli introiti derivanti dai suoi prodotti.

Guardiamo ora alle conseguenze più visibili della scelta di Apple. Sul piano tecnico rendere gratuito Mavericks rappresenta una via molto più rapida del passato per il rimpiazzo delle vecchie versioni di OS X. Non bisogna dimenticare che fino ad oggi Snow Leopard è rimasto strenuamente su una larga fetta di Mac, coi problemi di giovinezza avuti sia da Lion che da Mountain Lion ad aver condizionato la decisione finale dei loro proprietari. Anche se il prezzo è basso, perché devo pagare per avere potenziali problemi? Con Mavericks questa domanda sparisce: se il mio modello è supportato posso associare la 10.9 al mio Apple ID e non ci ho rimesso niente in termini monetari, al più il tempo di un'installazione pulita del sistema precedente in caso di guai. La situazione è interessante anche vedendola dal punto di vista dei Mac non supportati. Avere una versione di OS X gratis per 4, 5 o 6 anni dà più spinta in fase d'acquisto del nuovo computer, rappresenta valore aggiunto e protezione del prodotto nel corso del tempo. Un dettaglio non affatto insignificante, per chi in un marchio si occupa di fare in modo che si instauri un rapporto di fedeltà tra il cliente e i suoi prodotti.

Lo stesso vale per iLife e iWork, che si integrano ulteriormente nei contesti sopraccitati. Se ho Pages '09 su Snow Leopard, posso essere maggiormente invogliato ad aggiornare direttamente a Mavericks, ho sistema ed elaboratore di testi nuovi di zecca. Se acquisto invece un Mac, so già che nel suo ciclo di vita potrò contare su applicazioni periodicamente aggiornate e soprattutto che parto già con tutto l'occorrente per essere produttivo quantomeno per un uso privato/casalingo. Un utente felice è poi un utente che sarà più invogliato all'acquisto di contenuti tramite iTunes, di libri tramite iBooks, di applicazioni tramite l'App Store. E lo stesso utente felice descritto è anche un utente che potrà aumentare la sua spesa con l'eventuale crescere delle necessità: si parte magari con un Mac mini e iMovie, si vorrà andare oltre andando su iMac/Mac Pro e Final Cut. E se al posto di Final Cut ci fosse Premiere, per Apple andrebbe bene lo stesso visto che potrebbe contare sull'incasso derivato dal nuovo hardware.

Se si va a veder bene, coi Mac si sta assistendo al secondo step di un'evoluzione della strategia tecnico/commerciale che ha tanto ben portato a iOS, che fino a settembre ha previsto aggiornamenti di sistema gratuiti e apps integrative a pagamento, non obbligatorie ma caldamente consigliate. Evoluzione che, sempre guardando attentamente, è proprio partita col suo primo step sugli iDevices il mese scorso ed è apparsa peraltro necessaria in un'ottica sempre più competitiva nei confronti di Google che segue con successo da ben più tempo un simile percorso e Microsoft che si sta gradualmente adeguando (non a caso, è stato l'oggetto di recenti scaramucce qui volutamente sorvolate per evitare battaglie non necessarie tra fazioni opposte). Col software gratuito, Apple investe sull'utente che ha investito sui suoi prodotti a propria volta, con la consapevolezza che nella maggioranza dei casi quest'ultimo restituirà l'investimento e contro-investirà ulteriormente attraverso dispositivi e servizi dell'azienda di Cupertino, coi lauti guadagni che ne conseguiranno.

Confermiamo quindi la risposta data alla domanda nel titolo stesso: a Cupertino non sono affatto impazziti. Anzi, con buone probabilità sono diventati ancor più furbi di prima.