La prima critica che si muove ai dispositivi che supportano la cosiddetta ricarica wireless è che effettivamente non lo è per nulla: bisogna collegare il "cuscino" che induce la ricarica ai dispositivi a una presa di corrente e poggiarvi il cellulare o il tablet sopra. Fondamentalmente si ha la comodità di avere il cuscino sempre collegato alla presa e di appoggiarvi il dispositivo all'occorrenza, ma non vi è un vero vantaggio in termini di praticità rispetto ad utilizzare il tradizionale cavetto di alimentazione.

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Presto, però, le cose potrebbero cambiare, quanto meno per l'utenza Apple: l'azienda ha infatti ottenuto il brevetto per la ricarica a risonanza magnetica. Il funzionamento è abbastanza semplice: il dispositivo principale (nell'immagine illustrativa un iMac) genera un campo elettromagnetico che ricarica i dispositivi che si trovano al suo interno, siano essi tablet, ultrabook, telefoni o accessori wireless.

La tecnologia NFMR (near field magnetic resonance) si basa su un principio già reso noto da Nikola Tesla nel 1893 sulla trasmissione dell'energia elettrica fra apparecchi diversi nell'etere (lo stesso principio che poi avrebbe applicato anche per la teorizzazione e, forse, creazione del suo raggio della morte) che, finalmente, potrebbe trovare applicazione nella vita di tutti i giorni.