Per quante raccomandazioni i genitori possano fare a un figlio, purtroppo può capitare che la tentazione prevalga su esse; è capitato a tutti noi, in fondo, di disubbidire o più semplicemente fare anche senza volerlo qualcosa che non avremmo dovuto fare. Accade ancora nell'era degli iPhone e degli iPad, spesso utilizzati dai più piccoli per giocare, target relativamente facili per alcune software house, in questo caso aiutate dal meccanismo di acquisti in-app. Un gioco che scarichiamo gratuitamente o a poco prezzo per il nostro pargolo può poi nascondere una corposa serie di "estensioni" dai costi non indifferenti; già dopo qualche minuto di gioco possono diventare essenziali o addirittura obbligatori per proseguire, e una volta invogliati col primo assaggio è difficile fermarsi, con addebiti totali davvero salati.

Si parla perlopiù di decine, spesso pure qualche centinaio, in alcuni casi addirittura migliaia di Dollari/Euro: gli acquisti in-app sono così semplici da fare che quasi ci si presta poca attenzione, in particolare entro i primi 15 minuti dall'ottenimento del software in cui l'App Store non richiede più la password per successive transazioni. Una vicenda che ha portato ad Apple sia cause individuali sia class-action di utenti infuriati, sfociando infine in un'investigazione vera e propria della Federal Trade Commission. Dopo mesi di trattative, oggi le due parti hanno siglato un accordo per la risoluzione del caso.

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Nell'email inviata da Tim Cook a tutti i dipendenti, viene spiegato come l'azienda non avesse altra scelta se non accettare quanto proposto dall'FTC, pur in disaccordo col suo intervento, giudicato eccessivo in virtù di precedenti accordi già raggiunti in tribunale con gli attori delle varie azioni legali. L'accordo prevede un risarcimento complessivo quantificato in almeno 32,5 milioni di $ per le parti lese, con cui Apple dichiara di essere già in contatto. 28 milioni di utenti (solo americani, probabilmente) con un account App Store utilizzato per acquisti in-app nei videogiochi hanno ricevuto notifica via email o posta ordinaria della proposta di risoluzione; attualmente 37.000 avrebbero risposto accettando e nei prossimi tempi saranno accreditati i singoli rimborsi.

Oltre all'aspetto economico Apple si è ufficialmente impegnata anche a rivedere il processo di acquisti in-app, implementando ulteriori verifiche affinché si tratti di un'operazione effettivamente richiesta e avvertendo meglio del periodo di 15 minuti dopo l'ottenimento dell'app/gioco in cui non verrà richiesta la password del proprio Apple ID. Cook difende comunque l'operato dello Store, sottolineando come dall'introduzione degli IAP nel 2009 in poi siano stati implementati numerosi accorgimenti per tenerli sotto controllo, inclusa la possibilità di disattivarli totalmente.

Almeno all'apparenza, tutto è bene quel che finisce bene, in questo caso per i genitori "involontari spendaccioni". La speranza è che l'accaduto possa portare a maggiore attenzione da ambo i lati, sia le famiglie nell'implementare tutte le misure disponibili a garantire un'esperienza videoludica sicura ai propri figli, sia Apple nel controllare ed eventualmente arginare i contenuti che fanno uso eccessivo degli acquisti in-app, dando al contempo la possibilità di disattivare il già citato quarto d'ora di libertà. Il verdetto finale lo darà poi il tempo.