Il pensiero di Steve Jobs sui cloni del Macintosh, permessi dalla Apple per un certo periodo a metà degli anni '90 quando alla guida vi furono Michael Spindler e Gil Amelio, è piuttosto noto. Reiterato pure nella biografia ufficiale, non appena riprese potere nel 1997 a Cupertino furono proprio i cloni tra i primi a vedersi abbattere la scure sopra (sempre nel libro di Isaacson si racconta però di una potenziale concessione per Motorola qualora avesse sensibilmente migliorato i chip PowerPC, ritenuti da Jobs uno schifo; la sua telefonata con l'allora CEO di Motorola Chris Galvin non andò però in modo molto amichevole e lo StarMax fece la stessa fine degli altri prodotti simili). Riteneva che la concessione in licenza del sistema operativo fosse stata una stupidaggine, tra i vari motivi che aveva portato l'azienda di Cupertino vicina al fallimento. Non va dimenticato inoltre che era un fedele seguace di un famoso detto dell'informatico Alan Kay: le persone che si occupano seriamente di software dovrebbero occuparsi anche dell'hardware.

Eppure, in fin dei conti Jobs non era poi così restio a OS X su computer diversi dai Mac. Circa due anni fa emerse un'interessante discussione su Quora, riportata da Macrumors, in cui Kim Scheinberg, moglie di John Kullman, uno sviluppatore impiegato presso Apple, parlò dei primi passi del nuovo sistema su processori Intel, nell'ambito della "doppia vita" segreta avuta sino al WWDC 2005. Kullman ottenne ottimi risultati nel corso del porting su comuni PC già alla fine del 2001. Ciò catturò l'attenzione di Bertrand Serlet, allora capo dello sviluppo software, che sfidò l'ingegnere a far girare OS X su un Vaio. Kullman accettò la consegna e non solo ci riuscì, ma gli bastò in tutto appena qualche ora di lavoro. La mattina dopo, sempre secondo quanto raccontato dalla Scheinberg, Steve Jobs era in volo verso il Giappone per incontrarsi col presidente di Sony.

Naturalmente, in assenza di maggiori informazioni, non era dato sapere se effettivamente l'iCEO intendesse trattare di licenze con l'azienda nipponica. Fino ad oggi, grazie a quanto rivelato dal giornalista Nobuyuki Hakashi.

sonyvaio

Hakashi è entrato in contatto per un'intervista proprio con l'allora presidente di Sony, Kunitake Ando. L'incontro con Jobs avvenne realmente, ma non in Giappone, bensì alle Hawaii, dove i dirigenti Sony trascorrevano le ferie invernali. La discussione, alla quale partecipò pure un ingegnere Apple, entrò nel vivo al termine di una partita di golf, con tanto di dimostrazione pratica su un Vaio che Jobs aveva portato con sé. Ammirava questa linea di prodotti al punto da voler fare uno strappo alla regola, facendoli diventare di fatto gli unici Mac non-Apple autorizzati. Ando, il quale contraccambiava l'ammirazione per i computer di One Infinite Loop, reagì positivamente all'idea. A fermare le trattative intervenne però il team di sviluppo dei Vaio, che cominciava a vedere i primi frutti del lavoro sulla piattaforma Windows; il periodo non fu ritenuto opportuno per un cambiamento del genere, e come proseguì la storia è ben noto a tutti. I PC Sony divennero un brand molto apprezzato, distinguendosi soprattutto a livello di design dalle proposte dei diretti concorrenti come Dell e HP, mentre i Mac passarono a Intel con successo.

Una storia che emerge in uno dei momenti di maggiore difficoltà per la linea Vaio, che non solo soffre come altri della profonda trasformazione in atto nel mercato verso tablet e dispositivi ibridi sempre più spesso privi di Windows, ma anche di un prezzo medio generalmente maggiore rispetto a molti PC di simili caratteristiche. I dirimpettai Xperia, che stanno beneficiando di un aumento nella loro popolarità, non aiutano di certo ad alleggerire la situazione. Ed ecco che si paventa la cessione totale della divisione PC, non confermata ma sostanzialmente nemmeno smentita dal colosso di Tokyo. Per quanto non significherebbe la fine dei Vaio, di certo sarebbe un colpo pesante per il suo futuro, con conseguenze tutte da vedere.

Con OS X sarebbe andata diversamente? Non ci è dato dirlo. Da ex-utente Vaio (utilizzato per un periodo pure per scrivere qui su SaggiaMente) e attuale utente Mac, l'ipotetica situazione, dagli esiti imprevedibili, mi avrebbe stuzzicato molto. Se il fallimento delle discussioni è stato un peccato o una fortuna lasciamo al lettore deciderlo. Per chi lo desidera e ha un modello dalla buona compatibilità rimane comunque la via dell'hackintosh, la più concreta testimonianza di un matrimonio andato davvero vicinissimo al compiersi.