Nuovo capitolo del secondo processo Apple contro Samsung, promosso dalla società di Cupertino per ottenere un risarcimento di due miliardi di dollari poiché la casa coreana avrebbe infranto cinque suoi brevetti che, in breve, sono:

  1. Patent 5,946,647: ”System and method for performing action on a structure in computer generated data”: è il brevetto per il quale iOS può riconoscere date e link nei messaggi di testo o nelle mail e a renderli cliccabili per memorizzarli, ad esempio, in Calendario;
  2. Patent 6,847,959: ”Universal interface for retrieval of information in a computer system, a patent that Apple claims is central to universal search”: di fatto, Spotlight per iOS;
  3. Patent 7,761,414: ”Synchronous data synchronization among devices”: sincronizzazione e backup dei dati fra più dispositivi in modalità protetta e crittografata (ciò che avviene con iCloud);
  4. Patent 8,046,721: ”Unlocking a device by performing gestures on an unlock image”: lo "scorri per sbloccare" che ha reso famoso iPhone;
  5. Patent 8,074,172: "Method, system and graphical user interface for providing word recommendations": il tanto amato e odiato correttore ortografico di iOS.

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Stante le speculazioni che circolavano su internet circa la manovra dei procuratori di Apple che avrebbero promosso il giudizio solo per poter attaccare Google in quanto sviluppatore di Android, Harold McElhinny, uno degli avvocati difensori di Cupertino, ha chiarito che non vi è alcuna intenzione di citare Big G. Infatti, "è Samsung ad aver apportato le modifiche ad Android per renderlo simile ad iOS e poi ad aver commercializzato i dispositivi, tanto che il copiare l'iPhone sarebbe stato alla base del processo produttivo dei terminali coreani".

Di contro, l'avvocato Quinn di Samsung sostiene che "l'intenzione di Apple è finalizzata ad aggredire Google: ad esempio, il software del Galaxy Nexus è stato sviluppato dalle brillanti menti di Google e Samsung non ha mai avuto voce in merito". Inoltre, Quinn specifica che "i consumatori comprano i terminali Samsung per via degli schermi più grandi e delle caratteristiche software all'avanguardia".

La questione è dunque delicata ed indubbio interesse (soprattutto giuridico): può l'accertamento di responsabilità nei confronti di Samsung costituire un valido precedente per poi, eventualmente, agire contro Google? Il sistema giudiziario angloamericano è totalmente diverso dal nostro ed effettivamente, la manovra difensiva di Apple potrebbe mirare ad una citazione di Google in giudizio per il risarcimento dei danni arrecati basata su sentenze che già accertino la violazione dei brevetti contestati, consentendo ai procuratori di Cupertino di avere una solida base su cui fondare la propria domanda.

Non dobbiamo comunque dimenticare che, effettivamente, il primo Samsung Galaxy S era una copia più o meno spudorata sia nel design che nella UI di iPhone 3GS, ma che queste personalizzazioni sono state apportate dalla casa coreana e non da Google che, all'epoca, non forniva nemmeno il launcher standard di Android.

Le parti in causa avranno 25 ore a testa per poter formulare le proprie difese e spiegare la propria richiesta di risarcimento danni contro l'altra compagnia (Samsung ha formulato domanda riconvenzionale sostenendo che Apple avrebbe violato due suoi brevetti) e il primo teste ad essere escusso sarà Phil Schiller. Entro la fine del mese è prevista la fine del giudizio, con un grosso smacco ai tempi biblici della giustizia italiana.