Mentre il semestre di presidenza italiano dell'Unione Europea sta per prendere il via e il ministro Franceschini annuncia la sua volontà di armonizzare la legislazione sul diritto d'autore e sull'imposizione fiscale indiretta sugli ebook che, attualmente, è pari al 10% e non al 4% come per i testi cartacei (sperando che non chieda consiglio a Gino Paoli), un portavoce di Amazon esplica l'idea dell'azienda circa il prezzo massimo da applicare ai testi digitali.

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Infatti, in seguito al processo che vede coinvolta Hachette assieme ad Apple e ad altre case editrici, Amazon spiega che il prezzo massimo al quale bisognerebbe vendere un libro elettronico è di $ 9,99 poiché, applicare un prezzo superiore, incide notevolmente sulle unità vendute e, quindi, produce minori ricavi, calcolando che i costi di produzione di un ebook sono più contenuti rispetto a quelli di un libro cartaceo: infatti, manca totalmente tutta la filiera che va dalla produzione della carta, alla stampa e alla distribuzione.

In linea di massima, rendere la cultura più accessibile e fruibile da chiunque è una posizione condivisibile, ma bisogna anche considerare che Amazon, sino ad oggi, ha operato comprando gli ebook dagli editori per poi venderli sottocosto, in modo da incrementare le vendite del Kindle e, quindi, guadagnare più dalla vendita di hardware. Del resto, proprio negli scorsi giorni, il colosso ha avviato negli USA il programma Kindle Unlimited che mette a disposizione dei propri utenti, a $ 9,99 mensili, più di 600.000 titoli fra libri e audiolibro, al fine di aumentare gli utili derivanti dalla vendita del proprio ebook reader.