Il nostro Garante per la privacy ha ordinato a Google di redigere un protocollo di verifica, da sottoscrivere entro il 30 di settembre prossimo, circa le attività che dovrà porre in essere entro 18 mesi per il miglioramento della trasparenza delle condizioni contrattuali in materia di raccolta dati.

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È quanto emerge alla fine di un'istruttoria iniziata lo scorso anno, durante la quale il Garante ha esaminato il contratto unico predisposto unilateralmente da Big G proposto ai propri utenti per l'uso dei propri servizi. Il nuovo contratto ne ha sostituiti altri 60, ciascuno relativo ad un servizio offerto da Mountain View (ad esempio, Gmail, Drive, Wallet, Plus...) e, nonostante secondo il Garante sia risultato più conforme alla normativa in vigore rispetto a quelli passati, necessita ancora di qualche modifica: ad esempio, nell'informativa, non è ben specificato per quanto tempo Google potrà conservare i dati degli utenti e non vi è un consenso specifico per l'attività di profilazione.

L'attività del Garante si colloca in un contesto di più ampio respiro, quale un'indagine congiunta con le altre autorità europee sull'opzione al diritto all'oblio che i motori di ricerca e i social network devono garantire ad ogni cittadino UE (anche se, nella maggior parte dei casi, basta recarsi fuori dall'Unione o cambiare i DNS sul proprio computer per vedere i risultati nascosti). Google, dal canto suo, ha replicato che ha collaborato sino ad oggi con il Garante e continuerà a farlo anche in futuro per adattarsi alla normativa vigente e tutelare i diritti dei propri utenti: la disponibilità alla collaborazione di Big G è quanto meno apprezzabile, calcolando che, qualora non si adeguasse al protocollo di verifica, la multa che il Garante potrebbe comminarle è di un milione di euro "soltanto".