Importante cambiamento in casa Dropbox, per quel che riguarda i piani a pagamento. Con l'avvento di numerosi servizi cloud alternativi e soprattutto lo sbarco attivo nel settore delle "tre grandi", ossia Apple, Google e Microsoft, l'azienda californiana guidata da Drew Houston ha dovuto rivedere la sua strategia, risultata non più conveniente. Il risultato è la nuova versione del piano Dropbox Pro, più funzionale e capiente.

nuovologodropbox

Aumento sensibile dello spazio a disposizione e prezzo migliore attendono gli utenti dei vecchi piani da 100, 200 e 500 GB. Tutti verranno passati al nuovo piano unico da 1 TB, che costa esattamente quanto il precedente da 100 GB: 9,99 € al mese o 99 € all'anno. Ottima notizia in particolare per chi disponeva dell'ex-piano massimo, che arrivava a 49,99 €. Oltre agli altri benefit già previsti per gli account Pro, come la maggiore larghezza di banda e un supporto dedicato, Dropbox ha aggiunto ulteriori modalità di condivisione, che prevedono la protezione con password, la scadenza e la possibilità di stabilire se coloro che sono stati invitati ad usufruire del materiale condiviso possono intervenire in sola lettura o anche in scrittura. Come ulteriore misura di sicurezza è stata introdotta la cancellazione dei dati da remoto: rimuovendo uno o più elementi dalla lista dei dispositivi associati al proprio spazio account e si seleziona l'apposita opzione, al successivo collegamento a Internet di essi Dropbox provvederà a rimuovere automaticamente tutti i file di cui è presente la copia in locale.

Una mossa interessante, quella di Dropbox, che si allinea così al prezzo di Google Drive ma risulta ancora lontano da Office 365 Personal, che per 7 € al mese offre non solo 1 TB di spazio su OneDrive ma anche la possibilità di installare la suite Office su un computer (PC o Mac) e un tablet (Windows o iOS) e 60 minuti di chiamate Skype verso i telefoni fissi di 60 paesi del mondo. Gli effetti della concorrenza sono positivamente visibili, a tutto vantaggio dell'utente finale. Appuntamento, dunque, alla prossima grande offensiva del cloud.