Le mosse nel campo M&A delle big della tecnologia non sono sempre di spessore, anzi. A parte Facebook che non sembra porsi problemi nello staccare assegni miliardari, aziende come Apple e Google preferiscono un approccio più tranquillo, dandosi a grandi spese (vedasi Beats da un lato e Nest dall'altro) solo se necessario e mettendo prioritarie acquisizioni molto più piccole, volte ad integrare prodotti già esistenti che possono trarre benefici. Stavolta la mossa arriva da Mountain View, con Larry Page e il suo team che portano a casa un'app interessante, Emu.

emugoogle

La conferma, rinvenuta da TechCrunch, arriva dal sito ufficiale stesso. Emu, di fondo, è un client di messaggistica istantanea, inseritosi in un contesto con veri e propri giganti, come WhatsApp, Facebook Messenger, iMessage, l'apposita sezione di Skype e Hangouts di Google. La sua storia è relativamente breve, con una Beta a ottobre 2013 e il primo rilascio stabile lo scorso febbraio. La differenza principale rispetto ai concorrenti sta nella sua seconda natura, ossia quella di assistente virtuale. In base al contenuto dei messaggi, proponendo all'utente azioni da compiere nel giro di un tocco o poco più, come aggiungere eventi al calendario, cercare luoghi, prenotare un tavolo al ristorante, consultare gli orari dei cinema locali e così via. Una delle menti principali dietro al servizio è il suo CEO, nonché co-fondatore, Gummi Hafsteinsson. Product manager in Google dal 2005 al 2010, è poi approdato nell'allora startup Siri, proprio a ridosso dell'acquisizione da parte di Apple; in seguito ad essa, ha lavorato per la società di Cupertino fino agli inizi del 2012, quando insieme a Dave Feldman, ex Yahoo! e TechCrunch (giusto per aggiungere ulteriori rami all'albero genealogico della vicenda), ha fondato Emu. Ora ritorna proprio nell'azienda in cui aveva mosso i primi passi nel settore, portando certamente un bagaglio di esperienza molto arricchito.

Il futuro di Emu come applicazione indipendente è segnato: sarà ritirata il 25 agosto prossimo. Da tale data non sarà più disponibile nell'App Store e gli utenti non potranno più sfruttarne le funzionalità. Una conseguenza necessaria al fine di procedere con l'integrazione nei due principali servizi Google beneficiari, Hangouts e Google Now. Almeno come concetto, Emu ritornerà dove aveva iniziato il suo percorso, ossia Android; ironia della sorte vuole che gli sviluppatori avessero abbandonato l'ecosistema del robottino verde proprio alcuni mesi fa, a causa della frammentazione sia in termini di dispositivi sia di versioni del sistema che rallentava il processo di miglioramento dell'app, portandoli dunque a preferire iOS come trampolino di lancio esclusivo. La natura multipiattaforma di Google molto probabilmente farà sì che i nuovi strumenti derivanti da Emu non mancheranno a nessun utente da ambo i lati. Non resta che attendere qualche mese per avere maggiori sviluppi in merito.