Il recente calo di vendite di iPad (13.2 milioni di unità vendute nel Q3 2014 contro le 14.6 dello stesso periodo nel 2013), è, per Tim Cook, solo uno "speed bump" (un dissuasore di velocità, ndr), una fase particolare di leggero rallentamento che si sta attraversando anche in altri settori.

Inoltre, il CEO di Apple ha specificato che è orgoglioso del lavoro che hanno compiuto negli ultimi quattro anni sul tablet, ma il freno delle vendite potrebbe non essere un segnale da sottovalutare.

La carenza di grosse novità a livello di sistema operativo, soprattutto negli ultimi due anni, è, secondo me, il più grosso problema di iPad: per quanto nel tempo si sia potuto evolvere in un qualcosa di più che un "iPod agli steroidi", come amavano chiamarlo i suoi detrattori al momento del lancio (Steve Ballmer, all'epoca CEO di Microsoft, aveva anche predetto, peraltro subito a ridosso della presentazione del suo tablet, il Courier, un rapido declino di iPhone in favore di una crescita dell'allora Windows Phone), soprattutto grazie alla creatività degli sviluppatori, iOS è invece cresciuto plasmandosi sempre più su iPhone, e non ha mai introdotto funzionalità specificatamente progettate per iPad, come, ad esempio, la possibilità di eseguire due app in contemporanea in split screen o aver permesso ai programmatori, introducendo API specifiche, la possibilità di sviluppare app dedicate alla creazione di contenuti e non solo alla loro fruizione.

Se ben guardiamo l'App Store, oltre alla miriade di app per iPhone rivedute e corrette per lo schermo di iPad e ad alcuni programmi dedicati all'office automation, non vi sono molte app progettate per la creazione di contenuti e, spesso, quelle presenti risultano più scomode da usare rispetto alle loro controparti per personal computer.

Del resto, come sosteneva Maurizio in un post di qualche tempo fa, l'iPad si cambia meno spesso di uno smartphone e l'introduzione sul mercato di un nuovo modello da un anno all'altro, spesso, non giustifica un ulteriore esborso di denaro: io stesso sono ancora un fiero utilizzatore di iPad 3, in quanto le modifiche di funzionalità apportate negli ultimi modelli non mi hanno mai motivato al cambio di un prodotto che, per lo più, è destinato per sua natura alla lettura di email, libri, alla correzione di atti e documenti al volo, alle rapide scorse alle news in giro per la rete e all'intrattenimento con qualche gioco preso da App Store, mentre in borsa, per ogni evenienza, ho sempre il mio macBook Air da 11" la cui autonomia della batteria, un sistema operativo desktop e la maggior flessibilità nell'uso ne permettono un miglior utilizzo.

L'utente medio è colui il quale usufruisce solo dei contenuti (email, Facebook, Twitter, film, giochi, etc...) ed è restio a crearne solo a livello amatoriale, ma è anche chi non cambia lo smartphone prima di due o tre anni dall'acquisto (se non per moda) e il computer sino all'obsolescenza: iPad, essendo percepito come un mero dispositivo di intrattenimento, si colloca più verso la finestra temporale di vita di un pc che di uno smartphone, il cui settore, peraltro, offre sempre più modelli dallo schermo gigante che, volenti o nolenti, tendono a cannibalizzare, sempre nel sentire dell'utente medio, il mercato dei tablet.

Questo non significa che i tablet siano soggetti ad un inesorabile declino: come qualsiasi altro settore, anche l'informatica conosce fluttuazioni cicliche che, di volta in volta, portano alla stagnazione di qualche prodotto, come, ad esempio, è accaduto per il mercato dei pc da gioco in favore delle console, mercato che, però, oggi è in forte ripresa. Se i produttori, Apple in primis, riusciranno ad ottimizzare gli OS mobili per la produttività spingendo anche sulle software house al fine migliorare il lavoro di tutti i giorni, i tablet potranno davvero conquistare una più ampia fetta di mercato, guadagnando terreno sui notebook, così come, nel giro di quattro anni, hanno contribuito fortemente alla scomparsa dei netbook.

Come fa notare RE/Code, se iPad fosse un'azienda a parte rispetto ad Apple, sarebbe più grande di Facebook, Tesla, Twitter, Yahoo, LinkedIn e Groupon messi insieme: se le cose andassero veramente male e non si trattasse di una mera stagnazione del mercato, non avremmo questi numeri da capogiro.

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