Come da tradizione, dopo ogni lancio di un nuovo modello di iPhone i "creativi" di Samsung tornano alla carica con un "geniale" spot pubblicitario comparativo.

Quest'anno è ovviamente il turno di iPhone 6, che per i coreani sarebbe chiaramente ispirato alla loro serie Note. Durante lo spot, si vede un utente che utilizza l'ultimo terminale orientale, mentre una voce fuori campo ne descrive le funzionalità, fino a che non inizia a consultare siti specializzati e a leggere tweet (molto probabilmente promossi e pagati dai coreani) che inneggiano a Samsung per essere arrivata prima di Apple a creare il mercato phablet.

Effettivamente, il primato temporale spetta all'azienda concorrente di Cupertino, ma non bisogna dimenticare che prima del lancio di iPhone originale i cellulari erano di tutt'altra fattura, sia sotto il profilo hardware che quello software.

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L'unico vantaggio del Note è la possibilità di poter usare due app a schermo (e visto che Android non è "cucito" sull'hardware del dispositivo questo potrebbe andare a discapito della fluidità generale di sistema e dell'esperienza utente), ma dal video emerge chiaramente il suo più grande problema, ovvero la necessità di utilizzarlo con due mani.

Apple, grazie a Reachability, è riuscita ad ovviare al problema con un passaggio più immediato e naturale rispetto alla gesture di Samsung che riduce l'immagine a schermo in un angolo dello stesso: in questo secondo caso, come si può notare dal video pubblicato da AndroidCentral per il Note 3, bisogna innanzitutto attivare la funzione dalle impostazioni di sistema e, comunque, si rischia di interagire con la UI delle app visualizzate, compiendo operazioni indesiderate. Il doppio tap sul Touch ID, invece, permette di abbassare l'interfaccia a metà schermo e raggiungere anche gli angoli superiori della finestra dell'app.

Non sempre arrivare primi è sintomo di capacità di innovazione, soprattutto quando questa è data da una volontà di invadere il mercato con una moltitudine di dispositivi, a volte, poco ragionati e chiaramente ispirati a quelli della concorrenza. Del resto, anche la Corte della California la pensa così.