Il tempo passa per chiunque. Negli ultimi decenni vi è stato un graduale passaggio di consegne nella distribuzione della musica: dai vinili a CD e musicassette per poi finire a MP3 e download digitali. Ora la realtà sta mutando nuovamente, con streaming e abbonamenti che prendono il sopravvento. Servizi come Spotify, Deezer, Play Music Unlimited, Xbox Music e altri vedono un uso in costante crescita, forti di un modello di business dai prezzi mensili contenuti, un'ampia libreria di brani a disposizione e la possibilità di ascoltarli anche offline. Una sorta di "all you can eat" musicale, potremmo definirlo, in cui l'utente può godere comodamente dei suoi artisti e generi preferiti senza commettere illeciti né per forza legarsi a continui acquisti dagli store digitali. Proprio questi ultimi soffrono le difficoltà del nuovo trend di mercato, e in primis è il negozio musicale online numero uno a soffrirne, ovvero iTunes.

Sull'argomento, infatti, il Wall Street Journal colpisce in modo piuttosto diretto. Le vendite su iTunes sono calate quest'anno del 14% rispetto al precedente, dove la recessione si era fermata al 2,1%. Una situazione che avrebbe potuto essere preoccupante per Apple, al fine di mantenere la sua presenza nel settore. Ipotizzando che la storia avesse seguito un corso diverso e proiettandoci nel futuro di questo universo alternativo appena creatosi, l'azienda di Cupertino si sarebbe ritrovata di fatto schiacciata proprio dove aveva fatto le sue prime grandi fortune al di fuori dei Mac. Non è da escludere che avrebbe reagito più o meno tardivamente con un servizio apposito, ma il tempo perso sarebbe stato molto nei confronti della concorrenza. Una situazione reale di confronto potrebbe essere iCloud Drive, risposta forse fin troppo a lungo attesa nei confronti di Dropbox e simili. Almeno nel caso della musica, per fortuna, la reazione di Apple è arrivata ancora relativamente in tempo, portandosi a casa Beats.

Il WSJ ribadisce che il futuro passerà per Beats Music e la sua integrazione all'interno di iTunes, prevista per il 2015. Un'indiscrezione non nuova, già emersa a inizio del mese, ma che trova sempre più conferme. Questa fusione andrebbe a completare in via definitiva il pacchetto offerto da Apple, dandole in abbinamento al già esistente iTunes Radio gli strumenti per recuperare dalla parte nuova ciò che si perde dalla vecchia. Una strategia che si profila commercialmente molto aggressiva per sbaragliare i rivali: i più recenti rumors in tal senso vogliono un dimezzamento del prezzo mensile a 4,99 $, molto allettante per l'uso singolo e anche nell'eventualità in un'ottica familiare. Consideriamo ad esempio il nuovo piano Family annunciato da Spotify, che consente di avere un conto unico per 5 abbonamenti distinti, a metà prezzo dal secondo in poi. La variante da due utenti è proposta a 14,99 $ al mese; con due centesimi in meno ne beneficerebbero in tre sull'ipotetico iTunes-Beats Music ribassato. Un banco di prova interessante sarà costituito poi dalla questione multipiattaforma, dove Cook aveva garantito nelle prime interviste post-acquisizione il prosieguo delle versioni per Android e Windows Phone. Il successo dell'operazione potrebbe passare anche da ciò, dal momento che qualora si decidesse di mantenere la strada già percorsa dalla Beats indipendente la potenziale copertura di fuoco non avrebbe buchi. La disponibilità internazionale risulterebbe poi il tocco finale. Preferiamo ancora usare per precauzione il condizionale, anche se la fusione finale ormai appare come una questione di quando e non di se.

Beats Music si appresta dunque a diventare il trattamento "anti-invecchiamento" di cui iTunes sente sempre più il bisogno. Dovrà ancora soffrire alcuni mesi, ma la pazienza sarà certamente ricompensata. E se si considerava l'impegno musicale di Apple già avviato verso il tramonto, probabile occorra rifare i calcoli.

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