Il Mac mini è un computer dalla storia controversa, più volte lasciato in disparte mentre venivano aggiornati gli iMac e i MacBook. In passato si è persino pensato che il progetto potesse essere abbandonato, in particolare per il modello del 2007 che non ha ricevuto update fino al 2009. L'ipotesi è tornata attuale in questi giorni visto che l'ultimo aggiornamento prima di ieri era vecchio di ben 722 giorni, un'eternità per un computer. Per fortuna Apple ha deciso di rinnovarlo, anche se con qualche rinuncia...

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Quando è stato presentato il primo Mac mini era il gennaio del 2005 e montava ancora processori PowerPC, mentre il passaggio ad Intel è avvenuto un anno più avanti, a fine 2006. Il design era diverso da quello attuale, sempre con superficie quadrata ed angoli arrotondati, ma era più alto e meno largo e con una copertura in plastica bianca. Un primo interessante cambiamento è avvenuto nel 2009, con la presentazione della variante Server, dove il SuperDrive (al momento ancora presente in tutti i Mac) fu eliminato in favore di un secondo HDD.

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Questo modello è arrivato in concomitanza dell'abbandono del famoso Xserve (il cui ultimo esemplare è datato aprile 2009) e doveva servire come rimpiazzo per la creazione di reti aziendali. Ovviamente le prestazioni erano notevolmente inferiori (Intel Core 2 Duo invece degli Xeon), ma in quel periodo Apple aveva chiaramente deciso di abbandonare il settore dei server professionali. Il motivo non è mai stato chiarito pubblicamente, ma possiamo immaginare che non fosse più centrato nel loro core business o comunque non più redditizio.

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La variante Server è stata mantenuta anche quando, nel 2010, è stato completamente riprogettato il design dei Mac mini. Quell'anno si è passati ad una scocca unibody in metallo, inaugurata con i MacBook Air e rimasta inalterata fino ad oggi. Con le versioni successive del 2011 e 2012 tutti i modelli hanno perso il SuperDrive e continuato a guadagnare potenza, fino ad arrivare nel 2012 a montare sul Server un potente processore Intel (Ivy Bridge) Core i7 quad-core da 2,3GHz (e in opzione anche il 2,6Ghz).

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Pur non possedendo schede grafiche dedicate (forse uno dei suoi pochi limiti), il Mac mini del 2012 nella variante Server offriva una potenza sufficiente anche per attività lavorative impegnative. Molti lo hanno perfino dotato di doppio SSD in RAID per arrivare a velocità incredibili nella gestione dei file e grazie alla possibilità di raggiungere i banchi RAM in modo semplicissimo (svitando la base) era sempre possibile aggiungere memoria. Insomma, quel computer che era nato come desktop economico (frequentemente scelto dagli switcher provenienti dal mondo Windows), con la versione Server era stato "elevato" nelle sue potenzialità e spesso utilizzato anche in rack in ambienti enterprise.

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L'aggiornamento di ieri, 16 ottobre 2014, ha portato un'architettura rinnovata con CPU Haswell, connessioni Thunderbolt 2 ed SSD PCIe (in opzione), ma ha decretato anche la scomparsa del modello Server. Vista la capacità ottenuta con i modelli 2012 c'era chi sperava che Apple avrebbe continuano ad aumentare le prestazioni di questo computer, magari aggiungendo anche una scheda grafica dedicata, rendendolo così adatto ad ogni impiego lavorativo. Invece a Cupertino hanno pensato di andare nella direzione opposta, ridimensionando la flessibilità e la potenza del Mac mini e riportandolo al ruolo di desktop piccolo ed "economico" (anche sul piano energetico).

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Chi cerca un Mac economico per casa/ufficio (magari riutilizzando i suoi mouse, monitor e tastiera) oggi troverà più conveniente la versione entry-level, che è stata scontata di 130€. La scelta di mantenere HDD tradizionali nella base e nel modello intermedio non mi stupisce, dopotutto ci sono anche sui più costosi e prestigiosi iMac, ma le CPU sono scese di livello, partendo da un modesto i5 da 1,4GHz (lo stesso presente nell'iMac entry-level). Un computer del genere è ancora più che valido per attività semplici e costa anche di meno della precedente base, ma questa montava un i5 da 2,5GHz. Diciamo che il suo equivalente nell'offerta attuale, con il dovuto aggiornamento a distanza di 2 anni, è il modello intermedio, dove è presente un i5 da 2,6GHz. Per cui, a ben guardare, non è stato ridotto il prezzo, ma introdotta una variante più economica e meno potente (la stessa cosa che è stata fatta per l'iMac qualche tempo fa).

Andando a guardare i numeri si scopre però che la precedente base da 2,5GHz aveva uno score Geekbench 3 di 5731, mentre l'attuale da 1,4GHz si ferma a 5350, quindi il passo all'indietro di questo entry-level più economico di 130€ è minore del 10% e non è troppo male dopotutto. Per quanto riguarda il comparto grafico sia la HD 5000 presente nella versione base che la Iris delle successive rappresentano un passo in avanti, mentre l'involuzione principale è dovuta alla scomparsa del modello Server. Questo aveva CPU i7 quad-core che ora sono solo un lontano ricordo. Il processore più potente installabile nel Mac mini 2014 è un i7 dual-core da 3GHz che dovrebbe avere uno score vicino ai 7200 (sono le stesse CPU dei MBP Retina), mentre il quad-core 2,3GHz del modello precedente superava 11000 (e quello opzionale da 2,6GHz arrivava ad oltre 12000).

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È chiaro quindi che seppure la tecnologia sia progredita e complessivamente ci siano migliorie come la GPU, le Thunderbolt 2, il Wi-Fi ac, gli SSD PCIe (in opzione), l'idea che Apple ha del Mac mini è stata ridimensionata. Non mi stupirei se qualcuno andasse a cercare qualche offerta interessante sui modelli precedenti nei ricondizionati, specie se verrà confermata la RAM saldata e non upgradabile (dobbiamo aspettare i primi teardown per saperlo con certezza). Con questo non voglio dire che il Mac mini sia un computer nato male o inefficiente, semplicemente a Cupertino hanno deciso di riportarlo all'iniziale ruolo di desktop entry-level: un computer economico e dai parchi consumi. Tuttavia alla luce dell'iMac 21,5" base il futuro di questo modello appare decisamente incerto.