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La prima EOS 7D del 2009 è stata una fotocamera eccezionale, che ha cambiato l'approccio di Canon nel mondo delle DSLR. È stata per lungo tempo una regina tra le reflex APS-C, sia per le foto che per le funzioni video, essendo sviluppata rispondendo alle precise richieste dei fotografi. Ha raccolto la buona eredità della 50D, già particolarmente apprezzata, migliorandola praticamente in ogni settore. Prima di lei bisognava orientarsi sulla serie 1D per avere un motore di messa a fuoco particolarmente prestante ed anche la full frame 5D Mark II del 2008 aveva solo 9 punti AF. Con la 7D Canon ha progettato una DSLR che pur essendo basata su sensore APS-C offriva specifiche professionali del corpo, dei controlli, dell'AF e del mirino, andando a conquistare una vastissima popolarità sia nell'ambito amatoriale che professionale. Negli anni più recenti abbiamo assistito alla presentazione di reflex full frame più economiche, come la Canon 6D (recensione), e l'esistenza stessa di modelli APS-C così evoluti (e costosi) è stata messa fortemente in dubbio. E invece dopo un'attesa di ben 5 anni è arrivata l'erede della 7D, che si fregia del logo Mark II.

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Caratteristiche principali

Per riassumere la 7D Mark II potremmo dire che unisce alcune caratteristiche della APS-C 70D (recensione) con i vantaggi di una professionale come la 5D Mark III. Lo si nota immediatamente dal corpo (quasi identico a quello della 5D Mark III) e se ne trova una conferma nelle specifiche tecniche. Visto che il suo posizionamento di prezzo è sovrapponibile a quello della full frame 6D (che in alcuni casi costa anche meno) viene spontaneo considerarle come alternative, tuttavia sono soluzioni diametralmente opposte. Come abbiamo già visto nel nostro confronto, la 7D Mark II è una APS-C con corpo e funzioni di una full frame professionale, mentre la 6D è una full frame con corpo e funzioni di una APS-C. Può sembrare un gioco di parole, ma questa frase racchiude la diversa essenza delle due fotocamere. Se si esclude il sensore più grande (e la conseguente migliore resa ad alti ISO) la 7D Mark II batte su quasi tutti i fronti la 6D. Per questo motivo nella prova di oggi la confronteremo principalmente con la 7D, anche perché è la sua diretta discendente.

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Il sensore CMOS ha 20MP effettivi, solo 2 in più della prima 7D, ma tecnologicamente li distanziano 5 anni. Una novità importante è il Dual Pixel CMOS AF (approfondimento), i cui vantaggi nella messa a fuoco in Live View abbiamo già visto con la 70D. La potenza di calcolo della 7D Mark II è impressionante e grazie alla presenza di due DIGIC 6 è perfino superiore a quella della professionale e costosa 1D X (che ha due DIGIC 5+). Offre una gamma di sensibilità nativa che va da 100 a 16000 ISO, espandibile fino a 51200 ISO, mentre la 7D si fermava a 6400 ISO. Lo scatto a raffica passa da 8fps a 10fps, con un buffer praticamente infinito scattando in JPG. Altro elemento che spicca è il modulo AF, che con 65 punti tutti a croce è drasticamente migliorato rispetto i soli 19 della prima 7D e supera anche i 61 punti (di cui solo 41 a croce) presenti su 5D Mark III e 1D X. Una piccola rinuncia è stata fatta sulle funzioni aggiuntive, perché troviamo il GPS integrato ma non il Wi-Fi. La 6D li ha entrambi, ma la prima 7D non possedeva nessuno dei due, quindi si tratta comunque di un passo avanti. Inoltre nella vita di tutti i giorni trovo sia potenzialmente più interessante il GPS fotograficamente parlando, per cui sono contento che dovendo scegliere tra i due Canon abbia preferito sacrificare il Wi-Fi.

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Corpo ed ergonomia

Le dimensioni del corpo di 7D e 7D Mark II sono praticamente sovrapponibili, con differenze di pochissimi millimetri (4) solo nello spessore. Il nuovo modello ha un'impugnatura leggermente più pronunciata e sagomata che in mano risulta un po' più comoda. Il peso con batteria e memoria si ferma a 904 grammi, circa 10 in meno della precedente sulla mia bilancia. La struttura era in lega di magnesio anche prima, ma la tropicalizzazione è stata nettamente migliorata per resistere meglio alla polvere, agli schizzi d'acqua ed alle temperature estreme. La costruzione è molto robusta e in mano si tiene benissimo, basta impugnarla per rendersi conto della sua anima professionale.

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Display e mirino

Lo schermo è rimasto da 3" ma ora è in formato 3:2 e non più 4:3, per cui le fotografie si vedono senza la banda nera sopra e risultano notevolmente più grandi. È stato migliorato il trattamento anti riflesso, che funziona molto bene, e la risoluzione è salita a 720 x 480 pixel (prima era 640 x 480). La luminosità automatica si è dimostrata efficiente e lo schermo risulta abbastanza visibile anche di giorno. Bisogna ammettere che con forte luce diretta un po' di luminosità in più non guasterebbe, ma l'unica controindicazione che ho notato è che risulta difficile notare le aree troppo chiare e l'avviso di sovraesposizione diventa molto utile (si attiva dalla terza scheda del menu riproduzione). Nel live view dalla modalità video le bande nere ci sono, ma è normale perché si registra in 16:9, e le impostazioni visualizzabili sono complete e comprendono anche l'istogramma della luminosità (si alternano con il pulsante "info").

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Il mirino rimane uno dei punti forti della 7D Mark II, offrendo il 100% della copertura ed un ingrandimento 1x. Da questo punto di vista non è cambiato rispetto quello della prima 7D, ma ora ci sono molte più informazioni che si possono attivare. Dal menu "Visualizzazioni mirino" (presente nella seconda scheda delle personalizzazioni) si può decidere di mostrare la livella, la griglia, il modo di scatto, il bilanciamento del bianco, l'avviso AF, il metering, la qualità di scatto e l'allerta flicker (che avvisa del possibile sfarfallio dell'illuminazione che causa variazioni di esposizione verticali).

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Queste indicazioni aggiuntive vengono riportate in basso all'interno del fotogramma e possono risultare un po' invadenti se attivate tutte. Il mio consiglio è di limitarle al minimo ed affidarsi al secondo display LCD superiore per maggiori dettagli, ma ognuno troverà la configurazione che preferisce. Ad esempio la mia fotocamera era impostata di base per mostrare un'icona AF in basso a destra alla registrazione del fuoco corretto, ma ho preferito disattivarla ed attivare invece "Illuminazione display VF", dalla quinta scheda del menu AF, che illumina il punto di rosso. Una novità di questo mirino è la separazione dell'indicatore di esposizione (verticale sulla destra) e la compensazione (orizzontale in basso). È la prima volta in assoluto che vedo una configurazione del genere e non nego che avere entrambi gli indicatori nel mirino sia un vantaggio, specie nei metodi a priorità (Tv/Av). Il problema è che hanno invertito le priorità, relegando sul lato destro, in verticale, il più importante esposimetro. Dopo decenni di utilizzo di macchine fotografiche ho ormai consolidato l'abitudine di guardare in basso per verificare l'esposizione della scena e mi risulta davvero innaturale e scomodo doverla invece cercare all'estrema destra del fotogramma (in una zona che per altro è poco visibile con gli occhiali visto che distanziano l'occhio dal mirino). Forse non sarà un problema per tutti, ma per me che scatto quasi esclusivamente in manuale guardando l'esposimetro è stato un duro colpo e anche dopo vari giorni di utilizzo ho continuato a trovare scomoda questa soluzione.

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Il display LCD secondario, posto in cima, è una caratteristica che ti aspetti in una fotocamera di questo livello. È grande come quello della 5D Mark III ed ha più o meno la stessa quantità di informazioni, ma manca la visualizzazione del formato di file impostato (RAW/JPG) che di contro può essere mostrato nel mirino (anche se io preferivo averlo qui). Con il piccolo tasto identificabile con l'icona di una lampadina si attiva la retroilluminazione di color giallo ambra, che dura per circa 6 secondi.

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Controllo, impostazioni, menu

Vista da dietro la configurazione di tasti e controlli della 7D Mark II è praticamente identica a quella della 5D Mark III. In quest'ultima c'è uno schermo più grande di 0,2", ma il layout dei pulsanti è lo stesso. Per la verità non ci sono cambiamenti particolarmente importanti neanche rispetto la prima 7D, dato che questa era stata fonte di ispirazione per le ultime due 5D. Con le due ghiere dei parametri ed il piccolo joystick si ottiene un controllo molto completo della fotocamera e nella zona superiore ci sono gli accessi diretti per le principali impostazioni: bilanciamento del bianco, metering, metodo di avanzamento, modo af, compensazione flash ed ISO. Da segnalare che quest'ultimo pulsante ha una piccola sporgenza centrale che consente di identificarlo anche senza guardare, cosa utilissima che ho già avuto modo di apprezzare nella 5D Mark III e che non era presente nella 7D.

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La torretta dei modi di scatto è nella classica posizione in alto a sinistra, ma rispetto la 7D guadagna un pulsante di blocco al centro, che consente di evitare modifiche involontarie. È molto simile a quella della 5D Mark III con l'unica differenza che le scritte non sono stampate ma in rilievo (cosa che preferisco). I metodi di scatto sono: Auto, P, Tv, Av, M e B, più 3 posizioni C personalizzabili dall'utente. Andando a cercare le differenze nel layout dei controlli rispetto la prima 7D, a parte il riposizionamento di menu e quick menu l'unica cosa rilevante è l'aggiunta di un pulsante alla destra dell'obiettivo che consente di attivare rapidamente l'anteprima della profondità di campo (anche questa è una caratteristica ereditata dalla 5D Mark III). La funzione di questo tasto può essere modificata dall'utente, così come quella di tanti altri, dalla terza scheda del menu di configurazione (quello arancione) alla voce "Controlli personalizzati".

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Il menu, come i controlli, riprende quasi completamente la struttura di quello della 5D Mark III. È molto completo, facile da navigare, ben organizzato e ricco di personalizzazioni. Di base riprende la suddivisione di quello della 7D, ma è molto più completo. In particolare è stata aggiunta tutta la sezione dedicata all'AF che conta ben 5 pagine di opzioni (di cui parleremo subito dopo). Il quick menu si attiva con il piccolo tasto identificato dall'icona [Q] che si trova tra il joystick e la ghiera posteriore e consente di vedere e modificare a schermo tutte le principali impostazioni di scatto. Onestamente non lo uso molto visto che tra mirino e display LCD secondario si ha sempre tutto sotto controllo e ci sono accessi diretti per la maggior parte delle impostazioni. Ritengo che questo sia un bene perché vuol dire che la fotocamera è stata ben progettata per un uso rapido e professionale.

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AF - Messa a fuoco

Come ho già avuto modo di anticipare, la 7D Mark II possiede un modulo AF molto avanzato, con 65 punti tutti a croce e quello centrale a doppia croce per la massima sensibilità. Si tratta di un poderoso upgrade rispetto la 7D e si trova persino un passo avanti a 5D Mark III e 1D X. Il livello di configurazione è avanzatissimo con ben 5 pagine di opzioni, con il risultato che può risultare persino difficile da controllare anche dai più esperti. In particolare per l'inseguimento dei soggetti si possono scegliere diversi comportamenti, ognuno dei quali personalizzabile nella sensibilità. Per fortuna l'impostazione di base "multifunzione versatile" è, appunto, molto versatile per cui non mi è mai capitato di doverla modificare. L'AF è molto veloce e reattivo e la copertura del fotogramma davvero estesa (molto di più della 1D X), per cui è tra le fotocamera migliori che io abbia mai provato per lo sport e la caccia fotografica.

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Premendo sul pulsante in alto a destra si attiva la modifica del punto AF, che si sposta tramite il joystick, e del metodo AF, che si controlla tramite il pulsante M-Fn posto vicino al pulsante di scatto. In realtà una novità esclusiva della 7D Mark II è la presenza di un selettore intorno al joystick che ha praticamente la stessa funzione di M-Fn, cosa di cui si poteva benissimo fare a meno. Si può scegliere: AF spot punto singolo, espansione AF (con 5 punti, 9 punti o 15 punti), zona ampia (centrale, laterale sinistra e laterale destra) e selezione automatica (che lascia scegliere alla fotocamera uno più dei 65 punti disponibili).

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Attivando il live view lo specchio si solleva e il motore di messa a fuoco tradizionale non è più disponibile. Di norma questo comporterebbe l'utilizzo dell'AF per contrasto, notoriamente lento nelle reflex perché non si ha a disposizione un'informazione importante che caratterizza l'autofocus per rilevamento di fase, ovvero la posizione del soggetto. Nella 7D Mark II Canon ha riproposto lo stesso rivoluzionario Dual Pixel CMOS AF già visto nella 70D, che consiste nello sdoppiamento di ogni pixel in due fotodiodi in grado di analizzare la differenza di fase. Grazie a questo espediente ogni singolo pixel del sensore può essere adoperato per conoscere la posizione del soggetto e mettere a fuoco, con il risultato di essere molto veloce e preciso.

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Il vantaggio non è solo nel campo fotografico, dove si può adoperare il live view per la composizione di macro e still life senza perdere in velocità dell'AF, ma risulta utile anche per il video dal momento che offre la possibilità di attivare l'AF continuo (ovvero "Servo filmato" presente nella quarta scheda del menu di registrazione) ottenendo una buona fluidità. Continuo a sostenere che un professionista preferirà sempre l'AF manuale, che offre maggiore controllo, ma l'efficacia di questo metodo soddisferà finalmente chi desidera usare la propria reflex anche per i filmati in modalità del tutto automatica, come fosse una videocamera. Inoltre è stata inserita un'opzione molto interessante che consente di bloccare l'AF premendo sul pulsante AF-ON durante la registrazione. In questo modo anche avendo attivato quello continuo si potrà temporaneamente bloccare la messa a fuoco ad una specifica distanza (magari per aspettare l'arrivo del soggetto). La massima efficienza in termini di fluidità e precisione si ottiene con gli obiettivi STM, che sono tutti modelli EF-S (APS-C) di qualità media, ma con gli EF (full frame) USM il risultato è stato migliorato rispetto la 70D, sintomo che Canon sta perfezionando questo sistema lato software. Dopotutto il Dual Pixel CMOS AF è presente anche nelle cineprese professionali come C100 e C300 ed è facile che lo vedremo nelle future versioni delle reflex full frame della casa giapponese. Adoperandolo in modalità FlexiZone la fotocamera cercherà da sola il punto di messa a fuoco, cosa che funziona bene nei passaggi semplici, ad esempio dal primo piano allo sfondo o viceversa, ma diventa un problema quando ci sono soggetti sovrapposti a diverse distanze (lo noterete nel video di esempio). Non la reputo una soluzione professionalmente valida, ma di certo colma quel gap con le videocamere che le reflex hanno sempre avuto e in questo Canon è attualmente al primo posto per efficienza.

NOTA: per qualche strana ragione l'AF continuo nei filmati non è disponibile attivando la registrazione a 50fps.

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Flash

Una caratteristica che contraddistingue le APS-C di Canon è la presenza del flash integrato, che è invece assente nelle full frame. Questo può rappresentare un plus non indifferente in diverse situazioni ed offre una copertura fino ad 11 metri alla sensibilità base, dalla lunghezza focale di 27mm equivalenti. Si solleva elettronicamente (quindi solo a fotocamera accesa) con il pulsante posto di lato, e fortunatamente non si attiva da solo nella modalità automatica. Supporta l'ETTL II, si sincronizza fino ad 1/250, ha la sincronizzazione sulla prima o sulla seconda tendina e la compensazione di esposizione da +3 a -3 con step di 1/3. Inoltre può controllare flash wireless esterni nativamente, cosa che non è possibile nelle full frame di casa Canon e che personalmente apprezzo molto.

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Le opzioni wireless sono piuttosto complete, comprendendo il funzionamento su 4 canali e 3 gruppi (A, B, C). Si possono impostare la potenza (in manuale) e la compensazione (in ETTLII) in modo identico sul flash interno e quello wireless, diversificando tra i due oppure disattivando quello interno per utilizzare solo quello wireless. Insomma un set di funzioni molto esteso che stimola la creatività e consente di adoperare più di un flash senza un controller esterno.

Metering - Esposizione

L'esposizione automatica è affidata a 150,000 pixel RGB (nella prima 7D erano 63 zone) ed è presente un nuovo sensore ad infrarossi che aiuta la rilevazione. Lavorando in automatico o nei metodi a priorità i risultati sono davvero ottimi ed anche in caso di forti contrasti, con aree molto illuminate ed altre in ombra, l'esposimetro si comporta egregiamente. Devo comunque precisare che ho eseguito dei confronti diretti tra 7D e 7D Mark II e non ho notato nessuna differenza di comportamento tra le due, le quali hanno sempre risolto le stesse scena con i medesimi parametri di scatto.

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Le impostazioni sono le stesse di sempre, ovvero misurazione valutativa, parziale, spot e media pesata al centro. A secondo della situazione il fotografo dovrà impostare quella più adatta, ma generalmente la misurazione valutativa risolve quasi tutte le scene in modo efficiente. Giusto in controluce può essere utile la lettura spot, ma si può sempre correggere l'esposizione standard con la compensazione (disponibile nei metodi programmati sulla ghiera posteriore).

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WB - Bilanciamento del bianco

Come nel caso del metering, anche il bilanciamento automatico del bianco si è sempre comportato bene durante tutte le mie prove. Con luce ad incandescenza si ottengono immagini un po' virate sul giallo, ma è assolutamente normale ed attinente alla realtà della scena catturata. Il bilanciamento si può modificare sia dal quick menu che con il tasto WB dedicato, posto vicino al display LCD superiore, potendo scegliere tra: auto, luce diurna, ombra, nuvoloso, tungsteno, fluorescente, flash, personalizzato e temperatura colore. Con quest'ultimo si può scegliere manualmente una temperatura compresa tra 2500K e 10000K, con scatti di 100K. In questo ambito l'unico vero limite riscontrato è quello presente in tutte le Canon da sempre, ovvero l'impostazione del bilanciamento personalizzato. Nelle fotocamere di altri marchi scegliendo l'opzione "personalizzato" è possibile scattare al volo una foto neutra per tarare il livello del bianco, mentre con le Canon si deve prima fare la foto, poi andare nel menu principale alla voce "WB Personalizzato" (quindi non direttamente dal tasto WB o dal quick menu) e infine scegliere manualmente la foto neutra precedentemente catturata. Non mi stancherò mai di ripetere che questo è il metodo più scomodo, confuso e lento che si possa immaginare ed anche fotocamere entry-level di marchi meno diffusi (come Samsung o Pentax) fanno di meglio. Purtroppo visto che lo dico da anni e ancora non è cambiato niente, devo supporre che quelli di Canon mi danno le fotocamere in prova ma non leggono le mie recensioni o quanto meno non fanno arrivare questo importante feedback alla casa madre. In tutti i casi io continuo a ripeterlo nella speranza che qualcosa cambi.

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Metodo drive - scatto continuo

Le reflex full frame di Canon sono generalmente lente nello scatto continuo, con l'unica eccezione della professionale 1D X che offre un'impressionante raffica di 14 scatti al secondo. Per le APS-C abbiamo un discreto risultato nella 70D (6fps), uno migliore nella prima 7D (8fps) ed uno ancora superiore nella 7D Mark II (10fps). Il merito principale è del doppio processore DIGIC 6, ma c'è stato un miglioramento anche nel buffer. La 7D si fermava dopo 25 scatti in RAW o 94 in JPG, mentre la Mark II registra fino a 31 foto consecutive in RAW e ben 1090 in JPG (circa 24 in RAW+JPG). Ho eseguito dei test con la SanDisk Extreme Pro da 95MB/s e i risultati sono molto soddisfacenti. Inoltre anche dopo la saturazione del buffer si continua con un ritmo piuttosto sostenuto di 3/4fps, seppure un po' a singhiozzo con qualche pausa tra le brevi raffiche. Questo risultato unito con un AF molto performante, la rende una candidata ideale per seguire scene con azioni rapide.

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I metodi di avanzamento al completo sono: scatto singolo, scatto continuo veloce, scatto continuo lento, scatto singolo silenzioso, scatto continuo silenzioso, autoscatto 10s/telecomando, autoscatto 2s/telecomando. I due metodi silenziosi sono un'aggiunta rispetto la 7D e quello a raffica offre una velocità di 4fps.

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Qualità d'immagine e resa ad alti ISO

Come al solito iniziamo la nostra analisi sul sensore partendo dal test di DxOMark, che ha assegnato alla 7D Mark II un punteggio di 70 (scopri come viene calcolato). Il vantaggio rispetto la prima 7D c'è, ma è marginale. In effetti dalle nostre prove sul campo non abbiamo notato un evidente miglioramento nella profondità colore o nella gamma dinamica, con vantaggi esclusivamente nella risoluzione (con un livello maggiore di dettaglio) e nella resa ad alti ISO (approfondiremo tra poco). Sulla carta sembrerebbe lo stesso sensore di quello presente nella 70D, ma la risposta è leggermente diversa e complessivamente migliore.

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Le immagini possono essere memorizzate in JPG, RAW o RAW+JPG, con diverse combinazioni anche sulla qualità (ci sono i RAW ridotti M ed S). Da segnalare la possibilità di catturare un HDR in formato JPG salvando anche i singoli RAW, funzione già vista nella 5D Mark III. A basse sensibilità il JPG è molto ben bilanciato e non mostra particolare perdita di definizione rispetto i RAW sviluppati al computer. Ovviamente si nota una leggera incisività in più nel file grezzo, il quale rimane sempre la migliore soluzione per il lavoro in post-produzione.

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Salendo con gli ISO la situazione cambia, perché l'algoritmo di riduzione del rumore predilige immagini pulite ai dettagli, restituendo foto un po' troppo morbide in JPG. Nella seguente immagine metto a confronto una foto scattata a 1600 ISO in RAW e in JPG, analizzando un crop al 100%. Il file grezzo è stato sviluppato senza alcuna riduzione del rumore e visto che ho selezionato un'area fortemente in ombra e l'ho anche schiarita in Photoshop, noterete una presenza eccessiva di rumore digitale (poi vedrete che a queste sensibilità normalmente il sensore se la cava meglio). Ad ogni modo il confronto mi è utile ad evidenziare come lo sviluppo on camera già con valori di ISO medi risulti un po' troppo morbido, infatti la grata che si intravedere nel RAW è completamente inesistente nel JPG.

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Per analizzare meglio la resa ad alti ISO vi propongo il mio classico test in studio. Avrei voluto effettuare un confronto diretto con la prima 7D, ma purtroppo i RAW della Mark II non si possono ancora sviluppare con Lightroom ed ho dovuto usare una versione di Canon Digital Photo Professional che invece non supporta quelli della 7D. Non potendo utilizzare lo stesso software per la conversione dei file grezzi il risultato non sarebbe stato confrontabile. Vi ricordo che i JPG sono alla massima definizione con profilo standard, mentre i RAW sono stati sviluppati con DPP impostando la riduzione del rumore di luminanza e crominanza a zero. Questo perché ci interessa vedere cosa effettivamente offrono i file grezzi a livello di dettaglio, fermo restando che in post-produzione si possono andare a ripulire ottenendo foto più nitide del JPG ma al tempo stesso con un livello di rumore contenuto.

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Formato Sensibilità
JPG 100 200 400 800 1600 3200 6400 12800 25600 51200
RAW 100 200 400 800 1600 3200 6400 12800 25600 51200

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Ad 800 ISO potete notare che il JPG inizia ad essere più morbido, mentre il RAW mantiene una definizione maggiore. Tuttavia nel file grezzo non c'è ancora una presenza di rumore evidente, per cui Canon avrebbe potuto tarare l'algoritmo di sviluppo in modo meno invasivo. Già da questo piccolo particolare si evidenzia il vantaggio di utilizzare il file grezzo e diventa via via più evidente con l'aumentare della sensibilità. A 1600 ISO nel RAW c'è un po' di rumore sulla luminanza, ma il risultato è ancora molto buono. A 3200 ISO entra in gioco il disturbo cromatico, ma vi ricordo che qui stiamo analizzando RAW con riduzione del rumore azzerata: basta un minimo intervento nel software di post-produzione per ottenere una foto pulita e ancora sufficientemente dettagliata. I 6400 ISO sono validi per una APS-C e ancora usabili per la stampa di piccolo formato con un po' di elaborazione. A 12800 ISO abbiamo già superato il limite nativo della prima 7D e se guardate il JPG è morbido ma ancora usabile, mentre nel RAW si deve sicuramente ricorrere alla riduzione del rumore in modo consistente. Le posizioni Hi1 e Hi2, rispettivamente 25600 ISO e 51200 ISO, non sono effettivamente utili in stampa. Tuttavia qui stiamo vedendo dei crop al 100% di immagini a 20MP, se prendiamo quella a 25600 ISO e la guardiamo a schermo con una risoluzione adatta per il web è ancora adoperabile (apri).

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DxOMark non ha trovato particolarmente positivi questi risultati, ma da quello che ho potuto constatare io con un confronto "ad occhio" c'è più di uno stop di vantaggio in termini di resa ad alti ISO rispetto la prima 7D, e non è male. Di contro è vero che nei test di laboratorio i sensori Sony (presenti anche su Nikon e Olympus) ottengono risultati migliori, infatti la Nikon D7100 (recensione) ha segnato 83 punti con una resa ad alti ISO migliore del 15%. Tutte le fotocamere Canon hanno punteggi relativamente bassi su DxOMark, ma onestamente non trovo che la resa sul campo sia effettivamente coerente con questo dato (ho utilizzato Nikon per un anni prima di passare a Canon). Sono test utili per avere un'indice di riferimento, tuttavia consiglio sempre di guardare i risultati con i propri occhi e giudicare di conseguenza. Vi voglio fare un esempio concreto: guardate sopra i crop del JPG a 6400 ISO della 7D Mark II e confrontateli con quelli della Nikon D7100 che vi propongo di seguito.

6400 ISO Nikon D7100 JPG

Secondo DxOMark la D7100 è migliore, ma ricordo che il suo indicatore sintetico ci dice la sensibilità massima dove il rapporto segnale/rumore è almeno di 30db con 9EV di gamma dinamica e 18 bit di profondità colore (con file scalati ad 8MP). Questo non è sempre sufficiente a valutare la resa ad alti ISO di una fotocamera, specie alle sensibilità più elevate, e i miei occhi mi dicono che nell'esempio che vi ho mostrato la Canon restituisce un'immagine più usabile. Certo parliamo di JPG e c'è in gioco anche la riduzione del rumore software, però oltre al dato sintetico è importante guardare i file e valutare di conseguenza. In effetti DxOMark conferma che confrontando solo il rapporto segnale/rumore le due fotocamere sono praticamente equivalenti.

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In pratica nella valutazione complessiva hanno inciso molto anche i diversi risultati in gamma dinamica e profondità colore, dove la D7100 è in vantaggio. Per concludere, io mi sento di dire, dopo averla testata, che la 7D Mark II offre risultati ad alti ISO buoni per un sensore APS-C e sicuramente molto migliori del modello che sostituisce. Inoltre potrebbe essere anche un vantaggio avere dei JPG così puliti anche se leggermente morbidi, così da ottenere immediatamente un file valido per uno scambio rapido e conservare il RAW per uno sviluppo mirato che mantenga più dettaglio.

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Connessioni, memoria, batteria

Le connessioni sono tutte disposte sul lato sinistro dietro due sportellini in gomma. Il primo, che si apre verso l'alto, contiene USB 3.0 e HDMI, mentre il secondo, che si apre verso l'esterno, nasconde ingresso ed uscita audio, flash sync e porta per il telecomando. L'unica vera aggiunta rispetto la 7D è l'uscita per la cuffia, che consente di monitorare l'audio registrato dalla fotocamera e risulta molto importante in ambito video. Per le stesse finalità è stata aggiunta la possibilità di avere il video non compresso sulla porta HDMI (bisogna attivare il mirroring dalla quinta scheda delle impostazioni di registrazione in modalità video).

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La 7D Mark II è anche la prima reflex APS-C di Canon ad avere un doppio slot per le memorie, uno Secure Digital ed uno Compact Flash, posizionati dietro un'ampio sportellino sul lato destro. Esattamente come la 5D Mark III e la 1D X, supporta la registrazione in backup o in eccedenza, oppure con i RAW su una memoria e i JPG sull'altra. Si tratta di una caratteristica molto utile per i professionisti, specie per la possibilità di avere la registrazione simultanea sulle due schede, avendo un backup del proprio lavoro.

7dmkii-battery-2Altra novità della 7D Mark II è la presenza della batteria LP-E6N da 1865mAh/14Wh. Si tratta di una versione modificata della LP-E6 (1800mAh/13Wh) presente su tutte le top di gamma Canon dalla 7D, ma la struttura e la stessa e si possono tranquillamente invertire (possiamo usare una LP-E6N sulla 5D Mark III ed una LP-E6 sulla 7D Mark II). L'autonomia secondo lo standard CIPA è di 670 scatti, una durata più che accettabile per un modello che può stuzzicare anche i professionisti. Ovviamente utilizzando il GPS l'autonomia scende un po', ma rimane comunque sufficiente per coprire una giornata fotografica piuttosto intensa. Da segnalare che il GPS (che si attiva dalla seconda scheda delle impostazioni) non si disattiva automaticamente quando spegniamo la fotocamera. Questa è una caratteristica che ho trovato utilissima perché nei momenti di pausa possiamo spegnere la macchina fotografica senza dover ogni volta riattivare il GPS all'accensione, però bisogna fare attenzione a non dimenticarselo attivo quando pensiamo di non dover fare foto per qualche ora o se stiamo tornando a casa, altrimenti la batteria si consuma inutilmente.

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Video

La prima 7D è stata molto apprezzata dai videomaker ed è stata persino utilizzata per girare serie TV, spot e documentari. Offriva già una buona qualità di base e con Magic Lantern si potevano ottenere funzioni molto più evolute. La nuova 7D Mark II non è ancora compatibile con questo hack del firmware, ma parte da una migliore offerta in termini di opzioni e connessioni. Abbiamo già citato tre dei suoi punti di forza rispetto la 7D nel campo video, ovvero: AF continuo molto performante, uscita audio per la cuffia, uscita HDMI non compressa (8-bit 4:2:2 con audio). Una quarta novità rispetto tutte le altre reflex Canon è la possibilità di registrare fino al FullHD a 50fps, utile per effettuare degli slow-motion più fluidi in post-produzione. I file possono essere memorizzati in MOV o in MP4 e le opzioni selezionabili per la qualità di registrazione sono:

  • 1920x1080 (50fps) IPB (circa 59 Mbps)
  • 1920x1080 (25p/24p) ALL-I (circa 88 Mbps)
  • 1920x1080 (25p/24p) IPB (circa 30 Mbps)
  • 1280x720 (50p) ALL-I (circa 78 Mbps)
  • 1280x720 (50p) IPB (circa 26 Mbps)
  • 640x480 (25p) IPB (circa 10 Mbps)

Come sempre c'è il limite di 29 minuti e 59 secondi per un singolo clip video, ragione per cui le reflex non sono ancora una soluzione ottimale per registrare senza tagli eventi di lunga durata. Per quanto riguarda l'audio c'è un microfono mono integrato di bassa qualità, ma come abbiamo detto se ne può collegare uno esterno con jack da 3,5mm. Si può impostare il livello di registrazione manualmente oppure lasciarlo in automatico ed è presente un filtro anti vento che riduce il rumore di sottofondo durante le riprese in esterni (ma funziona solo con il microfono incorporato).

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Un'altra possibilità interessante per i filmati è il controllo silenziato, funzione già vista nella 5D Mark III. Una volta attivata (dalla quinta scheda del menu di ripresa con la modalità video selezionata) possiamo premere il pulsante del quick menu durante una registrazione ed usare il touch pad presente sul retro per modificare tempo, apertura, compensazione, iso e audio in cuffia, senza dover fisicamente premere nessun tasto e senza quindi muovere la fotocamera o generare rumori che potrebbero essere registrati dal microfono. Infine è stato aggiunto il Time Code, utile per sincronizzare filmati registrati con più corpi contemporaneamente (ricordatevi di azzerarlo prima di una sessione di registrazione e di impostarlo su tutte le fotocamere su "Free run" per avere lo stesso tempo).

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Conclusione

Una cosa è sicura, la 7D Mark II è una sfida per Canon nel mercato odierno. Nel 2009 una reflex APS-C prosumer come la prima 7D era il massimo a cui un amatore evoluto potesse aspirare e spesso interessava anche i professionisti viste le sue ottime doti. Oggi il salto al full frame è decisamente più abbordabile e questo rende la situazione più complicata. La 6D (per rimanere in casa Canon) costa anche meno del prezzo di lancio della 7D Mark II e se è vero che possiede un corpo più modesto, pochi controlli fisici, un AF molto meno performante, funzioni e connessioni ridotte, offre tutti i vantaggi di un sensore 35mm. Da un lato puramente fotografico, guardando solo ai risultati insomma, la 6D ha una migliore resa ad alti ISO ed una PdC dal look più professionale. Il fatto è che una buona foto non è detto che nasca solo da questi fattori e ci sono ambiti in cui una 6D è oggettivamente limitata. Nel caso di sport o caccia fotografica, ad esempio, l'AF può essere determinante e il moltiplicatore 1,6x dell'APS-C Canon può anche essere un vantaggio per ottenere obiettivi più spinti. Inoltre se si usa molto la fotocamera l'ergonomia e i controlli possono rappresentare un elemento importante nella scelta e la 7D Mark II qui è nettamente in vantaggio rispetto la 6D. In Canon casa c'è anche la concorrenza dal basso capitanata dalla 70D, che seppure sia in difetto su quasi ogni aspetto nel confronto con la 7D Mark II, può essere già sufficiente per un amatore (e il sensore è molto simile). Il mercato potenziale di questa nuova APS-C prosumer può anche essere ridotto, ma ciò non toglie che sia una reflex eccellente. Fin da quanto si impugna per la prima volta ci si trova a proprio agio, le specifiche tecniche sono davvero complete e professionali e sul piano della funzionalità non delude. È sintetizzabile come una 5D Mark III con sensore APS-C, ma con anima più dinamica grazie ad una raffica da ben 10fps. Non ha difetti che classificherei come importanti e il suo unico limite è che le specifiche tecniche di classe professionale hanno comportato un prezzo elevato. È appena arrivata sul nostro mercato, dove per il momento sono richiesti oltre 1700€ per il solo corpo (con garanzia Canon Italia), ma girando bene su internet si riescono a trovare anche offerte a circa 1500€ con garanzia europea. Se tra qualche mese il prezzo dovesse scendere a 1300€ allora avrà molte possibilità in più di conquistare il pubblico, ma già oggi valutandola per le sue qualità non posso che assegnare un voto di 4,5 stelle. Va comunque sottolineato che ci sono molti generi fotografici nei quali una 6D può essere una scelta migliore, sostanzialmente tutti quelli per i quali non serve una raffica veloce, basta solo il punto AF centrale ed è sufficiente lavorare su tempo/apertura/iso per raggiungere il proprio scopo.

PRO
ico.piu.png Corpo dalla costruzione ed ergonomia eccellente
ico.piu.png Tropicalizzazione professionale
ico.piu.png Ricchissima di tasti e controlli fisici, tutti ben posizionati
ico.piu.png Ampiamente personalizzabile
ico.piu.png Motore AF professionale
ico.piu.png AF in Live View rapido
ico.piu.png AF continuo nel video da riferimento per la categoria (reflex)
ico.piu.png Blocco AF nel video
ico.piu.png Raffica da 10fps
ico.piu.png Metering con 150000 pixel e sensore IR
ico.piu.png Doppio slot di memoria con possibilità di backup
ico.piu.png Mirino ampio (copertura 100%) e ricco di informazioni personalizzabili
ico.piu.png Ingresso ed uscita audio (per il monitor in cuffia)
ico.piu.png Uscita video HDMI non compressa con audio
ico.piu.png Controlli touch per modificare i parametri senza generare rumore nel video
ico.piu.png Registrazione (MOV/MP4) fino al FullHD a 50fps
ico.piu.png GPS integrato
ico.piu.png Buona resa ad alti ISO
ico.piu.png Controllo wireless di unità Flash esterne
ico.piu.png Livella elettronica a due assi (visualizzabile nel mirino)
ico.piu.png Scatto silenzioso (anche con raffica da 4fps)

CONTRO
Pro La posizione dell'esposimetro nel mirino (in verticale a destra) è scomoda
Pro Il FullHD a 50fps è disponibile solo in IPB e disattiva l'AF Servo
Pro Prezzo superiore alla full frame economica di casa (6D)

DA CONSIDERARE
Pro Sempre difficile impostare un bilanciamento del bianco personalizzato