C'è stato un tempo, per la verità neanche troppo lontano, in cui iTunes era il re indiscusso della musica digitale. Spesso si fa riferimento all'iPod come uno dei più grandi successi di Apple, dimenticandosi che gran parte del merito è stato dovuto proprio allo store musicale. Così come è accaduto 7 anni più tardi con iPhone ed App Store, a Cupertino hanno saputo creare un ecosistema di hardware e servizi che ha stabilito il nuovo standard del settore. Gli anni più recenti hanno visto la nascita di un nuovo metodo di fruizione della musica liquida, ovvero quello dello streaming in abbonamento. Subito dopo la presentazione dei primi servizi del genere gli esperti di settore hanno iniziato ad osservare Apple, ipotizzando che avrebbe aggiornato la sua offerta per rispondere tempestivamente al mercato e mantenere la sua leadership. C'era stato un segnale positivo con l'acquisizione di Lala nel 2009, ma le attese per un servizio di streaming targato Apple sono state ugualmente disattese. Due anni più tardi è arrivato iTunes Match, un timido tentativo di musica nel cloud, ma non si è dimostrato in grado di fare la differenza essendo sempre basato sul concetto di possesso dei brani. Qualcosa di più centrato sembrava essere iTunes Radio, ma con la diffusione ridotta che ha avuto e il metodo di fruizione prescelto è stato un ennesimo buco nell'acqua. Nel frattempo Spotify ha rapidamente guadagnato terreno, espandendosi in diversi mercati (compresa l'Italia) e offrendo all'utente un ricchissimo database musicale fruibile su tutte le piattaforme a fronte di un canone mensile contenuto (circa 10€).

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Secondo un report pubblicato dal Wall Street Journal ad inizio di quest'anno iTunes continuava a detenere il trono del servizio più utilizzato e profittevole per gli artisti, ma non è stato possibile mantenere a lungo questa leadership senza un rinnovo dell'offerta. L'etichetta discografica Kobalt Music Publishing, che rappresenta artisti come Paul McCartney, Lanny Kravitz ed altri, ha confermato che nel terzo trimestre di quest'anno i guadagni generati da Spotify in Europa sono stati superiori del 13% rispetto quelli provenienti da iTunes ed presumibile che sia così per tutte le altre. C'era già stato un segnale di questo trend nei giorni scorsi e c'era da aspettarsi che prima o poi sarebbe successo: il 2014 sarà ricordato come l'anno in cui, per la prima volta, la musica in streaming ha ottenuto il primato del maggior volume d'affari. A questo punto Apple ha due possibilità: lasciare iTunes a prendere polvere così come è oggi, con la certezza che finirà per soccombere, oppure rinnovarlo con un servizio in streaming cercando di risalire la china. Stranamente a Cupertino non sono stati in grado di creare un concorrente valido per Spotify con tutta la potenza di fuoco di cui dispongono ed i contatti maturati grazie ad iTunes, per cui l'acquisizione di Beats rappresenta l'ultima spiaggia. Inizialmente era stato dichiarato che Beats Music sarebbe rimasto un servizio separato, ma le attuali condizioni del mercato discografico richiedono un intervento più drastico e l'unica soluzione è quella di integrare tutto in iTunes e fare approdare rapidamente il servizio in tutto il mondo. Sperando che non sia ormai già troppo tardi.