Uno dei maggiori vantaggi di Android, soprattutto per gli sviluppatori ma di conseguenza anche per gli utenti, è la sua natura. Alla base vi è AOSP, Android Open Source Project, che offre liberamente il codice sorgente del sistema operativo, su cui ognuno può sviluppare la propria versione. In questo senso, dal punto di vista tecnico persino quella di Google è una delle tante versioni create utilizzando le fondamenta comuni, in quanto aggiunge numerosi componenti proprietari. Anche Fire OS di Amazon è una forte personalizzazione di Android, volta a renderlo più su misura per l'azienda di Jeff Bezos. Similmente avveniva per il firmware della poco longeva serie X di Nokia, l'ultimo rilascio di rilievo del periodo pre-acquisizione, in cui tutto o quasi ruotava attorno ai servizi di origine finlandese. Questi sono gli esempi più famosi, ovviamente. E se nella partita si inserisse pure... Microsoft? Ancora no, almeno non proprio, ma qualche passo sembra essere intenzionata a compierlo, per avvicinarsi maggiormente al mondo AOSP. Secondo il Wall Street Journal, infatti, sarebbe pronto un investimento di 70 milioni di $ in Cyanogen Inc., la società che produce la famosa ROM CyanogenMod.

cyanogenmodlogo

Si tratterebbe di una quota di minoranza, parte di una serie di fondi che ammonterà a svariate centinaia di milioni di $ totali. CyanogenMod si è fatta notare per la forte crescita tra il 2013 e il 2014, quando da grande comunità si è trasformata in un autentico business, diventando la ROM di riferimento non solo per tutti coloro che fossero stati "appiedati" dai produttori dei dispositivi, ma pure per questi ultimi stessi, specialmente gli emergenti, che vi stanno trovando un'opportunità interessante. Le personalizzazioni sul sistema sono infatti relativamente blande, tendendo a preservare il più possibile l'esperienza d'uso cosiddetta stock di Android concentrandosi soprattutto sulle parti in cui necessita di miglioramento e soprattutto riducendo la presenza di Google. In via predefinita, infatti, CyanogenMod non offre nessun strumento proprietario di Big G, permettendo a chi lo desiderasse di farne completamente a meno; se invece si gradissero il Play Store e le altre applicazioni provenienti da Mountain View, basta installare il pacchetto GApps in modalità recovery, subito dopo il firmware principale. Si tratta di una strategia voluta, su cui proprio il CEO di Cyanogen, Kirt McMaster, ha battuto il tasto la scorsa settimana, dichiarando di voler togliere Android dalle mani di Google.

In questo contesto, cosa potrebbe fare Microsoft? L'indiscrezione del WSJ è differente da quella dello scorso agosto, in cui si parlava addirittura di acquisizione. Nondimeno, l'iniezione di liquidità proveniente da Redmond potrebbe essere un preludio a tale scenario, o quantomeno a una collaborazione profonda e duratura. Nell'attuale situazione, Windows Phone si trova nelle difficoltà che già più volte sono emerse: una quota di mercato globale che si attesta appena attorno al 3% e quasi eccessivamente concentrata sulla fascia bassa del mercato, dove Nokia prima e Microsoft ora continuano a inserire nuovi Lumia. Tra le conseguenze, in particolare dopo la promozione di Satya Nadella a CEO, si è iniziato a vedere una maggiore attenzione nel portare software e servizi, in particolar modo la suite Office, anche sulle altre piattaforme. Nonostante la presentazione ufficiale della scorsa settimana di Windows 10 per smartphone, in un contesto di difficoltà per il proprio ecosistema appare normale cautelarsi con altre opzioni ipotizzabili. Quella più semplice è su un accordo di preinstallazione delle app Microsoft disponibili su Android in Cyanogenmod, espandendo così il potenziale bacino di utenza dei suoi servizi. La seconda via potrebbe essere invece un vero e proprio piano B in caso di flop anche per Windows 10, rimodellando il robottino verde per renderlo direttamente un prodotto Microsoft, in modo simile ad Amazon di cui abbiamo parlato a inizio articolo.

Come si suol dire, se sono rose fioriranno, e qualora da rumor, per ora non commentato da ambo le parte, si arrivasse alla realtà si aprirebbe un nuovo scenario interessante nel mercato mobile. A prescindere dalla strategia scelta, l'obiettivo è contrastare Google, persino utilizzando la sua stessa creatura; una potenziale beffa a cui è sicuro Larry Page e Sundar Pichai non staranno a guardare.